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    <title>guide</title>
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    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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	<title>Petra</title>
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	<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 13:06:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/farfalle.jpg" class="left" border="0" width="250" height="170" alt="" />Un sogno adolescenziale che sembra prendere vita quando conosce un ragazzo italiano, dopo due anni di viaggi tra la Germania e Milano, Petra prende la decisione di trasferirsi in Italia e di iniziare a costruire la sua famiglia ed il suo futuro. Lavora come interprete e come traduttrice di testi letterarli, occasionalmente viene richiesta la sua collaborazione in aziende; presto pubblicherà un libro in Germania di cui ha acquistato i diritti.</p>
<p>Il tempo passa, sembra che il sogno si stia realizzando ma, qualcosa si spezza e l’incantesimo in cui credeva si volatilizza e sente che davanti a lei si apre un vortice, profondo e nero che l’attira nella dipendenza. Bisogna avere coraggio per trovare la strada per uscire e ce ne vuole molto di più per superare le difficoltà e riuscire a rivedere le farfalle che volano nei prati, ci vuole davvero un anima nobile per guardarsi indietro e sentire di aver lasciato alle spalle un passato di sofferenza.</p>
<p>Petra oggi si sente come una farfalla che è tornata a volare o forse potremmo immaginarla come una Fenice che risorge dalle ceneri, lei si racconta così:<em> “Sono trascorsi degli anni, trascorsi come corre il treno, velocemente, ne sono passati già quindici. 15? Quindici  anni da quando?<br />
Da quando ho subito il trauma che ha segnato la mia vita e ha cambiato tutto. Non veloce come il treno ma piano piano, giorno dopo giorno, la mia autostima si è persa nel nulla. Così piano che non me ne sono neanche accorta, o meglio, mi sono accorta quando era quasi troppo tardi. Il vortice mi stava già tirando giù, fino in fondo e senza via di scampo.</p>
<p>Entrano in scena quelle persone valide che ti danno un’enorme sostegno per scappare fuori dal vortice … amici, terapeuti… poi il ricovero durato quasi due mesi. Rifletto: mi io, dove sono, perché sono qui, che cosa mi ha portato qui?<br />
Voglio uscire e ricominciare come un’altra persona. Non è vero. Voglio uscire come Petra che è andata persa nei lunghi anni di terrore, sofferenze, incomprensioni, incapacità di reagire, fughe dal mondo reale … rimanendo una larva.<br />
Ce l’ho fatta! Oggi sono Petra con tutti i suoi difetti ma sono io – la larva è diventata farfalla. E vola.”<br />
</em><br />
Petra oggi guarda il futuro ed inizia ad immaginarlo ancora una volta, inizia a costruire il suo domani. Ce l’ha fatta, è una donna nuova con tanta voglia di fare, altre prove difficili la attendo ma sa di contare su amicizia vere, con stima reciproca ed ha imparato a selezionare ciò che la circonda.</p>
 
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	<title>Dorothea Lange</title>
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	<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 11:32:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>storie_di_donne</category><category>fotografia</category><category>donne_nel_mondo</category><category>arte contemporanea</category><category>donna</category><category>dorothea lange</category><category>fotografia</category><category>professionalità</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/migrantmother.jpg" class="left" border="0" width="185" height="250" alt="" />  Dorothea affianca alla figura del reporter, la fotografia documentaristica; il contesto ha il semplice messaggio dell’immagine pura, vera, senza artifici sia nell’utilizzo di particolari accorgimenti nello scatto che successivamente nella stampa.<br />
Dorothea nasce nel New Yersey nel 1895, a soli 7 anni fu colpita da una grave forma di poliomielite che le causò un difetto alla gamba destra, reagì al suo handicapp e studiò fotografia a New York con Clarence White.</p>
<p>Si sposa con il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel e John. Aderisce al movimento documentarista e collabora con un organismo federale per il monitoraggio degli anni della grande depressione, effettuando innumerevoli reportage tra i senzatetto della california. Nel 1935 divorzia da suo marito e sposa l’economista Paul Taylor che contribuì al suo lavoro di reportage con dati statistici, interviste e raccolta di dati. </p>
