Questo sito contribuisce alla audience di

Chemioterapici

La nascita dei chemioterapici e le esperienze di Ehrlich

Ehrlich è considerato il padre della “chemioterapia”. Sua è anche la definizione

Nel 1896 diresse un suo laboratorio, “Regio Istituto Prussiano” per il controllo dei sieri.

In realtà si trattava di due modesti locali, un ex forno e una ex stalla, poi passò a Francoforte in un laboratorio più grande e ben finanziato da ricchi mecenati ebrei. Nel 1901 conobbe le ricerche di Alphonse Laveran sulla malaria e sui tripanosomi.

Un tripanosoma in particolare lo colpì, quello che nei cavalli produceva il “male di caderas”. Questo tripanosoma, iniettato nei topolini, provocava la morte nel cento per cento dei casi.

Ehrlich provò a colpire i tripanosomi con i suoi coloranti. Aveva sperimentato che i coloranti erano specifici per alcuni tessuti ed era convinto di poter trovare un farmaco che colpisse solo l’agente patogeno risparmiando i tessuti sani.

La lotta ai germi cominciò. Ehrlich pensava, studiava, provava e riprovava. Il suo assistente giapponese dr. K. Shiga (1870 - 1932) gli stava sempre vicino (scoprirà la Schigella dysenteriae nel 1897) Centinaia di topolini furono sacrificati .

Finalmente con il “Rosso Tripan”, una molecola complessa derivata dall’acido solforico, avvenne il miracolo. “I tripanosomi si liquefecero nel sangue del topolino come neve al sole”.

Ma dopo 60 giorni, i tripanosomi ricomparvero nel sangue del topolino guarito. I coloranti erano allora una delusione?

Ehrlich, continuando nei suoi esperimenti, trovò una nuova molecola, l’atoxil, una molecola organica contenente arsenico che era stata impiegata con qualche successo nella malattia del sonno.

Questa molecola che aveva curato qualche topolino dalla malattia del sonno, aveva peraltro reso tanti negri, trattati con essa, completamente ciechi. Alcuni erano morti. Ma Ehrlich pensò

“La potremmo modificare, partiamo da lì!”

Il capo dell’équipe di chimici che lavoravano alle sintesi molecolari era il grande Bertheim.

Dopo centinaia di tentativi, arrivarono al 606iesimo derivato, il “diossi diammino arseno benzolo cloridrato”. Questa catena organica sterminava i tripanosomi.

Nel 1906, Paul seppe della grande scoperta dello zoologo tedesco Fritz Schaudinn (1871- 1906) che aveva individuato l’agente della sifilide, la cosiddetta “spirocheta pallida o treponema pallidum” perché non veniva colorato dai comuni coloranti di laboratorio.

Si provò prima il 606 su una spirocheta dei polli. I polli guarirono. Poi si affrontò la sifilide umana.

“E’ l’arsenico l’arma degli avvelenatori che, opportunamente modificato, uccide i tripanosomi e le spirochete. Ora bisogna provare sugli uomini… Il passo dal laboratorio ai letti delle corsie è pericoloso, ma va fatto”.

Nel 1910, Paul Ehrlich portò al congresso di medicina di Konisberg numerosi casi. Ne citiamo due: un malato, portatore di ulcere sifilitiche terribili alla gola, che da mesi veniva nutrito con liquidi tramite cannula, ricevette alle 14 l’iniezione di Salvarsan. Alle 20 della stessa sera mangiava un panino.

Una povera donna contagiata dal marito, tormentata da lancinanti dolori ossei per lesioni sifilitiche, dipendente oramai dalla morfina quotidiana per sopravvivere, ricevette la solita iniezione di Salvarsan. Nel pomeriggio del giorno dopo, dopo poche ore quindi dalla terapia, passeggiava per la camera, guarita.

Erano miracoli!

Il Salvarsan fu chiesto in tutto il mondo e si usò ampiamente e ripetutamente. Ma alcuni pazienti non sopportavano il farmaco. Era troppo tossico (provocava persistente singhiozzo, vomito, paralisi agli arti e subentrava anche la morte). Ehrlich aveva già avuto il premio Nobel nel 1908 per le sue ricerche in campo immunologico, ma aveva ancora da sperimentare altre molecole, Nel 1912 nacque il neosalvarsan, molto meno tossico e molto più efficace del precedente. Questo chemioterapico combattè la sifilide fino all’avvento della penicillina negli anni “40.

Ultimi interventi

Vedi tutti