
L’autore ripercorre la vicenda giuridica della “valorizzazione”, mostrando che le sue finalità sono ostacolate da una concezione del valore dei beni culturali ancora troppo limitata al “valore in sé”.
Propone, dunque, una nozione di “valore d’uso”, su cui fondare innovazioni di prodotto e di processo capaci di soddisfare le nuove esigenze della domanda individuale, dei soggetti pubblici e privati coinvolti nella salvaguardia e nell’uso compatibile del patrimonio, delle imprese per le quali il capitale culturale può essere un fattore produttivo e un vantaggio competitivo, dei territori desiderosi di promozione.
Laureato in lettere, Massimo Montella si è dapprima dedicato alla storia della let-teratura italiana con speciale riguardo ai rapporti con le arti figurative. Dal 1975, quale dirigente presso la Regione dell’Umbria per i musei e i beni cul-turali, si occupa di ricerca applicata per l’impianto, l’organizzazione e la gestione degli istituti culturali e, in particolare, per l’allestimento di reti museali anche fi-nalizzate alla conservazione preventiva e programmata e alla valorizzazione dei beni culturali a dimensione di paesaggio. Notevole attenzione ha rivolto alla inno-vazione della comunicazione culturale inerente ai musei e di carattere itinerario. Membro di commissioni tecniche di ambito regionale e nazionale, ha partecipato alla redazione dell’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei (decreto ministeriale 10 maggio 2001). Autore di numerose pubblicazioni, dirige la Collana Regionale del Catalogo dei Beni Culturali dell’Umbria. Attualmente è professore a contratto di Economia e Gestione dei Beni Culturali presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Macerata

Raffaella Picello








