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Soldati USA prigionieri di Saddam

Alla ribalta la propaganda del raìs

Non appena le truppe angloamericane hanno incominciato ad incontrare le prime difficoltà, dovute a sacche di resistenza nel sud dell’Iraq, buona parte dei giornalisti italiani non specializzati hanno perduto immediatamente l’orientamento, se mai ne hanno avuto uno.

Alcuni giorni fa, venerdì 22 marzo per la precisione, si sosteneva che l’avanzata era “lenta” per un’armata così tecnologica. Oggi, dopo aver visto in TV i cadaveri martoriati di alcuni soldati USA, si incomincia addirittura a sentenziare che l’operazione Iraqi Freedom non sarà più un “blitzkrieg”, ma una sorta di moderna Stalingrado per l’incauta amministrazione guidata da George W. Bush.

Alcuni commentatori, forse più nostalgici, hanno invece preferito arditi quanto improbabili parallelismi con la sanguinosa tragedia del Vietnam.

Nulla di nuovo sotto il sole, meccanismi simili sono già scattati nelle prime fasi di Desert Storm (1991), Allied Force (1999) ed Enduring Freedom (2001).
A tal proposito, un nostro lettore scrive che i media nostrani sono lo specchio di “una nazione che cambia parere, su tutto, ogni quarto d’ora. […] un popolo (dagli intellettuali in giù, o in su) che da ogni banale fatto di cronaca pretende di trarre, giorno per giorno, verità universali (e leggi parlamentari) sulla vita, sulla morte, sugli dei, sulla
famiglia e sul colore del vento: salvo cambiarle, naturalmente, il giorno dopo, appena altri fatti sembrano suggerire l’esatto contrario”. Figuriamoci in una guerra…

Pur fiduciosi nell’esito finale dell’operazione, se non interverranno fattori esterni al campo di battaglia, noi avevamo detto fin dall’inizio che non si trattava di “un’amena scampagnata fuoriporta all’inizio della primavera”.

Mostrando cadaveri e prigionieri, la propaganda irachena ha messo comunque a segno un discreto colpo. I titoli sui principali quotidiani del 24 marzo strombazzavano le “pesanti perdite degli Alleati”, proprio come ha delirato poche ore dopo in TV il baffuto dittatore, nascosto nelle viscere di Baghdad.

Parlare in questo momento di “pesanti perdite” ci pare del tutto fuori luogo, visto che in un qualsiasi week-end estivo sulla sgangherata rete stradale del belpaese muoiono o rimangono menomati su una carrozzella per criminali leggerezze (velocità eccessiva, alcool, droga) decine e decine di giovani, spesso al volante dei potenti automezzi forniti da arrendevoli papà.

Insomma, un autentico bollettino di guerra in tempo di pace…

Nel frattempo, nonostante i “rovesci subiti” e le più realistiche tempeste di sabbia, l’avanzata verso la capitale continua.

Lungo il ciglio delle strade giacciono le carcasse carbonizzate di carri armati, blindati e cannoni anticarro di fabbricazione russa e cinese che hanno tentato vanamente, perché del tutto privi di copertura aerea, di opporsi alla grande mobilità e potenza di fuoco degli MBT Abrams e Challenger in testa ai convogli, protetti da numerosi elicotteri d’attacco e da cacciabombardieri.

Quale terribile tributo di sangue ha pagato in pochi giorni di guerra l’esercito iracheno, mandato al macello da Saddam?

Fonti Fotografiche

n.d.

Ultimo Aggiornamento: 27/03/2003