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Cristina Trivulzio di Belgioioso

Personalità femminile di spicco fu Cristina Trivulzio di Belgioioso nell'assistenza..

Cristina Trivulzio nacque a Milano il 28 giugno 1808, fu una donna geniale, che la storia del Risorgimento italiano ricorda appena; eppure si distinse in molti campi, precorrendo i suoi tempi. Di idee politiche chiare e liberali, di carattere autonomo ed appassionato, svolse anche un’opera di grande generosità ed umanità.

Nel suo feudo di Locate organizzò le prime scuole, materna, professionale e di mutuo soccorso.
Soprattutto precorse l’opera di Florence Nightingale, dimostrando, nella storia dell’assistenza ai militari feriti di essere la prima quando, protagonista della difesa di Roma nel 1848, ebbe da Mazzini l’incarico di occuparsi degli ospedali di Roma.

Cristina di Belgioioso organizzò e rese efficienti ben dodici ospedali in Roma.
Cacciò i vecchi infermieri, uomini rozzi, malviventi.. Chiamò a raccolta le donne di Roma e ne scelse 300. Tra di esse furono la marchesa Constabili, la contessa Antonini, Giulia, la moglie dell’attore Modena, la giornalista americana, Margaret Fuller, inviata speciale di alcuni giornali americani..
Cristina si recò per le vie di Roma a raccogliere indumenti per i feriti. La popolazione l’accolse con grande simpatia e l’aiutò con donazioni di lenzuola, materassi, coperte al grido di « Viva la Repubblica »

La Belgioioso si dovette occupare anche del sostentamento dei malati e chiedere insistemente al Triumvirato che continuasse a pagare il soldo ai militari feriti. Le sue critiche, i suoi consigli al governo provvisorio furono tali che Mazzini la definirà « Un vero tormento »

Requisì i conventi di clausura alle suore per il ricovero dei militari feriti
Durante l’assedio, Cristina non ebbe un attimo di riposo. Passava dal controllo dei feriti, ai chirurghi, ai fornitori.
Quando si scoprì dopo l’amputazione della gamba un turacciolo dimenticato nella ferita di Mameli, si sentirono le sue urla nella corsia.
Il 30 giugno morì Luciano Manara ricoverato nell’ospedale di Santa Maria della Scala in Trastevere.
Il 7 luglio Goffredo Mameli, colpito dalla cancrena spirò tra le braccia della principessa. La Belgioioso scriveva in quei giorni all’amica Jaubert :

« Per quanto sia grande la vostra immaginazione, non vi raffigurerete mai la realtà dolorosa della mia vita durante i bombardamenti di Roma …..Potevo addormentarmi, sapendo di non ritrovare vivi, al mio risveglio, tutti coloro che con voce flebile la sera mi avevano augurato una notte tranquilla ? Potevo prevedere quante mani avevano stretto la mia per l’ultima volta ? Quanti lenzuoli rovesciati sul guanciale mi avrebbero annunciato alla vista del mattino, un martire in più ? »

Caduto il Triumvirato repubblicano, Cristina ricevette la sera del 31 luglio un messaggio da parte di un prete a cui aveva salvato la vita e che serviva presso il cardinale Antonelli :

« Fuggite più presto che potete, un fascicolo che vi riguarda è sul tavolo del cardinale il quale vi ha scritto di suo pugno : sentimenti irreligiosi »
La principessa Cristina di Belgioioso dovette scappare.
Dopo soli pochi anni, nel 1854, in Crimea Florence Nightingale avrebbe conquistato fama e gloria per la sua attività umanitaria assistenziale verso i feriti inglesi ; invece contro Cristina di Belgioioso si accanì anche la stampa dell’epoca per il suo comportamento considerato a dir poco strano, addirittura incolpandola per la sua bellezza che faceva salire la febbre ai militari feriti…
Padre Bresciani, un gesuita reazionario allora molto noto definì Cristina « sfacciata ed impudente » e le sue infermiere che non si aggiravano nelle corsie vestite come le monache, ma con le maniche rimboccate sopra i gomiti e gli scialletti lasciati sugli attaccapanni per il gran caldo estivo, erano accusate di aver lasciato morire i soldati in peccato mortale, gridando « Viva l’Italia.. »

Tratto da « La principessa del Nord » di Arrigo Petacco

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