Futurismo: I manifesti (6) - Il teatro

Nei manifesti che riproduciamo ci sono tutte le più geniali intuizioni futuriste: la sin­tesi, il dinamismo, la simultaneità, l'assurdo, il cui ascendente ebbe ripercussioni su Pirandello, il futurismo russo, il dadaismo, il surrea­lismo e le neoavanguardie della seconda metà del Novecento.


Manifesto del teatro futurista sintetico

Il teatro può essere ancora oggi fonte di grande interesse. Il futurismo introdusse nel teatro un linguaggio nuovissimo. Furono pubblicati svariati manifesti che si preoccupavano di creare una nuova concezione dello spettacolo teatrale. Furono create nuove forme di teatro: la sintesi teatrale futurista, la sorpresa teatrale, il dramma di oggetti, la sintesi tattile etc. In seguito il teatro del Novecento ha sviluppato moltissime delle innovazioni futuriste. Anche in questo campo il Futurismo fu la vera e autentica avanguardia del secolo passato. Vi riporto qualche passo particolarmente interessante tratto da Il teatro futurista sintetico, pubblicato nel 1915 da Marinetti, Corra e Settimelli. Si tratta di un manifesto che contiene intuizioni straordinarie. Purtroppo fu scritto in quei momenti in cui i futuristi spingevano per l’interventismo in guerra e quindi alcune pagine sono viziate da un eccesso di propaganda.Ma ecco qualche passo indimenticabile.

