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Ingresso gratuito al Museo del Novecento fino al 28 febrraio

Occasione da non perdere per conoscere la nuova sede delle collezioni di arte contemporanea di Milano Museo del Novecento Palazzo dell'Arengario Via Marconi 1, Milano

Il nuovo museo, che è stato progettato da Italo Rota e Fabio Fornasari, che hanno vinto un concorso internazionale, indetto ben 10 anni fa, dispone di una superficie di circa 5.000 metri quadrati. Ai 3.500 mq dell’Arengario vanno, infatti, aggiunti alcuni locali del II piano di Palazzo Reale, dove troveranno posto la sezione dedicata agli Anni Sessanta, le opere provenienti dal Museo Marino Marini, gli Archivi del Novecento, che sono diventati ancor più corposi grazie alla donazione della gallerista Claudia Gian Ferrari, scomparsa il gennaio scorso, e un centro di studio e ricerca.
Ampio spazio sarà dedicato ai servizi per rendere questo museo ancor più vivace e accogliente. I visitatori potranno, infatti, disporre di un bar, di un bookshop, di una sala cinematografica, di spazi per la didattica e le mostre temporanee. Potranno inoltre usufruire di un ristorante di alto livello, affacciato su Piazza Duomo, che sarà gestito dalla famiglia di Giacomo Bulleri, il proprietario del “Bistrot” di Via Sottocorno 6, che pare faccia ottimi piatti a base di pesce.
Un’ulteriore nota distintiva riguarderà l’accesso, che sarà duplice. I visitatori, infatti, potranno entrare al museo sia dalla piazza, che dalla metropolitana.

Il percorso espositivo, delineato dopo un’attenta valutazione e selezione delle opere di proprietà comunale, che sono più di 4.000, consente di ammirare i lavori dei principali protagonisti dell’arte italiana del ‘900. Oltre a presentare alcune figure di artisti che non hanno fatto parte di nessun gruppo, offre, infatti, una panoramica dei principali movimenti e correnti che il nostro paese ha partorito nel secolo scorso, anche se, in verità, si ferma un po’ prima della fine di questo periodo. Il Comitato scientifico, composto da Massimo Accarisi, direttore Centrale Cultura, Claudio Salsi, direttore Settore Musei, Marina Pugliese, direttore del Progetto, Lucia Matino, ex-direttore delle Civiche Raccolte d’Arte, Piergiovanni Castagnoli, ex-direttore della Galleria d’Arte Moderna di Torino, Flavio Fergonzi e Antonello Negri, docenti di storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli Studi di Udine e Milano, e Vicente Todolì, direttore della Tate Modern di Londra, ha deciso, infatti, di concludere la ricognizione storico artistica di questo museo con il 1968, che è stato un anno simbolo, segnato da profonde trasformazioni sociali. Gli anni successivi verrano quindi trattati all’interno del futuro Museo d’Arte Contemporanea, che, se tutto andrà come previsto, dovrebbe trovare posto a City Life.

I lavori esposti, tutti di grandissima qualità e bellezza, sono 400. Il criterio scelto per la loro collocazione è di tipo cronologico anche se non mancano delle eccezioni e delle sezioni monografiche, dedicate ad artisti molto presenti in collezione, come Boccioni, Fontana, Marini, Melotti ecc.
Alla prima sezione, dedicata al Futurismo, che è il movimento più rappresentato all’interno del museo milanese, fanno seguito le aree riservate agli Anni Venti e Trenta, tra Novecento, Astrattismo e sale personali (De Chirico, Morandi, Martini, Melotti), e la sala del terzo piano, dedicata a Burri e agli artisti informali, dove si trovano le opere di Vedova, ma anche quelle di Capogrossi, Tancredi, Accardi e Novelli.
Uno spazio prestigioso è riservato a Fontana, le cui opere occupano il salone che si trova all’ultimo piano della Torre dell’Arengario, dove sono stati posizionati, oltre ad alcuni “Concetti spaziali” degli Anni Cinquanta, anche il grande soffitto che arriva dall’Hotel del Golfo dell’Isola d’Elba, datato 1956, e il grande Neon (1951) di proprietà della Fondazione Fontana, che un tempo svettava sullo scalone della Triennale e ora si potrà ammirare anche da Piazza del Duomo. Quello che si è voluto creare, infatti, è un museo aperto alla città, come confermano le grandi vetrate di Via Marconi, dalle quali si potranno vedere, in ogni momento della giornata, alcune opere di recente acquisizione, esposte a rotazione per dare l’idea del continuo arricchimento del patrimonio museale.
Il percorso espositivo si conclude, come abbiamo già accennato, con le opere degli Anni Sessanta (Arte Cinetica e Programmata, Gruppo T, Pop Art Italiana, Pittura Analitica, Arte Povera), che sono ospitate nella Manica Lunga, collegata all’Arengario da un tunnel aereo, assieme a quelle che Marino Marini ha donato al Comune nel 1973 e che, fino a poco tempo fa, si potevano ammirare alla Galleria d’Arte Moderna di Via Palestro.
Dalla GAM arriva anche il Quarto Stato (1901) di Pellizza da Volpedo, che è sempre stato il simbolo di quel museo, ma, vista la data di realizzazione, è stato scelto come punto di partenza di questa nuova istituzione. E, in un certo senso, anche come testimonial, visto che, essendo posto al centro del “cactus”, la grande rampa a spirale che avvolge la Torre dell’Arengario, si potrà vedere sempre, durante gli orari di apertura del ristorante e della libreria.
Le opere degli autori italiani sono affiancate da quelle di un piccolo gruppo di artisti stranieri (Braque, Kandinsky, Klee, Matisse, Picasso e Mondrian), che sono entrati a far parte del patrimonio civico con l’acquisizione della Collezione Jucker, avvenuta nel 1992.

Info. 02-88444061
Orari: lun 14:30-19:30, mar-dom 9:30-19:30, gio 9:30-22:30. Ingresso libero fino al 28 febbraio 2011

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