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Henry Dunant

Henry Dunant, la vita del fondatore della Croce Rossa

Henry Dunant nasce nel 1829 a Ginevra da una famiglia benestante calvinista.

H.D. dotato di grande sensibilità d’animo, ebbe un’ottima educazione.

 Sua madre, donna pia e devota sviluppò in lui l’amore verso il  prossimo, accompagnandolo a visitare poveri e malati.

Era il momento delle idee antischiaviste.

Circolavano gli scritti dell’americana M. Beecher-Stowe,  autrice de “La Capanna dello zio Tom”, libro pubblicato nel 1852 e  tradotto in varie lingue e luminosa si presentava la figura caritatevole di Florence  Nightingale,  l’eroina della guerra di Crimea.

Dunant ragazzo conoscerà le due giovani donne e ne rimarrà affascinato.

Successivamente aderendo alla “Società della Carità”, sacrificherà il suo tempo libero per visitare i bisognosi, gli infermi, i detenuti. Poi riunirà amici attorno a sè per lo studio della Bibbia e per risvegliare la gioventù alla “causa di Dio”.

Queste riunioni del “giovedì” si trasformeranno ben presto nella “Unione Cristiana delle giovani Genti”. Oggi si sa che  egli ha contribuito con la sua azione e la sua corrispondenza e notoriamente con le sue famose lettere-circolari alla fondazione dell’Alleanza universale delle Unioni Cristiane delle Giovani Genti.

A 25 anni, entra come impiegato presso il banco di un agente di cambio di Ginevra e dopo poco é inviato dalla Compagnia ginevrina delle Colonie di Setif   in Algeria. 

 Propose di fertilizzare  e industrializzare il paese e sollecitò le concessioni di terreno nella provincia di Costantino. Egli voleva fare dell’Algeria il granaio della Francia.

 E’ di questo periodo il libro ” Informazione sulla reggenza di Tunisi” violenta diatriba contro la schiavitù in America. Il libro fa appello alla coscienza dell’umanità per porre fine all’orribile commercio e alla trasgressione dei diritti naturali dell’uomo. 

Scrive inoltre  un libro stravagante intitolato ” L’Impero di Carlo Magno ripristinato o il Santo Impero romano ricostituito da Napoleone III”, dedicato all’imperatore  Napoleone III.

 Nel giugno del 1859 é in Italia e  sulla piazza pubblica di Pontremoli incontra lo Stato Maggiore del Principe Napoleone.

Poi sale in vettura e si reca a Castiglione, dove nei giorni successivi, sarà testimone  di una delle battaglie più sanguinose del secolo.

Scrive il  Souvenir di Solferino per risvegliare le coscienze dei grandi sul problema dei feriti dei campi di battaglia.

“Il campo di battaglia era disseminato di cadaveri, di uomini e di cavalli. Erano  sparsi  sotto le ruote, nei fossati, nelle forre, nei cespugli, nei prati, soprattutto ai bordi del villaggio di Solferino….

 Egli si adopera per il trasporto, il soccorso dei feriti durante i giorni successivi alla battaglia.

Lui, ginevrino, accorso sul teatro della battaglia per caso, estraneo alla battaglia stessa, rimarrà stordito dall’orrore e dedicherà tutta la sua vita a quella causa di assistenza al ferito che non è più nemico, ma in quelle condizioni è  inerme e quindi da considerarsi neutrale.

Il soldato ferito è solo un uomo bisognoso di assistenza. Se non si soccorre è destinato  a morire sul campo di battaglia tra atroci sofferenze e nel più completo abbandono.

 I giorni successivi alla battaglia di Solferino, come “spinto da una forza interiore..”  concepisce la possibilità di un’assistenza a livello internazionale, con un simbolo internazionale che possa proteggere sia il militare ferito, sia il soccorritore, sia gli abitanti, che involontari spettatori dei teatri di guerra, ospitino i feriti.

Per questo scrive il Souvenir di Solferino. Dopo la stampa e la diffusione del suo libro, egli si adopera per farlo recapitare presso i grandi dell’epoca, le case regnanti d’Europa e tutti coloro che potevano sostenerlo ed aiutarlo.