“Senza insistere contro il teatro storico, forma nauseante e già scartata dai pubblici passatisti, noi condanniamo tutto il teatro contemporaneo, poiché è tutto prolisso, analitico, pedantescamente psicologico, esplicativo, diluito, meticoloso, statico, pieno di divieti come una questura, diviso a celle come un monastero, ammuffito come una vecchia casa disabitata. […] Noi creiamo un Teatro futurista
Sintetico
cioè brevissimo. Stringere in pochi minuti, in poche parole e in pochi gesti innumerevoli situazioni, sensibilità, idee, sensazioni, fatti e simboli. […] Tutto questo teatro passatista o semifuturista, invece di sintetizzare fatti e idee nel minor numero di parole e gesti, distrusse bestialmente la varietà dei luoghi (fonte di stupore e di dinamismo) insaccando molti paesaggi, piazze, strade, nell’unico salame di una camera. Cosicché questo teatro è tutto statico.
Siamo convinti che meccanicamente, a forza di brevità, si possa giungere a un teatro assolutamente nuovo, in perfetta armonia colla velocissima e laconica nostra sensibilità futurista. I nostri atti potranno anche essere attimi, e cioè durare pochi secondi. Con questa brevità essenziale e sintetica, il teatro potrà sostenere e anche vincere la concorrenza col Cinematografo. […]
1.
E’ stupido scrivere cento pagine dove ne basterebbe una, solo perché il pubblico per abitudine e per infantile istintivismo, vuol vedere il carattere di un personaggio risultare da una serie di fatti e ha bisogno di illudersi che il personaggio stesso esista realmente per ammirarne il valore d’arte, mentre non vuole ammettere questo valore se l’autore si limita a indicarlo con pochi tratti.
2.
E’ stupido non ribellarsi al pregiudizio della teatralità quando la vita stessa (la quale è costituita da azioni infinitamente più impacciate, più regolate e più imprevedibili, di quelle che si svolgono nel campo dell’arte) è massima parte antiteatrale e offre anche in questa sua parte innumerevoli possibilità sceniche. Tutto è teatrale quando ha valore.
3.
E’ stupido soddisfare le primitività delle folle, che alla fine vogliono vedere esaltato il personaggio simpatico e sconfitto l’antipatico.
4.
E’ stupido curarsi della verosimiglianza (assurdità, questa, poiché valore e genialità non coincidono affatto con essa).
5.
E’ stupido voler spiegare con una logica minuziosa tutto ciò che si rappresenta, quando anche nella vita non ci accade mai di afferrare un avvenimento interamente, con tutte le sue cause e conseguenze, perché la realtà ci vibra attorno assalendoci con raffiche di frammenti di fatti combinati tra loro, incastrati gli uni negli altri, confusi, aggrovigliati, caotizzati. Per es.: è stupido rappresentare sulla scena una contesa tra due persone sempre con ordine, con logica e con chiarezza, mentre nella nostra esperienza di vita troviamo quasi solo dei pezzi di disputa, a cui la nostra attività di uomini moderni ci ha fatto assistere per un momento in tram, in un caffè, in una stazione, e che sono rimasti cinematografati nel nostro spirito come dinamiche sinfonie frammentarie di gesti,parole rumori e luci.
6.
E’ stupido sottostare alle imposizioni del crescendo, della preparazione e del massimo effetto alla fine.
7.
E’ stupido lasciare imporre alla propria genialità il peso di una tecnica che tutti (anche gl’imbecilli) possono acquistare a furia di studio, di pratica e di pazienza.
8.
E’ stupido rinunziare al dinamico salto nel vuoto della creazione totale fuori da tutti i campi esplorati
Conclusioni
1. abolire totalmente la tecnica sotto cui muore il teatro passatista;
2. porre sulla scena tutte le scoperte (per quanto inverosimili, bizzarre e antiteatrali) che la nostra genialità va facendo sul subcosciente, nelle forze mal definite, nell’astrazione pura, nel cerebralismo puro, nella fantasia pura, nel record e nella fisicofollia. (Es.: Vengono, primo dramma d’oggetti di F.T. Marinetti, nuovo filone di sensibilità teatrale scoperto dal Futurismo);
3. sinfonizzare la sensibilità del pubblico esplorandone, risvegliandone con ogni mezzo le propaggini più pigre; eliminare il preconcetto della ribalta lanciando delle reti di sensazioni tra palcoscenico e pubblico; l’azione scenica invaderà platea e spettatori; non escludere nessun mezzo per raggiungere questo scopo;
4. fraternizzare calorosamente coi comici, i quali sono tra i pochi pensatori che rifuggano da ogni deformante sforzo culturale;
5. abolire la farsa, il vaudeville, la pochade, la commedia, il dramma e la tragedia, per creare via via al loro posto le numerose forme del teatro futurista, come: le battute in libertà, la simultaneità, la compenetrazione, il poemetto animato, la sensazione sceneggiata, l’ilarità dialogata, l’atto negativo, la battuta riecheggiata, la discussione extralogica, la deformazione sintetica, lo spiraglio di esplorazione scientifica…;
6. creare tra noi e la folla, mediante un contatto continuato, una corrente di confidenza senza rispetto, così da trasfondere nei nostri pubblici la vivacità dinamica di una nuova teatralità futurista.

Il Teatro di Varietà

(pubblicato dal «Daily-Mail» - 21 novembre 1913)

Abbiamo un profondo schifo del teatro contemporaneo (versi, prosa e musica) perché ondeggia stupidamente fra la ricostruzione storica (zibaldone o plagio) e la riproduzione fotografica della nostra vita quotidiana; teatro minuzioso, lento, analitico e diluito, degno tutt’al piú dell’età della lampada a petrolio (1).

Il Futurismo esalta il Teatro di Varietà perché:

1.) Il Teatro di Varietà, nato con noi dall’elettricità (2), non ha fortunatamente tradizione alcuna, né maestri, né dogmi, e si nutre di attualità veloce (3).

2.) Il Teatro di Varietà è assolutamente pratico, perché si propone (4) di distrarre e divertire il pubblico con degli effetti di comicità, di eccitazione erotica o di stupore immaginativo.

3.) Gli autori, gli attori e i macchinisti del Teatro di Varietà hanno una sola ragione d’essere e di trionfare: quella d’inventare incessantemente nuovi elementi di stupore. Da ciò, l’impossibilità assoluta di arrestarsi e di ripetersi, da ciò una emulazione accanita di cervelli e di muscoli, per superare i diversi records di agilità, di velocità, di forza, di complicazione e di eleganza.

