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I Disinfettanti

I Disinfettanti: Ambroise Parè (1510-90)

Un primissimo impiego della disinfezione,”pratico”,non scientifico intuitivo, senza una precisa cognizione di causa, può essere fatto risalire ad Ambroise Parè, medico e grande chirurgo del ‘500 di cui Carlo IX re di Francia, dopo la notte di S. Bartolomeo (22 Agosto 1572) ebbe a proteggere la vita (3).
Infatti qualche giorno prima della celebre notte, il Parè, da medico, al disopra delle parti, ugonotte e cattoliche, aveva assistito con la sua arte il capo ugonotto Ammiraglio di Coligny, e quindi nella mattanza degli Ugonotti doveva anche il Parè essere ucciso.

Fu Carlo IX, che pur favorevole alla strage degli Ugonotti, lo salvò dandogli rifugio nei suoi appartamenti esclamando:

“Non ha senso ammazzare un uomo che vale tutta l’umanità”!

Infatti il Parè era ormai famoso in tutta Europa per avere imparato con una grande pratica da medico militare, l’”arte” della chirurgia.
Aveva partecipato,insieme al celebre Vesalio, alla dissezione del cranio di quattro criminali nel tentativo di capire la posizione della lancia da cui Enrico II di Francia era stato colpito in un occhio dal conte di Montgomery in torneo amichevole.

Purtroppo il celebre consulto non portò a nulla ed il re morì dopo 11 giorni di lenta agonia.

Ancora giovane, in qualità di medico militare, il Parè, durante l’invasione del Piemonte da parte di Francesco I (1537), narra così nel suo diario:

“…Entrammo disordinatamente in città, .. dentro una stalla dove pensavamo di ricoverare i cavalli trovammo quattro soldati morti e tre appoggiati al muro…
Questi non vedevano, non sentivano, non parlavano ed i loro vestiti bruciati dalla polvere da sparo, ardevano ancora.
Li guardavo impietrito dalla pietà, quando entrò un vecchio soldato, che mi chiese se vi fosse qualche mezzo per salvarli. Al mio diniego tagliò loro la gola. Gli diedi dell’infame ed allora egli mi rispose che pregava Dio di trovare qualcuno che facesse con lui lo stesso, alla bisogna, pur di non agonizzare in condizioni così pietose…”

Queste erano le situazioni in cui si praticava l’arte medica a quei tempi.
Per esempio, le ferite d’arma da fuoco venivano curate con olio di sambuco bollente (si aveva cicatrizzazione e non cancrena).
Si immagini lo strazio!

Una sera, avendo finito le sue provviste di olio di sambuco, il Parè pensò di trattare i suoi feriti con un “emolliente” a base di uova, olio di rose e trementina, che è una miscela organica complessa, un’oleo-resina di cui esistono tante varietà quante sono le piante che la producono, sempre conifere, ma con proprietà simili, antisettiche, risolventi per alcune malattie della pelle, leggermente revulsive e cicatrizzanti.

Il Parè narra di non essere riuscito a chiudere occhio per tutta la notte, terrorizzato dall’idea di non trovare vivi i suoi poveri pazienti.

Invece, così narra lui stesso:

“All’alba volli controllare, tormentato dal rimorso e fu con immenso stupore che potei constatare che le piaghe trattate con il mio emolliente erano disinfiammate e non dolevano più, mentre le piaghe trattate con olio bollente erano tumefatte e provocavano febbre e spasimi. Decisi quindi di non ustionare più crudelmente i poveretti feriti con armi da fuoco…( da un lavoro D. Vanni e P.Vanni pubbl. sulla riv. di Storia della Med.)”

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