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Elettroshock.

Cerletti battezzò l’intervento con il nome di elettroshock....

Alla fine degli anni ’20 del secolo scorso si erano messi a punto in vari paesi europei trattamenti che provocavano convulsioni o shock allo scopo di ottenere una remissione dei sintomi psicotici.
Von Meduna a Budapest e Müller in Germania avevano promosso la infusione endovenosa di insulina e di cardiazolo.
Lo scopo era quello di provocare una normalizzazione delle funzioni nervose centrali attraverso una fase temporanea di coma (insulina) o di convulsioni ( il cardiazolo o metronidazolo).
Il problema era che la soglia tra dose terapeutica e dose tossica rimaneva esigua con un alto rischio per la vita del paziente.

In questo contesto si inserisce il contributo di Ugo Cerletti e della sua equipe romana. Dal 1935 professore di psichiatria e direttore della Clinica dell’Università di Roma, per anni si era occupato di esperimenti sull’applicazione dell’elettricità sui cani. Nel 1936, un suo assistente, Bini, gli fece notare come l’applicazione degli elettrodi alle tempie degli animali potesse permettere una erogazione di elettricità voltaica capace di provocare una fase convulsiva non pericolosa per la vita dell’animale. Nello spazio di tempo di circa due anni, Cerletti e la sua équipe misero a punto un apparecchio capace di erogare 80-100 volt in una frazione di secondo.
Nel 1938 Cerletti decide la prima applicazione su un paziente, un ingegnere 39nne milanese, sofferente da tempo di allucinazioni uditive.
Cerletti battezzò l’intervento e la macchina adoperata con il nome di elettroshock.

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