4.) Il Teatro di Varietà, solo, utilizza oggi il cinematografo, che lo arricchisce d’un numero incalcolabile di visioni e di spettacoli irrealizzabili (battaglie, tumulti, corse, circuiti d’automobili e d’aeroplani, viaggi, transatlantici, profondità di città, di campagne, d’oceani e di cieli) (5).

5.) Il Teatro di Varietà, essendo una vetrina rimuneratrice d’innumerevoli sforzi inventivi, genera naturalmente ciò che io chiamo il meraviglioso futurista, prodotto dal meccanismo moderno. Ecco alcuni elementi di questo meraviglioso:

•) caricature possenti;

•) abissi di ridicolo;

•) ironie impalpabili e deliziose;

•) simboli avviluppanti e definitivi;

•) cascate d’ilarità irrefrenabili;

•) analogie profonde fra l’umanità, il mondo animale, il mondo vegetale, e il mondo meccanico;

•) scorci di cinismo rivelatore;

•) intrecci di motti spiritosi, di bisticci e d’indovinelli che servono ad aerare gradevolmente l’intelligenza;

•) tutta la gamma del riso e del sorriso per distendere i nervi;

•) tutta la gamma della stupidaggine, dell’imbecillità, della balordaggine e dell’assurdità, che spingono insensibilmente l’intelligenza (6) fino all’orlo della pazzia;

•) tutte le nuove significazioni della luce, del suono, del rumore e della parola, coi loro prolungamenti misteriosi e inesplicabili nella parte piú inesplorata della nostra sensibilità;

•) cumulo di avvenimenti sbrigati in fretta e di personaggi spinti da destra a sinistra in due minuti («ed ora diamo un’occhiata ai Balcani»: Re Nicola, Enver-bey, Daneff, Venizelos, manate sulla pancia e schiaffi tra Serbi e Bulgari, un couplet, e tutto sparisce);

•) pantomime satiriche istruttive;

•) caricature del dolore e della nostalgia, fortemente impresse nella sensibilità per mezzo di gesti esasperanti per la loro lentezza spasmodica esitante e stanca; parole gravi ridicolizzate da gesti comici, camuffature bizzarre, parole storpiate, smorfie, buffonate (7).

6.) Il Teatro di Varietà è oggi il crogiuolo in cui ribollono gli elementi di una sensibilità nuova che si prepara. Vi si trova la scomposizione ironica di tutti i prototipi sciupati del Bello, del Grande, del Solenne, del Religioso, del Feroce, del Seducente e dello Spaventevole ed anche l’elaborazione astratta dei nuovi prototipi che a questi succederanno.

Il Teatro di Varietà è dunque la sintesi di tutto ciò che l’umanità ha raffinato finora nei propri nervi per divertirsi ridendo del dolore materiale e morale; è inoltre la fusione ribollente di tutte le risate, di tutti i sorrisi, di tutti gli sghignazzamenti, di tutte le contorsioni, di tutte le smorfie dell’umanità futura. Vi si gustano l’allegria che scuoterà gli uomini fra cento anni, la loro poesia (8), la loro pittura, la loro filosofia, e (9) i balzi della loro architettura.

7.) Il Teatro di Varietà offre il piú igienico fra tutti gli spettacoli, pel suo dinamismo di forma e di colore (movimento simultaneo di giocolieri, ballerine, ginnasti, cavallerizzi multicolori, cicloni spiralici di danzatori trottolanti sulle punti dei piedi) (10). Col suo ritmo di danza celere e trascinante, il Teatro di Varietà trae per forza le anime piú lente dal loro torpore e impone loro di correre e di saltare.

8.) Il Teatro di Varietà è il solo che utilizzi la collaborazione del pubblico. Questo non vi rimane statico come uno stupido voyeur, ma partecipa rumorosamente all’azione, cantando anch’esso, accompagnando l’orchestra, comunicando con motti imprevisti e dialoghi bizzarri cogli attori. Questi polemizzano buffonescamente coi musicanti.

