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l'Istituto Angelo Mosso

La Capanna Regina Margherita del Club Alpino Italiano fu inaugurata nel 1893...

La Capanna Regina Margherita del Club Alpino Italiano fu inaugurata nel 1893.
Ancora oggi si può visitare sulla punta Gnifetti del Monte Rosa a m. 4559.
Pur essendo destinata ascopi alpinistici, fu utilizzata anche per spedizioni scientifiche. La prima spedizione fu compiuta nel 1894 sotto la guida di Angelo Mosso, professore di Fisiologia all’Università di Torino.
Fu aggiunto successivamente un osservatorio destinato ad indagini metereologiche e di fisica terrestre, inaugurato nel 1902. Dopo il Congresso Internazionale di Fisiologia del 1901 a Torino, fu lanciata dal fisiologo torinese l’idea di affiancare alla Capanna Margherita una struttura supporto di studio per l’Istituto di Fisiologia dell’Università di Torino.
Molti Istituti italiani, personalità e Governi stranieri, nonchè il re e la regina Margherita parteciparono alla raccolta dei fondi.
Nel luglio 1904, iniziarono i lavori nel pianoro del Col d’Olen, vicino al lago che venne chiamato Bowditch, in onore del fisiologo americano.
Ugo Kronecker, professore di Fisiologia dell’Università di Berna, al termine del Congresso Internazionale di Heidelberg, propose che fosse dato il nome di Angelo Mosso al nascente Istituto. Le ricerche scientifiche condotte nei laboratori Angelo Mosso investirono non solo il campo della fisiologia, ma anche la botanica e la microbiologia. (Vedi Atti dei laboratori scientifici A. Mosso sul Monte Rosa). Le ricerche svolte sulla fisiologia umana ad alta quota permisero negli anni cinquanta la spedizione italiana al K2.
Durante la seconda guerra mondiale e negli anni successivi l’Istituto andò incontro ad un periodo di ridotta attività ed interesse.
Di recente, una discreta ripresa dell’attività, nel 1989 fu sede di un convegno internazionale sull’ontogenesi e la filogenesi del cervello, nel 1999 fu utilizzato per ricerche dermatologiche in alta montagna,ebbe purtroppo fine con l’incendio, dovuto ad un fulmine, del giugno 2000 che distrusse completamente l’edificio. Attualmente alcuni enti ed organizzazioni hanno preso a cuore la sua ricostruzione e numerosi sono i progetti di recupero e fruizione della struttura su proposte museali e museografiche.( dalla “rivista di ingegneria sanitaria e di edilizia moderna”)

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