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Il Cloruro di Calce

Il secondo importante disinfettante fu..

Oltre alle difficoltà insite nella tecnica operatoria, l’altissima mortalità durante l’intervento chirurgico era dovuta alla mancanza di asepsi.

Nel 1847 noto è l’esperimento di Semmelweiss ( 1818-65 ) per combattere la febbre perperale, clamorosamente vinta con una semplice “ disinfezione “ o meglio, operazione di igiene.
Semmelweiss, giovane aiuto alla Maternità di Vienna,aveva notato che la mortalità era molto più elevata tra le pazienti ricoverate nel reparto frequentato da medici e studenti di medicina,che non tra le signore degenti in un altro reparto dove operavano solo le levatrici.
Anche le partorienti se ne erano accorte e imploravano di essere assistite soltanto dalle levatrici.
Intanto un amico e collega del Semmelweiss, il dr.Jacob Koletschka,ferito durante un’autopsia da uno studente di medicina, morì, manifestando tutti i sintomi della febbre puerperale.
Questo fatto fece intuire al Semmelweiss la soluzione del problema:

“ Le puerpere muoiono perché io e i miei colleghi nell’assisterle e gli studenti di medicina nel visitarle,le infettiamo portando a contatto dell’utero sanguinante la sostanza organica putrefatta,che rimane nelle nostre mani dopo le dissezioni anatomiche. Nella seconda divisione la mortalità è molto più bassa, perché lì ci sono soltanto ostetriche che non praticano dissezioni “.
Fu allora prescritto a tutti coloro che dovevano visitare donne gravide o puerpere di lavarsi accuratamente le mani e di tenerle per dieci minuti in una soluzione di “cloruro di calce”.

Immediatamente la mortalità calò dal 20% all’1% circa.

Malgrado il risultato positivo conseguente alle misure antisettiche adottate, Semmelveiss fu osteggiato e deriso e le proteste dei dottori che non volevano adeguarsi al nuovo sistema di lavarsi le mani furono così forti che venne licenziato e lasciò Vienna.
Lavorò in altri ospedali dove istituì gli stessi standard di pulizia che riscossero gli stessi risultati, riduzione delle morti in corsia e rivolta dei suoi colleghi.

I tempi non erano maturi per capire tutta la portata dell’intuizione del giovane medico che fu osteggiato e combattuto tanto da fargli perdere la ragione.
Perseguitato, osteggiato, il medico dalle “mani pulite” subì ogni sorta di angherie, dalla perdita del posto sino all’internamento in manicomio dove subì anche gravi maltrattamenti.

Egli stesso morì di setticemia per una ferita ad un dito, vittima dello stesso morbo contro il quale tanto aveva combattuto.

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