Il Teatro di Varietà utilizza il fumo dei sigari e delle sigarette per fondere l’atmosfera del pubblico con quella del palcoscenico. E poiché il pubblico collabora cosí colla fantasia degli attori, l’azione si svolge (11) ad un tempo sul palcoscenico, nei palchi e nella platea. Continua poi alla fine dello spettacolo, fra i battaglioni di ammiratori, smockings caramellati che si assiepano all’uscita per disputarsi la stella; doppia vittoria finale: cena chic e letto.

9.) Il Teatro di Varietà è una scuola di sincerità istruttiva pel maschio, poiché esalta il suo istinto rapace e poiché strappa alla donna (12) tutti i veli, tutte le frasi, tutti i sospiri, tutti i singhiozzi romantici che la deformano e la mascherano. Esso fa risaltare, invece, tutte le mirabili qualità animali della donna, le sue forze di presa, di seduzione, di perfidia e di resistenza.

10.) Il Teatro di Varietà è una scuola d’eroismo pei differenti records di difficoltà da vincere e di sforzi da superare, che creano sulla scena la forte e sana atmosfera del pericolo. (Esempio: salti della morte, Looping the loop in bicicletta, in automobile, a cavallo).

11.) Il Teatro di Varietà è una scuola di sottigliezza, di complicazione e di sintesi cerebrale, per i suoi clowns, prestigiatori, divinatori del pensiero, calcolatori prodigiosi, macchiettisti, imitatori e parodisti, i suoi giocolieri musicali e i suoi eccentrici americani, le cui fantastiche gravidanze figliano oggetti e meccanismi inverosimili.

12.) Il Teatro di Varietà è la sola scuola che si possa consigliare agli adolescenti e ai giovani d’ingegno, perché spiega in modo incisivo e rapido i problemi piú astrusi (13) e gli avvenimenti politici piú complicati. Esempio: un anno fa, alle Folies-Bergère, due danzatori rappresentavano le ondeggianti discussioni di Cambon con Kinderlen-Watcher sulla questione del Marocco e del Congo, con una danza simbolica e significativa che equivaleva ad almeno tre anni di studi di politica estera. I due danzatori, rivolti al pubblico, intrecciate le braccia, stretti l’uno al fianco dell’altro, andavano facendosi delle reciproche concessioni di territorî, saltando avanti e indietro, a destra e a sinistra, senza mai staccarsi, tenendo ognuno fissi gli occhi allo scopo, che era quello di imbrogliarsi a vicenda. Davano un’impressione di estrema cortesia, di abile ondeggiamento, di ferocia, di diffidenza, di ostinazione, di meticolosità, insuperabilmente diplomatiche.

Inoltre il Teatro di Varietà spiega luminosamente le leggi dominanti della vita (14):

a)) necessità di complicazioni e di ritmi diversi (15);

b)) fatalità (16) della menzogna e della contraddizione (esempio: danzatrici inglesi a doppia faccia: pastorella e soldato terribile);

c)) onnipotenza di una volontà metodica che modifica le forze umane (17);

d)) sintesi di velocità + trasformazioni (esempio: Fregoli) (18).

13.) Il Teatro di Varietà deprezza sistematicamente l’amore ideale e la sua ossessione romantica, ripetendo a sazietà, colla monotonia e l’automaticità di un mestiere quotidiano, i languori nostalgici della passione. Esso meccanizza bizzarramente il sentimento, deprezza e calpesta igienicamente l’ossessione del possesso carnale, abbassa la lussuria alla funzione naturale del coito, la priva di ogni mistero, di ogni angoscia deprimente (19), di ogni idealismo anti-igienico.

Il Teatro di Varietà dà invece il senso e il gusto degli amori facili, leggeri e ironici. Gli spettacoli di caffè-concerto all’aria aperta sulle terrazze dei Casinos offrono una divertentissima battaglia tra il chiaro di luna spasmodico, tormentato da infinite disperazioni, e la luce elettrica che rimbalza violentemente sui gioielli falsi, le carni imbellettate, i gonnellini multicolori, i velluti, i lustrini e il sangue falso delle labbra. Naturalmente l’energica luce elettrica trionfa, e il molle e decadente chiaro di luna è sconfitto.

