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Mar dei Coralli, 7 maggio 1942

Si arresta l’offensiva giapponese nel Pacifico meridionale

La portaerei Lexington sotto attacco aereo

Località

Oceano Pacifico, tra la Nuova Guinea e l’Australia.

Guerra e Campagna

Seconda Guerra Mondiale, 1939-45.

Espansione giapponese nel Pacifico, 1941-42.

Comandanti Rivali

Stati Uniti: contrammiraglio Frank Jack Fletcher, comandante della Task Force 17.

Giappone: viceammiraglio Shigeyoshi Inoue, comandante della IV Flotta.

Obiettivi

Primo obiettivo del piano giapponese, denominato operazione MO, era Port Moresby in Nuova Guinea, avamposto ideale per minacciare direttamente l’importante base australiana di Port Darwin.

Per impedire questa manovra Nimitz aveva messo in campo la Task Force 17.

Forze in Campo

Stati Uniti: 2 portaerei (Lexington e Yorktown), 8 incrociatori, 13 cacciatorpediniere, 11 sottomarini e 2 navi cisterna.

Giappone: 2 portaerei (Shokaku e Zuikaku), 1 porterei leggera (Shoho), 9 incrociatori, 15 cacciatorpediniere, 7 sottomarini e numerose altre unità.

Perdite

Stati Uniti: 1 portaerei (Lexington), 1 cacciatorpediniere (Sims), 1 nave cisterna (Neosho), 66 aerei e 543 uomini.

Giappone: 1 portaerei leggera (Shoho), 92 aerei e 1.074 uomini.

Risultati e Conseguenze

Lo scontro terminò l’8 maggio ed entrambi i contendenti rivendicarono la vittoria, non senza motivazioni.

La battaglia registrò da una parte un’affermazione tattica per i giapponesi, che affondarono la Lexington al prezzo della più piccola Shoho, dall’altra un successo strategico per gli statunitensi, che bloccarono l’offensiva nemica nel Pacifico meridionale, impedendo un attacco all’Australia.

Per la prima volta nella storia navale le due flotte non vennero a contatto balistico, affrontandosi esclusivamente mediante l’uso di aerei da attacco.

Fonti Fotografiche

U.S. Navy

Ultimo Aggiornamento: 06/06/2001