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Nasce per Electa la collana Fiori Blu

La tradizione saggistica di Electa si arricchisce di una nuova collana dedicata alla riflessione critica e agli approcci interdisciplinari sui temi legati alle arti visive.

Autori internazionali e studiosi di fama sono chiamati ad approfondire le contaminazioni tra arte e scienze umane, a investigare le forme espressive dell’antico e del contemporaneo, a disvelare i meccanismi intellettuali della creazione artistica, fornendo strumenti critici adeguati. Una serie di saggi che intendono stimolare il dibattito intorno al linguaggio della comunicazione visiva.

Il titolo della collana si ispira chiaramente a Les fleurs bleues di Raymond Queneau. Italo Calvino, nella Nota alla sua “impossibile” traduzione einaudiana, ricorda di aver chiesto al laconico scrittore il significato francese dell’espressione che indica ironicamente le persone romantiche, idealiste, nostalgiche di una purezza perduta. Nel finale del romanzo leggiamo che da uno strato di fango qua e là piccoli fiori blu stanno sbocciando: ideali contro lo spessore della società che ci circonda. Questo è l’auspicio della collana di volumi che viene data alle stampe perché il lettore, come il giovane dell’Henrich von Ofterdingen di Novalis, sogni un fiore azzurro simbolo della natura, della poesia, della vita perfetta, e lo cerchi attraverso personali esplorazioni nella storia dell’arte.

IL CUBO E IL VOLTO
A proposito di una scultura di Alberto Giacometti

AUTORE: Georges Didi-Huberman
COLLANA: Fiori Blu
PAGINE: 208
ILLUSTRAZIONI: 80
PREZZO: 35 euro

Il saggio costituisce la prima monografia intrapresa intorno alla scultura più strana, più atipica di Giacometti, il Cubo, considerato l’unico oggetto astratto dell’artista. Fatto inesplicabile in un’opera votata, apparentemente, alla ‘ricerca della realtà’. L’insieme delle domande, ipotesi e analisi formali e storiche con cui questo libro letteralmente circonda l’oggetto, aprirà al lettore delle prospettive del tutto nuove. Lo studio minuzioso di Didi-Huberman, infatti, permette di scoprire nel Cubo un oggetto dallo statuto paradossale; un’eccezione, un’opera chiusa su se stessa e senza discendenza stilistica, un prisma nel quale Giacometti articola alcuni dei paradigmi essenziali della sua arte: il rapporto dei corpi con la geometria, la questione della dimensionalità, la separazione del viso dal cranio, l’iconografia della melanconia e infine la problematica ritratto che obbliga, di fronte a questa scultura, a formulare la nozione inedita di ‘antropomorfismo astratto’.

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