14.) Il Teatro di Varietà è naturalmente antiaccademico, primitivo e ingenuo, quindi piú significativo per l’imprevisto delle sue ricerche e la semplicità dei suoi mezzi. (Esempio: il sistematico giro di palcoscenico che le chanteuses fanno, alla fine di ogni couplet, come belve in gabbia).

15.) Il Teatro di Varietà distrugge il Solenne, il Sacro, il Serio, il Sublime dell’Arte coll’A maiuscolo. Esso collabora alla distruzione futurista dei capolavori immortali, plagiandoli, parodiandoli, presentandoli alla buona, senza apparato e senza compunzione, come un qualsiasi numero d’attrazione. Cosí, noi approviamo incondizionatamente l’esecuzione del Parsifal in 40 minuti, che si prepara in un grande Music-hall di Londra.

16.) Il Teatro di Varietà distrugge tutte le nostre concezioni di prospettiva (20), di proporzione, di tempo e di spazio. (Esempio: porticina e cancelletto alti 30 centimetri isolati in mezzo al palcoscenico, e da cui certi eccentrici americani passano aprendo e ripassano richiudendo con serietà, come se non potessero fare altrimenti).

17.) Il Teatro di Varietà ci offre tutti i records raggiunti finora: massima velocità e (21) massimo equilibrismo e acrobatismo dei giapponesi, massima frenesia muscolare dei negri, massimo sviluppo dell’intelligenza degli animali (cavalli, elefanti, foche, cani [22], uccelli ammaestrati), massima ispirazione melodica del Golfo di Napoli e delle steppe russe, massimo spirito parigino, massima forza comparata delle diverse razze (lotta e boxe), massima mostruosità anatomica, massima bellezza della donna.

18.) Mentre il Teatro attuale esalta la vita interna, la meditazione professorale, la biblioteca, il museo, le lotte monotone della coscienza, le analisi stupide dei sentimenti insomma (cosa e parola immonde) la psicologia, il Teatro di Varietà esalta l’azione, l’eroismo, la vita all’aria aperta, la destrezza, l’autorità dell’istinto e dell’intuizione. Alla psicologia, oppone ciò che io chiamo fisicofollia (23).

19.) Il Teatro di Varietà offre infine a tutti i paesi che non hanno una grande capitale unica (cosí l’Italia) un riassunto brillante di Parigi considerato come focolare unico e ossessionante di lusso e di piacere ultra raffinato.

Il Futurismo vuole trasformare il Teatro di Varietà in teatro dello stupore, del record e della fisicofollia (24)

1.) Bisogna assolutamente distruggere ogni logica negli spettacoli del Teatro di Varietà, esagerarvi singolarmente il lusso, moltiplicare i contrasti e far regnare sovrani sulla scena l’inverosimile e l’assurdo. (Esempio: obbligare le chanteuses a tingersi il décolleté, le braccia e specialmente i capelli in tutti i colori finora trascurati come mezzi di seduzione. Capelli verdi, braccia violette, décolleté azzurro, chignon arancione, ecc. Interrompere una canzonetta facendola continuare da un discorso rivoluzionario. Cospargere una romanza d’insulti e di parolacce, ecc.).

2.) Impedire che una serie di tradizioni (25) si stabilisca nel Teatro di Varietà. Combattere perciò ed abolire le Revues parigine, stupide, e tediose quanto la tragedia greca, coi loro Compère et Commère, che esercitano la funzione del coro antico, e la loro sfilata di personaggi e d’avvenimenti politici, sottolineati da motti di spirito, con una logica e un concatenamento fastidiosissimi. Il Teatro di Varietà non deve essere, infatti, quello che pur troppo è ancora oggi, quasi sempre un giornale piú o meno umoristico.