<p>La Lange ci lascia un lavoro certosinico e veritiero sulla fatica ed il dolore della povertà meglio di qualunque testo scritto, con lo sbandamento interiore di questi uomini abbandonati a se stessi. Parla di povertà, scegliendo di documentare un popolo che si sposta per cercare lavoro e sopravvivere. La sua fotografia ha una funziona sociale, deve raccontare e spingere all’indignazione, a prendere provvedimenti ma soprattutto a suscitare delle reazioni. Dorothea non è un reporter senza la vena artistica, la sua forza è nelle strade, i suoi volti sono le migliori opere della fotografia di tutti i tempi, la sua arte è coinvolgente e sradica profondi pregiudizi radicati nelle menti delle persone. </p>
<p>La verità è che in quegli occhi e in quella disperazione ci riconosciamo un po’ tutti, forse con motivi diversi, e veniamo presi dal terrore ancestrale che un giorno potremmo essere fra di loro a condividere la disperazione della sopravvivenza.<br />
La più bella opera della Lange è Migratory mother, considerata a tutt’oggi un’icona della storia della fotografia, rappresenta una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli, nei suoi occhi si legge tutta la disperazione e insieme la dignità di chi affronta tutti i giorni la precarietà dell’esistenza, i figli dietro a lei sottolineano l’aspetto della famiglia, a lei si aggrappano nascondendo il volto, mentre lei come madre affronta ogni cosa guardandola in faccia, dritto negli occhi.</p>
<p> Potremmo paragonare questa sua foto alla famosa bambina del National geographic con gli occhi azzurri e lo sguardo fiero davanti a sé, oltre il suo stupore e la sua difficoltà, seria ma non infelice, serena ma non tranquilla. Ognuno di noi può fare delle ottime fotografie da ritratto, ormai la fotografia è a portata di tutti, compreso il reportage.<br />
Dorothea Lange muore nel 1965 a 70 anni, a San Francisco in California, per le conseguenze della poliomielite.</p>
 
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	<title>Mucca da latte</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 11:56:43 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>storie_di_donne</category><category>donne_nel_web</category><category>articoli_informativi</category><category>donne_nel_mondo</category><category>alimentazione salutare</category><category>educazione alimentare alimentazione wellness</category><category>salute e benessere</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/10835_a25780.jpg" class="left" border="0" width="167" height="250" alt="" />  Questi arnesi dovrebbero rendere possibile il compromesso tra il bisogno di rientrare al lavoro e la protezione alla salute del bambino. Il latte materno è, almeno nei primi sei mesi, il cibo migliore per il neonato, così dilaniate tra il lavoro che non aspetta e il bebè, molte donne si appiccicano la ventosa della pompa ai capezzoli e si mungono.</p>
<p>Il latte estratto sarà disponibile nel biberon in frigorifero, per essere somministrato da chiunque: nonna, padre, zia e baby sitter. In america il 75% delle donne che lavorano devono tornare in ufficio nelle due settimane successive al parto o perdono il loro posto di lavoro, la pompa sembra offrire la soluzione. Allattamento naturale senza presenza fisica.</p>
<p>Qualcuna si ribella, si rendono conto del dramma di essere una cosiddetta mamma moderna, alla quale viene richiesto tutto, dall’essere una nutrice con le mammelle turgide di latte e in contemporanea una donna emancipata che esce tutte le mattine per recarsi al lavoro. Un esagerazione impossibile da sostenere, in cui viene negata alla donna la possibilità di una scelta di maternità tranquilla e pienamente vissuta.</p>
<p>I figli crescono anche con il latte artificiale e tenerli fra le braccia è il momento per fissare il rapporto affettivo ma non sarebbe meglio lasciare alla donna la scelta, se tornare al lavoro o crescere i propri figli in tutta serenità, altrimenti ci sarà sempre una sottile convinzione, condivisa dai due sessi, che nascere maschi abbia un suo vantaggio.</p>
 
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	<title>Anna Rossetto</title>
