Epistola, Eloisa a Abelardo suo maestro
”Ma rifletti sulla condizione del legittimo matrimonio: cosa hanno in comune gli scolari con le serve, gli scrittori con le culle, i libri e i quaderni con le conocchie, gli stili e le penne con i fusi? E infine, chi è intento alla meditazione di argomenti sacri e filosofici, come potrà mai sopportare i pianti dei bambini, le nenie che le nutrici cantano per calmarli, la confusione della numerosa servitù, uomini e donne? E come è possibile sopportare le continue e disgustose sporcizie dei piccoli? Tu dirai:I ricchi possono permettersi tutto questo perchè i loro palazzi e le loro ampie case hanno stanze appartate, e perchè la loro ricchezza non risente delle spese né delle preoccupazioni quotidiane. Ma io ti risponderò che la condizione dei filosofi è ben diversa da quella dei ricchi, e chi pensa ad accumulare denaro e si impegna in affari mondani non potrà dedicarsi a compiti teologici o filosofici”.
N.Cappelletti Tucci, Lettere di Abelardo a Eloisa, Torino, 1979.

Angelo Gambella