3.) Introdurre la sorpresa e la necessità d’agire fra gli spettatori (26) della platea, dei palchi e della galleria. Qualche proposta a caso: mettere della colla forte su alcune poltrone, perché lo spettatore, uomo o donna, che rimane incollato, susciti l’ilarità generale (il frack o la toilette danneggiati saranno naturalmente pagati all’uscita). — Vendere lo stesso posto a dieci persone: quindi ingombro, battibecchi e alterchi. — Offrire posti gratuiti a signori e signore notoriamente pazzoidi, irritabili o eccentrici, che abbiano a provocare chiassate, con gesti osceni, pizzicotti alle donne, o altre bizzarrie. Cospargere le poltrone di polveri che provochino il prurito, lo starnuto ecc.

4.) Prostituire sistematicamente l’arte classica sulla scena, rappresentando per esempio in una sola serata tutte le tragedie greche, francesi, italiane, condensate e comicamente mescolate. — Vivificare le opere di Beethoven, di Wagner, di Bach, di Bellini, di Chopin, introducendovi delle canzonette napoletane. — Mettere a fianco a fianco sulla scena Zacconi, la Duse, e Mayol, Sarah Bernhardt e Fregoli. — Eseguire una sinfonia di Beethoven a rovescio, cominciando dall’ultima nota. — Ridurre tutto Shakespeare ad un solo atto. — Fare altrettanto con tutti gli attori piú venerati. — Far recitare Ernani da attori chiusi fino al collo in tanti sacchi. Insaponare le assi del palcoscenico, per provocare divertenti capitomboli nel momento piú tragico.

5.) Incoraggiare in ogni modo il genere degli eccentrici americani (27), i loro effetti di grottesco esaltante, di dinamismo spaventevole, le loro grossolane trovate, le loro enormi brutalità, i loro panciotti a sorpresa e i loro pantaloni profondi come stive di bastimenti, da cui uscirà con mille altre cose la grande ilarità futurista che deve ringiovanire la faccia del mondo.

Poiché, non lo dimenticate, noi futuristi siamo dei giovani artiglieri in baldoria, come proclamammo nel nostro manifesto Uccidiamo il chiaro di luna (28) fuoco + fuoco + luce contro chiaro di luna e vecchi firmamenti guerra ogni sera

grandi città brandire réclames luminose Immensa faccia di negro (39 m. altezza + 150 m. altezza della casa = 180 m.) aprire chiudere aprire chiudere occhio d’oro altezza 3 m. fumez fumez Manoli fumez Manoli cigarettes donna in camicia (50 m. + 120 altezza della casa = 170 m.) stringere allentare busto viola roseo lilla azzurro spuma di lampadine elettriche in una coppa di champagne (30 m.) frizzare svaporare in una bocca d’ombra réclames luminose velarsi morire sotto una mano nera tenace rinascere continuare prolungare nella notte lo sforzo della giornata umana coraggio + follia mai morire né fermarsi né addormentarsi réclames luminose = formazione e disgregazione di minerali e vegetali centro della terra circolazione sanguigna nei volti ferrei delle case futuriste animarsi imporporarsi (gioia collera su su ancora presto piú forte ancora) appena le tenebre pessimiste negatrici sentimentali nostalgiche assediano la città risveglio sfolgorante delle vie che canalizzano durante il giorno il brulichío fumoso del lavoro due cavalli (altezza 30 m.) far ruzzolare con una zampa palle d’oro gioconda acqua purgativa incrociarsi di trrrr trrrrr Elevated trrrr trrrrr sulla testa trombeeebeeebeette fiiiiiiischi sirene d’autoambulanze + pompe elettriche trasformazione delle vie in splendidi corridoi condurre spingere logica necessità la folla verso trepidazione + ilarità + frastuono del Music-hall Folies-Bergere Empire Creme-Eclipse tubi di mercurio rossi rossi rossi turchini turchini violetti enormi lettere-anguille d’oro fuoco porpora diamante sfida futurista alla notte piagnucolosa sconfitta delle stelle calore entusiasmo fede convinzione volontà penetrazione d’una réclame luminosa nella casa di rimpetto schiaffi gialli a quel podagroso in pantofole bibliofile che sonnecchia 3 specchi lo guardano la réclame s’immerge nei 3 abissi rossodoooorati (29) aprire chiudere aprire chiudere delle profondità di 3 miliardi di chilometri orrore uscire uscire presto cappello bastone scala tassametro spintoni zu zuoeu (30) eccoci barbaglio del promenoir solennità delle pantere-cocottes fra i tropici della musica leggera odore tondo e caldo della gaiezza Music-hall = ventilatore instancabile del cervello futurista del mondo.