Nel  febbraio del 1863 presso la società ginevrina di pubblica utilità, che aveva come presidente G. Moynier  si formò un comitato internazionale con  il generale Dufour  presidente, e formato dai 4 ginevrini, Moynier, Appia, Maunier e Dunant:

Nello stesso anno Dunant si reca al Congresso di Statistica di Berlino  dal 6 al 12 settembre 1863 e fa leggere in tedesco una breve sintesi delle sue idee al suo amico olandese dr. Basting.

Ebbe subito adesioni.

Dal “63, dopo la pubblicazione del suo Souvenir iniziò  un gran darsi daffare:  Assemblee,  Convenzioni. ..

 pranzi e riunioni dell’alta società, in cui poter parlare della sua idea a ministri e nobili che contavano e potevano diffondere il suo pensiero presso le corti d’Europa.

Dopo il Congresso di Statistica di Berlino, il Comitato di Ginevra organizzò la prima Conferenza diplomatica (settembre del “63), in cui si affermò il diritto alla neutralità solo per coloro che portano soccorso ai feriti.

 Un anno dopo la Conferenza Internazionale approvava le Risoluzioni che riconoscevano la neutralità dei feriti, dei soccorritori e degli abitanti dei luoghi teatro di guerra.

“L’assemblea deliberò in sette sedute, dal 6 al 22 agosto. (1864) ….

La Convenzione di Ginevra fu un vero successo per Dunant.

Egli si adoperò per  mantenere sempre i due indirizzi fondamentali dell’opera, l’assistenza verso i  militari feriti che faceva capo ai Comitati e la parte legale sottoscritta dalle potenze internazionali, il primo diritto scritto da cui si sviluppò il Diritto umanitario internazionale.

Henry Dunant sarà accolto con benevolenza dal re Giovanni di Sassonia, sarà prezioso ospite della casa regnante di Prussia, invitato dall’Imperatrice Eugenia, da Napoleone III…da prelati e vescovi come il padre Giacinto o il vescovo della Madeleine..presente in tanti salotti in vista, presso dame di nome come la contessa Borromeo o aiutato dalla contessa Gasparin e più tardi soccorso da madame Kastner….

H. Dunant diffuse la sua idea senza risparmio di energie e di risorse, a tal punto che si ritrovò nel 1867 completamente rovinato.

Nel 1867 il Credito Ginevrino, che aveva finanziato i lavori in Algeria, condusse contro di lui un’azione che lo portò  al fallimento.

La sentenza del tribunale civile di Ginevra comparve in prima pagina sul “Giornale di Ginevra”.

Per tutto il resto della vita, Dunant protesterà contro questo giudizio, non cessando di ripetere:” Io non ho ingannato i miei colleghi, sono io che sono stato imbrogliato.”

Ma la sua vita e soprattutto il suo lavoro è ad una svolta. Per lui inizia una vita dura, la miseria e la persecuzione non lo abbandoneranno più fino alla morte nel 1910 ad Heiden.

Per capire cosa fosse nell’ottocento fallire nel mondo calvinista, possiamo leggere cosa Fernand Gigon nel “L’avventuriero della carità” scrive:

“Quando un uomo oltraggia la finanza, per lui non c’è più remissione. La sua rovina morale dura fintanto che gli resta un alito di vita per raccomandarsi a Dio. Calunnia, ostilità accanita, cattiveria, malizia e calcolo, tutto ciò che la Bibbia attribuisce a Satana viene messo in opera contro di lui. A Ginevra la morale è salva fin dove è salva la finanza. All’infuori di questa norma inflessibile, nessuna salvezza. Persino i Pastori chinano la loro teologia davanti allo scudo.”

Malgrado le sue condizioni finanziarie precarie, H.D. cerca di continuare il suo lavoro. Nel 1872, si reca in Inghilterra e tiene una relazione sulla condizione ed il trattamento dei prigionieri di guerra (oggetto della III Convenzione di Ginevra del 1929) e un progetto sull’Alta Corte di Arbitraggio.

Ma a Plymouth sta male,  sviene e confessa di non aver mangiato quasi nulla per diversi giorni.

Si ritroverà barbone a vagare per le vie di Parigi e a dormire nelle stazioni.

Nel 1895 un giornalista svizzero George Baumberger lo scopre  nella pensione Paradiso di  Heiden.

 Dunant è di nuovo famoso ed il mondo non può fare a meno di attribuirgli il I Premio Nobel per la Pace a metà con Passy nel 1901.

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