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Okinawa, aprile-giugno 1945

Battaglia della Seconda guerra mondiale

Sherman a Okinawa

“In certi punti il fango arrivava alle ginocchia e in altri probabilmente era anche più profondo, se ci si fosse arrischiati ad avventurarcisi. Intorno ai cadaveri i vermi strisciavano per decine e decine di centimetri e poi venivano trascinati via dal deflusso della pioggia. Non era rimasto nemmeno un albero o un cespuglio. Era aperta campagna. Le bombe avevano strappato via completamente le zolle, quindi anche le piante basse non esistevano più. La pioggia cadeva a catinelle su di noi al calare della sera. Non si vedeva altro che fango; bombe; crateri inondati con i loro occupanti, silenziosi, patetici, putrescenti; carri armati e mezzi anfibi inservibili; e attrezzature abbandonate. Una desolazione completa […]. Eravamo nella profondità dell’abisso, l’orrore estremo della guerra […]. Nel fango e sotto la pioggia torrenziale davanti a Shuri, eravamo circondati da vermi e decomposizione. Gli uomini lottavano e combattevano e sanguinavano in un ambiente talmente degradante che mi sembrava fossimo stati scaraventati nella fogna dell’inferno”.

Eugene B. Sledge

“[…] Okinawa era un’isola con migliaia di soldati nemici sulla nostra strada per il Giappone e non potevamo lasciarne così tanti dietro di noi. Il nostro compito era prendere l’isola, cosa che abbiamo fatto”.

Un veterano della VI divisione USMC

Fonti Fotografiche
U.S. Marine Corps/Archivio Mazzanti

Ultimo Aggiornamento: 11/04/2010