_______________

(1)
«Lacerba» della nostra vita quotidiana. Frequentiamo invece assiduamente il Teatro di Varietà (Music-Halle, caffè-concerto o circo equestre). che offre oggi l’unico spettacolo teatrale degno d’uno spirito veramente futurista.

(2)
«Lacerba» om. dall’elettricità,

(3)
«Lacerba» om. veloce.

(4)
«Lacerba» si propone semplicemente

(5)
«Lacerba» om. il comma 4

(6)
«Lacerba» om. l’intelligenza

(7)
«Lacerba» om. cumulo di avvenimenti … buffonate.

(8)
«Lacerba» om. la loro poesia,

(9)
«Lacerba» le ricerche della loro pittura, la loro filosofia, le loro volontà, e

(10)
«Lacerba» om. cicloni … piedi).

(11)
«Lacerba» il comma 8 è cosí riassunto: È infatti il solo teatro in cui il pubblico non rimane statico come uno stupido voyeur, ma partecipa rumorosamente all’azione, cantando anch’esso, accompagnando l’orchestra, comunicando coll’attore con motti imprevisti e dialoghi bizzarri. L’azione si svolge…

(12)
«Lacerba» pel maschio, poiché svaluta alla donna

(13)
«Lacerba» NF i problemi piú sentimentali, piú astrusi; i problemi piú misteriosi

(14)
NF della vita moderna:

(15)
«Lacerba» a) intreccio di ritmi diversi;

(16)
NF fatalità utile

(17)
NF modifica e centuplica le forze umane; «Lacerba» om. c) onnipotenza … forze umane;

(18)
«Lacerba» Fregoli; d) formazione e disgregazione dei minerali e dei vegetali (il fiorire e lo svanire delle réclames luminose ne sono un’immagine efficacissima).

(19)
«Lacerba» om. deprimente,

(20)
«Lacerba» om. di prospettiva,

(21)
«Lacerba» om. massima velocità e

(22)
NF om. cani,

(23)
«Lacerba» om. comma 18 (Mentre il teatro … fisicofollia)

(24)
«Lacerba» Il Futurismo vuol perfezionare il Teatro di Varietà trasformandolo in Teatro dello Stupore e del record.

(25)
«Lacerba» NF una specie di tradizione

(26)
«Lacerba» Far partecipare all’azione gli spettatori

(27)
NF il genere dei clowns e degli eccentrici americani,

(28)
«Lacerba» il testo termina con «Uccidiamo il chiaro di luna!».

