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La Peste.

Mentre i ratti possono essere considerati....

Mentre i ratti possono essere considerati come il vero serbatoio ed il vero mezzo di propagazione a distanza della peste, le pulci costituiscono il vero agente di trasmissione della malattia, tanto che la Commissione inglese ha stabilito l’assioma “Non peste, senza pulci”. Inoltre ha stabilito un indice “Cheopis Index”. Quando per la temperatura al di sopra dei 30° o al di sotto dei 10°, le pulci non si riproducono più, e il rapporto pulci - ratto sono al di sotto di uno, la peste cessa di avere il carattere di diffusibilità.

La malattia nota nei paesi del bacino del Mediterraneo e d’Europa prima di Cristo, era endemica in alcune regioni della Cina e dell’Africa; di qui per le vie commerciali ha fatto la comparsa nei nostri paesi in forma di gravi ondate epidemiche.
Pestilenze antiche sono: quella egizia del 1320 a.C. ricordata dalla Bibbia. La peste di Atene del 430a.C. narrata da Tucidide, prima epidemia europea. La peste di Roma del 66d.C.descritta da Tacito. La peste Antonina del II secolo descritta da Galeno. Non si sa esattamente se fossero pestilenze varie o vera peste. Sicuramente peste fu quella di Giustiniano dell’anno 542, descritta da Procopio come pestis inguinaria. La più terribile sembra essere stata quella riportata dal Boccaccio, che infierì tra il 1334 ed il 1350. In Europa secondo i dati raccolti da Clemente VII su 105 milioni di abitanti, i morti sarebbero stati fino a 43 milioni e la popolazione italiana si sarebbe dimezzata. Nel Medioevo, si susseguirono ben 34 pestilenze dal 1000 al 1400. Nel 1630 vi fu la peste del Manzoni che a Milano, secondo il Tadino ed il Ripamonti, infierì con 140 mila morti su una popolazione di allora di 200-250 mila persone secondo i registri civili.
L’ultima grande pandemia europea si ebbe dal 1663 al 1684. Successivamente vi furono epidemie ma non della gravità precedente. Un episodio di una certa importanza fu quello di Nola (Napoli) del 1815-1816, con 1431 malati su una popolazione di 5200 persone e vi furono 728 morti. Gli ultimi casi furono osservati in Europa dal 1920 al 1924. A Taranto, dopo l’occupazione degli Anglo-Americani nel 1945.

I focolai endemici antichissimi da cui si sarebbe propagata la peste nel mondo, secondo alcuni autori sarebbero in Uganda, i focolai primari dell’altopiano asiatico centrale, l’Himalaia, fra i fiumi Indo, Gange, e Bramhaputra, quello del Tibet, del monte Ararat, alle sorgenti del Tigre e dell’Eufrate, che si prolunga in Mesopotamia ed è molto importante per la propagazione della peste nel bacino del Mediterraneo.

Sintomatologia e forme cliniche. Dopo un periodo di incubazione di due giorni,al massimo di cinque, il paziente avverte i primi sintomi della malattia, variabili a seconda delle forme cliniche: la peste bubbonica, la setticemia pestosa, la broncopolmonite pestosa.

Peste bubbonica: cefalea, malessere, astenia, prostrazione, sono sintomi prodromici. Successivamente compare la tumefazione di un linfonodo con notevole edema perigangliare, dolente, all’inguine o in sede ascellare. La febbre sale rapidamente e si mantiene continua con remissioni profonde. Non di rado si può riconoscere la sede della puntura della pulce con strie di linfangite verso la stazione del linfonodo dove ha sede il bubbone.

Setticemia pestosa: insorge bruscamente con brivido intenso e febbre alta. Lo stato generale si aggrava rapidamente. Il viso e gli occhi della persona esprimono angoscia: ” facies pestica”. Delirio, vomito, diarrea, manifestazioni emorragiche delle mucose e della cute.. dopo pochi giorni si ha la morte.
Non sono rare forme leggere “peste ambulatoria”, molto pericolose per la diffusione del morbo.

Broncopolmonite pestosa: può essere secondaria alla peste bubbonica o insorgere per inalazione di particelle bacillifere. I sintomi sono: brividi, febbre alta, cefalea forte, vomito, tosse, dispnea, dolori toracici…

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