
In libreria per Electa esce “Archizoom Associati, 1966-1973: dall’onda Pop alla superficie neutra”, il primo bilancio critico di una delle esperienze cruciali della cosiddetta “Architettura radicale”, quella del gruppo costituitosi nel 1966 con la denominazione di “Archizoom”.
Il saggio tende a dimostrare - attraverso l’analisi di schizzi inediti di studio, progetti, modelli, prototipi e oggetti - come gli Archizoom siano riusciti, in un arco di tempo brevissimo, a diventare interpreti originali di alcune delle istanze fondamentali del dibattito internazionale, contribuendo con i loro progetti di design, abiti, architettura e visioni urbane, a intessere i legami problematici tra le avanguardie storiche del Novecento, il Movimento Moderno e le opere delle generazioni di architetti e designer attive alla fine degli anni Settanta.
Il fenomeno viene analizzato nel volume partendo dalle esperienze scolastiche degli Archizoom presso la Facoltà di Architettura di Firenze, quando già cominciano a delinearsi alcune problematiche che caratterizzeranno le loro opere successive: dalla megastruttura alla città utopica, a un tipo di design che contesta quello convenzionale insegnato in facoltà. Gli Archizoom infatti - come successivamente anche i 9999, gli UFO e lo Zziggurat - si inseriscono nel contesto di quei gruppi di movimento culturale destinato a entrare in collisione con quella che nel 1968, con il prof. Giovanni Klaus Koenig, si delinea come “scuola fiorentina”.
E’ il 1966 quando gli Archizoom, contemporaneamente ai Superstudio, si formano. Essi costituiscono i due più importanti gruppi di giovani laureati fiorentini, le cui opere diventeranno un riferimento in campo internazionale per la formazione delle successive generazioni di architetti.
Nell’estate dello stesso anno viene progettata la mostra Superarchitettura che sancisce la nascita ufficiale di entrambi i gruppi e in cui si afferma l’idea di un’architettura e di un design policromi e festosi, da Luna Park, definibili come “pop”. “La Superarchitettura è l’architettura della superproduzione, del superconsumo, della superinduzione al superconsumo, del supermarket, del superman e della benzina super”: questa per gli Archizoom è la definizione “più esauriente” e “più volgare” che “sia mai stata data all’architettura”.
Eclettismo come forma di assemblaggio di figure e oggetti diversi, e atteggiamento pop di adesione al mondo di immagini in cui sono immersi sono caratteristiche specifiche degli Archizoom, che si differenziano dai gruppi loro contemporanei anche per l’orientamento politico, che alimenta la loro ispirazione a un radicale cambiamento sociale che li spingerà spesso a trasformare il progetto di architettura in una forma di analisi critica della società dei consumi.
Col tempo gli Archizoom si inoltrano sempre più in territori dove il gusto comune, banale e persino kitsch viene assunto a fondamento di una poetica che pretende di distruggere principi e consuetudini del design e dell’architettura tardo funzionalista, per poi risolversi nel progetto teorico della distruzione programmatica di ogni questione di forma.
Il saggio propone anche una prima ricognizione sull’attività professionale del gruppo, e su origini e sviluppi di progetti teorici recentemente diventati delle icone dell’architettura del XX secolo, come la No-Stop City, discussi sullo sfondo del dibattito italiano dominato da figure quali Aldo Rossi e Manfredo Tafuri, cruciali per gli orientamenti culturali degli Archizoom.
Alla fine della loro storia, e in un arco di tempo molto breve, gli Archizoom ci hanno lasciato un sistema completo che va dall’oggetto all’abito, al mobile, sino alla città concepita a scala territoriale. Il loro è un sistema che è anche una testimonianza appassionata degli ideali di una generazione che credeva in un’umanità liberata dai vincoli dell’architettura, che lottava per una cultura alternativa, che sperava in uno stile di vita non conformista, completamente libero.
La Mostra
Dal 20 settembre al 30 novembre, nella sala esposizioni presso l’Ecole Polytechnique Fédétale di Losanna, si terrà la prima grande mostra monografica sugli Archizoom.
I documenti esposti, di cui gran parte è inedita, sono disegni originali conservati presso l’archivio del Centro Studi e archivio della Comunicazione di Parma e presso archivi privati, oltre che mobili, modelli e abiti originali.

Raffaella Picello









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