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La tubercolosi

La malattia nei secoli. Tracce di infezione tubercolare sono state ritrovate su scheletri del neolitico (oltre 4000 anni a.c.)....

Le prime osservazioni sulla malattia tubercolare ci provengono dall’antichità. Tracce della malattia sono state trovate su scheletri del neolitico (oltre 4000 anni a.c.). Infatti già in mummie egiziane si sono riscontrate alterazioni dello scheletro caratteristiche della tubercolosi ossea (morbo di Pott, con grave deformazione della colonna vertebrale).
Anche Ippocrate ha descritto dettagliatamente la tisi come malattia distruente il polmone ed Aristotele aveva ipotizzato il contagio della tubercolosi attraverso l’aria respirata dal soggetto sano in vicinanza del malato.

Sembra che i cinesi avessero identificata la tubercolosi sino dai tempi dell’imperatore Chin-Nong, padre della medicina (3216 a. C.) I medici empirici cinesi formulavano la prognosi palpando il polso dell’arteria omerale.Se il polso era forte e duro, la malattia veniva giudicata incurabile e l’ammalato abbandonato a se stesso.
Anche gli indiani conoscevano la tisi: precisi accenni si trovano nei « Veda » e nell’« Ayurveda » di Sussruta. Notizie più o meno chiare sulla malattia sono rintracciabili negli scritti persiani ed egizi. La conoscenza della tubercolosi da parte delle Scuole mediche greche è essenzialmente basata sull’osservazione dell’ammalato: accurate descrizioni del morbo si trovano negli scritti di Areteo di Cappadocia, nelle opere di Galeno e negli « Aforismi » di Ippocrate, il quale per primo ha codificato ciò che si tramandava con la tradizione orale.
Nel Medioevo andavano celebrati i precetti igienici, dietetici e curativi della Scuola Salernitana.
Nel secolo XVI si trovano i primi concetti sulla predisposizione, sull’ ereditarietà e sul contagio tubercolare. Interessante è la teoria di Gerolamo Fracastoro, assertore dell’esistenza di semi contagiosi invisibili ad affinità elettiva per il polmone.
Giovan Battista Montano (1488-1550), insegnante di medicina nello studio di Pavia, seguendo i concetti di Fracastoro, affermava che è pericoloso sputare nell’ambiente, essendo persino possibile, ponendo il piede nudo sull’escreato di un tisico, contrarre la malattia.

Nei secoli XVII e XVIII si andavano sviluppando le cognizioni anatomiche (T. WILLIS; R. MORTON; A. M. VALSALVA; G. B. MORGAGNI).
Venivano compiute le prime osservazioni sui rapporti con le pneumoconiosi (B. RAMAZZINI), si perfezionava e si diffondeva la semeiotica clinica del torace (AUENBRUGGER; CORVISART).

Nel secolo successivo (XIX) venivano affrontati i problemi patogenetici (LAENNEC; WIRCHOW; VILLEMIN)
fino a giungere all’importante concetto di allergia (V. PINQUERT) ispiratore della fondamentale dottrina patogenetica del RANKE (1890). Verso la fine del secolo la scoperta dell’agente patogeno (R. KOCH, 1882) e l’ideazione del pneumo- torace artificiale terapeutico (C. FORLANINI, 1888) segnavano due tappe fondamentali nella conoscenza della malattia e della sua terapia.
Nel secolo XX le tappe di un rapido progresso venivano segnate dall’applicazione della radiologia, dalla chirurgia toracica, dalla broncologia, dalla tomografia, e infine dalla grande scoperta dei chemioantibiotici antitubercolari. Contemporaneamente si sviluppavano i mezzi di prevenzione e profilassi con la schermografia, le indagini tubercoliniche di massa, la vaccinazione, la chemioprofilassi.
Un rilievo particolare spetta ai provvedimenti legislativi e all’organizzazione dell’assistenza antitubercolare.
In Italia le prime norme di profilassi pubblica venivano emanate alla fine del secolo XVII. I primi sanatori ed i primi preventori sorgevano tra la fine del 1800 ed il 1900. Nel 1927 veniva emanata la legge per l’assicurazione obbligatoria.

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