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Il chinino

L'uso del chinino in Italia risale al 1612..

Una leggenda racconta che la contessa Chincon, consorte del viceré del Perù, affetta da febbre intermittente, fosse curata con una polvere portentosa ricavata dalla corteccia di un albero.
La droga era in uso presso gli Incas.
Una volta guarita, la contessa distribuì il farmaco ai poveri di Lima e lo fece conoscere in Spagna.
Più tardi Linneo diede il nome di Chincona alla famiglia a cui appartiene l’albero della china in onore della contessa.

Secondo altri, i primi a sperimentare il chinino furono i padri gesuiti, missionari in Perù, che avevano osservato le abitudini degli indigeni.
Infatti nel passato il chinino era conosciuto sotto il nome di « pulvis gesuiticus ».
Nel 1612 la polvere fu importata in Italia. La rivista « Lancet » in un numero risalente al 1906, riconobbe l’importanza dell’azione dei padri gesuiti.
Il chinino, usato contro la malaria, è un farmaco molto tossico. Può dare una sindrome chiamata cinchonismo consistente in vomito, diarrea, ma soprattutto disturbi visivi ed auditivi spesso non risolvibili dopo sospensione della droga.

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