(29)
NF rossodorati

(30)
NF spintoni kee-kee-kee

Manifesto dei Drammaturghi futuristi
(Manifesto futurista….)
Perché l’Arte drammatica non continui ad essere ciò che è oggi: un meschino prodotto industriale sottoposto al mercato dei divertimenti e dei piaceri cittadini, bisogna spazzar via tutti gl’immondi pregiudizi che schiacciano gli autori, gli attori ed il pubblico.
1. - Noi futuristi insegnaimo anzitutto agli autori il disprezzo del pubblico e specialmente il disprezzo del pubblico delle prime rappresentazioni, del quale possiamo sintetizzare così la psicologia: rivalità di capelli e di toilettes femminili, - vanità del posto pagato caro, che si trasforma in orgoglio intellettuale, - palchi e platea occupati da uomini maturi e ricchi, dal cervello naturalmente sprezzante e dalla digestione laboriosissima, che rende impossibile qualsiasi sforzo della mente.
2. - Noi insegniamo inoltre l’amore del successo immediato che suol coronare le opere mediocri e banali. I lavori teatrali che afferrano direttamente, senza intermediari, senza spiegazioni, tutti gl’individui di un pubblico, sono opere più o meno ben costruite, ma assolutamente prive di novità e quindi di genialità creatrice.
3. - Gli autori non devono aver altra preoccupazione che quella di un’assoluta originalità novatrice. Tutti i lavori drammatici che partono da un luogo comune o attingono da altre opere d’arte la concezione, la trama o una parte del loro svolgimento sono assolutamente spregevoli.
4. - I leit-motivs dell’amore e il triangolo dell’adulterio, essendo già stati troppo usati in letteratura, devono essere ridotti sulla scena al valore secondario di episodi o di accessori, cioè allo stesso valore a cui l’amore è ormai ridotto nella vita, per effetto del grande sforzo futurista.
5. - Poiché l’arte drammatica non può avere, come tutte le arti, altro scopo che quello di strappare l’anima del pubblico alla bassa realtà quotidiana e di esaltarla in una atmosfera abbagliante d’ebbrezza intellettuale, noi diprezziamo tutti quei lavori che vogliono soltanto commuovere e far piangere, mediante lo spettacolo inevitabilmente pietoso d’una madre a cui è morto il figlio, o quello di una ragazza che non può sposare il suo innamorato, o altre simili scipitaggini…
6. - Noi disprezziamo in arte, e più particolarmente nel teatro, tutte le specie di ricostruzioni storiche, sia che esse traggano interesse dalla figura di un eroe o di una eroina illustre (Nerone, Giulio Cesare, Napoleone o Francesca da Rimini), sia che si basino sulla stupida suggestione esercitata dai costumi e dagli scenari del passato. Il dramma moderno deve riflettere qualche parte del gran sogno futurista che sorge dallanostra vita odierna, esasperata dalle velocità terrestri, marine e aeree, e dominata dal vapore e dall’elettricità.
Bisogna introdurre nel teatro la sensazione del dominio della Macchina, i grandi brividi che agitano le folle, le nuove correnti d’idee e le grandi scoperte della scienza, che hanno completamente trasformato la nostra sensibilità e la nostra mentalità d’uomini del ventesimo secolo.
7. - L’arte drammatica non deve fare della fotografia psicologica, ma tendere invece ad una sintesi della vita nelle sue linee più tipiche e più significative.
8. - Non può esistere arte drammatica senza poesia, cioè senza ebbrezza e senza sintesi. Le forme prosodiche regolari devono essere escluse. Lo scrittore futurista si servirà dunque, pel teatro, del verso libero: mobile orchestrazione di immagini e di suoni, che passando dalla prosa più semplice, quando si tratti per esempio dell’ingresso di un domestico o della chiusura di una porta, possa elevarsi gradualmente, al ritmo delle passioni, in strofe cadenzate o caòtiche a volta a volta, quando si tratti per esempio di annunciare la vittoria d’un popolo o la morte gloriosa di un aviatore.
9. - Bisogna distruggere l’ossessione della ricchezza, fra i letterati, poiché l’avidità del guadagno ha spinto al teatro scrittori esclusivamente dotati delle qualità del romanziere o del giornalista.
10. - Noi vogliamo sottoporre completamente gli attori all’autorità degli scrittori, e strapparli alla dominazione del pubblico che li spinge fatalmente a ricercare l’effetto facile, allontanandoli da qualsiasi ricerca d’interpretazione profonda. Per questo, bisogna abolire l’abitudine grottesca degli applausi e dei fischi, che può servire di barometro all’eloquenza parlamentare, non certo al valore di un’opera d’arte.
11. - Noi insegniamo infine agli autori e agli attori la voluttà di essere fischiati.
Tutto ciò che viene fischiato non è necessariamente bello o nuovo. Ma tutto ciò che viene immediatamente applaudito, certo non è superiore alla media delle intelligenze ed è quindi cosa mediocre, banale, rivomitata o troppo ben digerita.

Nell’affermarvi queste convinzioni futuriste, ho la gioia di sapere che il mio genio, molte volte fischiato dai pubblici di Francia e d’Italia, non sarà mai sepolto sotto applausi troppo pesanti, come un Rostand qualunque!…

F.T.Marinetti

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