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L'Anoressia

Il termine anoressia non compare mai nell'opera di Ippocrate, ma i sintomi erano conosciuti...

Il termine anoressia non compare mai nell’opera di Ippocrate, anche se compaiono decrizioni di alcuni casi di astinenza dal cibo.

Galeno, commentando il primo libro delle Epidemiche ippocratee, riferisce che i greci chiamano anorektous o asitous coloro che rifiutano il cibo e apositous quelli che dopo aver ingerito alimenti, provano un forte disgusto:
” lo si riscontra chiaramente in coloro che provano disgusto per il cibo (apositous) e, quando sono spinti a mangiare, non hanno la forza di inghiottire……, ma sono costretti a rimetterlo”.
Come in Ippocrate, anche Galeno definisce l’astinenza dal cibo con il vocabolo “asitia” (inedia).
Nella medicina classica il termine anoressia ha un significato diverso dall’attuale, come si legge nell’opera dei compilatori bizantini. Alessandro da Tralle o Tralliano (525-605) nel suo testo “Peri anorexia” afferma che l’anoressia (mancanza di appetito) è dovuta ad una discrasia o ad un eccesso di umori dello stomaco. Come terapia propone la modifica degli umori, o con il vomito o con l’evacuazione intestinale. Nel caso che non si arrivasse allo scopo, si dovrebbe far uso di pozioni diluenti o purificanti; anche alcuni cibi sarebbero efficaci come il brodo di piccione o l’uva.

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