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Anton Henning - Apotheosized Abstractions

Fino a 22 dicembre 2010 Brand New Gallery Sede Via Farini 32, Milano 20159 - Mappa Informazioni Tel +39 02 89053083 | info@brandnew-gallery.com

Brand New Gallery è un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea che apre a Milano, a metà strada tra una galleria d’arte e un centro per la promozione di cultura, da un’idea di due storici dell’arte, Chiara Badinella e Fabrizio Affronti. Con i suoi 350 mq lo spazio è una possibile piattaforma dove artisti, curatori e collezionisti possono incontrarsi e si prefigge di promuovere l’opera di artisti attivi a livello internazionale e mai presentati in Italia, pianificando cinque mostre per anno oltre a lectures e incontri dedicati all’arte contemporanea. Per ogni mostra è prevista una pubblicazione con immagini, testi, interviste, in una collana che si inaugura con il primo appuntamento previsto per novembre 2010: la mostra personale di Anton Henning.

In mostra: venti dipinti, tre sculture, un’installazione e tre video; Anton Henning (Berlino, 1964) combina elementi apparentemente contradditori nella sua opera. Ogni lavoro vive in una propria indipendenza e come parte di un tutto, di un’intera composizione (Gesamtkomposition). Le sue installazioni mettono in relazione nudi, nature morte e paesaggi con elementi astratti, creando veri e propri “salons” attentamente orchestrati per la contemplazione delle singole parti. Tra pittura, scultura, installazione e video, Henning contraddistingue le sue creazioni da un marchio inconfondibile conosciuto come Hennling, una pianta dalla forma tripartita che, come una firma, appare in buona parte delle sue opere: a volte inseriti come fiori, altre come forme astratte, gli Hennling si insinuano nei dipinti, distruggendo la coerenza della scena, minandone la credibilità, aggiungendo un elemento surreale e assurdo. Un esempio: il video Voilà (immagine in allegato) dove l’artista, pattinando sul ghiaccio, disegna la linea curvilinea tipica dei suoi opere pittoriche.

L’opera di Henning tratta temi conosciuti, cita stili, tendendo a rendere nota la spaventosa mancanza di prospettiva critica con cui l’arte di oggi è troppo spesso edonisticamente consumata. Pittore, scultore, fotografo, video artista e musicista, l’artista tedesco Anton Henning si appropria della storia dell’arte offuscando i confini dei suoi generi tradizionali. Ignorando ogni convenzione, Henning distrugge intenzionalmente ogni regola e standard, violando deliberatamente i modelli prestabiliti e le aspettative del gusto. La sua arte è soggettiva, intuitiva, romanticamente ironica, non facilmente incasellabile nell’ambito dell’arte contemporanea. I canoni del giudizio estetico ordinario vengono sagacemente sovvertiti in modo da offrire una nuova serie di valori e riconquistare un’innocenza e curiosità perduta. Le sue opere sembrano create per soddisfare una fame di bellezza in piena consapevolezza che questo desiderio contribuisce ironicamente alla loro banalizzazione. Spingendosi a volte agli estremi del kitsch e violando ogni taboo, le opere idiosincratiche di Henning sembrano però adattarsi ai temi tradizionali trattati nei suoi lavori. L’artista tedesco sceglie deliberatamente di creare confusione, perché proprio grazie a essa, lo spettatore riesca a liberarsi dai pregiudizi e a godere di un piacere sensuale. Una volta entrati nei suoi “salons” gli spettatori diventano parte del décor come gli arredi, i dipinti e le sculture; giocano quindi un doppio ruolo: tra spettatori e tableau vivant.

alcune opere in mostra:

L’installazione Family Portrait No. 1 (immagine in allegato) presenta cinque tavoli su cui sono inserite cinque tele dipinte che mostrano su un lato il ritratto dell’artista e dei membri della sua famiglia (moglie e tre figli) e sull’altro dei teschi. Le tele sono incessantemente mosse dall’aria prodotta da un ventilatore. Una rinnovata versione di vanitas o memento mori, grande tema dell’arte di tutti i tempi.

Nell’opera di Henning esistono corrispondenze e associazioni tra i generi (pittura, scultura, video) ben stabilite; per questo motivo spesso le sculture e i quadri riportano stessi titoli, come nell’opera Blumenstilleben - Natura morta (immagine in allegato). In questa interazione di supporti utilizzati spesso le sculture di Henning divengono un prolungamento tridimensionale dell’opera pittorica, come è evidente in Öl auf Leinwand (immagine in allegato) dove la tavolozza diviene elemento scultoreo.

biografia:

Anton Henning nasce a Berlino nel 1964. Dopo aver vissuto alcuni anni a Londra e New York, si trasferisce nei primi anni ’90 a Manker, villaggio immerso nella campagna dell’ex-Repubblica Democratica Tedesca, dove attualmente vive e lavora. Ha guadagnato una fama internazionale attraverso numerose mostre personali e collettive in importanti musei e gallerie in Europa, USA e Asia. Recentemente due istituzioni pubbliche berlinesi - Georg Kolbe Museum e Haus am Waldsee - gli hanno dedicato parallelamente due personali nel 2009. Nello stesso anno due retrospettive alla Kunsthalle di Mannheim e al De Pont Museum a Tilburg in Olanda. Ha esposto presso l’Arp Museum, Remagen (2007-2008), S.M.A.K. Stedelijk Museum voor Actuele Kunst, Ghent (2007). Nel 2005 espone per la prima volta l’installazione Oktogon al MARTa Herford (2005) e nello stesso anno presso il Museum für Moderne Kunst, Frankfurt am Main. Ha esposto in gallerie americane ed europee quali Zach Feuer, New York; Haunch of Venison, London, Arndt, Berlin e Bob Van Orsouw, Zurich.

L’opera di Anton Henning è presente nelle collezioni permanenti di numerosi musei fra cui: MOCA e Hammer Museum di Los Angeles; Magasin 3, Stockholm; Kunstmuseum Luzern; Centre National des Arts, Paris; Sammlung Essl, Klosterneuburg; Fred Jones Jr. Museum of Art, University of Oklahoma; Frieder Burda Museum, Baden Baden; Gemeentemuseum, Den Haag; National Museum of Art, Osaka; Neues Museum, Nürnberg; Valencia Art Contemporaneo, Valencia; Kunstmuseum, Luzern; Arp Museum, Rolandseck; Galerie für Zeitgenössische Kunst, Leipzig; Museum für Moderne Kunst, Frankfurt am Main; Krefelder Kunstmuseen, Krefeld; De Pont Museum of Contemporary Art, Tilburg and Museum of Contemporary Art, Kansas City.

In questi ultimi anni ha partecipato a collettive in importanti musei e istituzioni pubbliche quali: Kunst Musem, Luzern (2010), Berlinische Galerie, Berlin (2010), Henry Moore Institut, Leeds (2009), Center for Contemporary Art, New York (2008), Kunst Museum, Volfsburg (2008), De Pont Museum, Tilburg (2007), Hudson Valley Center for Contemporary Art, Hudson (2007), Kunsthalle Rotterdam (2007), Kusthalle Vienna (2007), Museum Frieder Burda, Baden-Baden (2006), Kunsthalle Kiel (2006), Franz Gersth Museum, Burgdorf (2006). Contemporaneamente ha esposto in collettive in gallerie quali Gagosian New York, White Cube London, Robert Miller New York, John Berggruen San Francisco.

Nel 2010 partecipa, con una sala personale, a If not in this period of time-Contemporary German Painting presso il Museu de Arte de Sao Paulo, evento collaterale alla Biennale di Sao Paulo.

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