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Le malattie del soldato

Numerose erano le malattie che affliggevano i militari ..

Numerose erano le malattie che affliggevano i militari nel passato.
Le malattie citate più diffuse sono la scabbia, le malattie veneree, gli stati febbrili, il tifo petecchiale, lo scorbuto, l’oftalmia d’Egitto, la pellagra e lo stato malinconico.
Alcune come la scabbia, l’oftalmia e il tifo petecchiale sono tipiche delle grandi comunità e delle promiscuità e per questo difficilmente curabili e estirpabili in maniera definitiva, soprattutto allora, all’inizio dell’ottocento, date le precarie condizioni igieniche e sanitarie dell’ambiente militare.
Sappiamo che nell’esercito napoleonico era frequente la scabbia, ma anche in Italia era molto diffusa
La scabbia, malattia considerata non grave almeno nello stadio iniziale, presentava il grave inconveniente di essere molto contagiosa e di complicarsi con impetigini, tanto che si distingueva tra stato semplice e complicato.
Gli scabbiosi leggeri potevano combattere e non costituivano apparentemente un grave problema per l’attività e la funzione dell’esercito.
Era la diffusione della malattia e l’incapacità di contenere il contagio che preoccupavano le autorità militari predisposte alla tutela della salute dei militari.
Da qui le numerose circolari che miravano all’isolamento degli infetti, per contenere la diffusione dell’acaro.
La scabbia « semplice » veniva curata nelle caserme, mentre quella « complicata » negli ospedali, secondo le direttive del primo ministro della guerra Birago, risalenti al 1797.
La scabbia era l’unica malattia per la quale si spendevano notevoli risorse e i medicinali venivano completamente consumati allo scopo.
Era un problema insormontabile fornire biancheria nuova e un ricambio a quei pochi stracci che spesso costituivano le divise dei soldati.
I giacigli poi, non venivano mai rinnovati ; al massimo la paglia poteva essere rivoltata, ma chi, sano, dormiva in quel letto spesso rischiava di alzarsi la mattina con l’acaro addosso.

Le terapie a base di zolfo probabilmente funzionavano, ma se la mancanza di indumenti non permetteva un ricambio degli stessi, la terapia era valida solo per poco; intossicava e basta; l’acaro rimasto negli abiti usati, ben presto, riinfestava nuovamente l’individuo.
Con le precauzioni prescritte, mal eseguite, si riusciva al massimo a contenere il numero dei casi di scabbia, mai ad eliminare completamente la malattia.
La scabbia è la prima malattia fatta oggetto di statistiche ministeriali e di particolari istruzioni.
Sembrava malattia tipica ed esclusiva del soldato, tanto che il generale Teulié affermava che fosse raro non trovare un militare che non ne avesse sofferto.

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