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	<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 16:56:33 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/archivi_del_destinoannarossetto.jpg" class="left" border="0" width="173" height="250" alt="" /> Sempre divisa tra il lavoro e la cura della famiglia, Anna ha una quotidianità simile a tutte noi, divisa tra il supermercato e l’orario del lavoro, perennemente alla rincorsa di uno straccio di tempo da dedicarsi e con frammenti di tutto fra le mani. </p>
<p>Consegue il diploma di magistrale e sembra che la sua carriera sia quella di insegnante, invece trova occupazione come impiegata e poi gestisce un negozio di musica e video cassette, infine lavora come commessa in un supermercato di surgelati, l’anno scorso l’azienda la mette in mobilità e oggi lavora come LSU nel suo comune, non le manca il sabato in negozio ma il contatto con la gente, il dialogo e la conoscenza da cui attingeva anche le sue storie e la passione per l’animo umano.</p>
<p>Anna scrive nei ritagli di tempo, dipende dall’ispirazione e dagli spazi temporali che riesce a trovare,  poi legge e rilegge quello che ha scritto in un lavoro certosinico di rifilatura e di adeguamento di quello che è stato il gesto creativo, cerca le similitudini, i termini appropriati e sistema la punteggiatura finché le sue dita non toccano più la tastiera ma solo il mouse ed il testo scorre davanti ai suoi occhi sul monitor.</p>
<p>La sua prima raccolta si intitola: Gli archivi segreti del destino, partecipa a molti concorsi letterari e in dieci anni sono una trentina i successi che raggiungono il premio, Anna è contenta e con lei gioiscono il figlio ed il marito che ne apprezzano le qualità di una donna che riesce ad unire la passione e la creatività alla famiglia ed al lavoro.</p>
<p>Al suo primo concorso partecipa quasi per gioco, è indetto dalla biblioteca di Campagnola di Brugine (PD) si intitola un racconto per l’estate e vince il primo posto con il racconto “come nuvole nel vento” da allora inizia a partecipare a molti concorsi letterari, l’anno dopo raddoppia con un primo posto, nel 2004 menzione con diploma d’onore al concorso letterario nazionale “san Maurelio” di Ferrara con il racconto “Un posto, nel cuore” sempre nello stesso anno risulta tra i 63 finalisti, su oltre 500 racconti, del premio “Teramo” con “Lo spirito degli alberi”, i premi si succedono anno dopo anno, nei primi mesi di quest’anno l’inedito “che dire di me” risulta quarto su oltre centocinquanta racconti al concorso “L’immagine che parla”.</p>
<p>Anna è una donna come noi tutte, che ha fatto la scelta del part time per seguire suo figlio, che ha aspettato di potersi dedicare alla sua passione, una donna che ha seguito i suoi tempi femminili per divenire se stessa, una donna che ha saputo camminare a piccoli passi lungo la strada della vita e ha saputo cogliere i piccoli e grandi successi che hanno costellato il suo cielo.<br />
Come tutte noi, divise tra il ruolo procreativo e l’elemento sociale, ha saputo trovare un equilibrio ed un sostanziale successo, senza rinunciare a l’uno né all’altro.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090613165633"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090613165633?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090613165633" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090613165633&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fstorie_di_donne%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fanna-rossetto"/></p>
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	<title>Il primo passo verso l’evoluzione</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 09:36:47 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>fotografia</category><category>archetipi</category><category>arte contemporanea</category><category>eventi</category><category>foto</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/felixnadar1.jpg" class="left" border="0" width="175" height="250" alt="" />Così il primo passo verso la fotografia viene fatto dalla pellicola composta da un emulsione sensibile che colpita dalla luce proveniente dall’obiettivo, viene impressionata in maniera direttamente proporzionale all’intensità luminosa stessa. Lo sviluppo della pellicola serve a rendere visibili il negativo e dai negativi si possono ottenere infinite ristampe. </p>
<p>Nel 1877 l’anglo-americano E. Muybridge esegue una prima serie di fotografie di soggetti in movimento, riuscendo a bloccarne e ad analizzarne le varie fasi, ponendo le basi per lo sviluppo della cinematografia. Nel 1888 viene commercializzato il primo rullino di pellicola Kodak sui mercati fotografici di tutto il mondo. Il rapido sviluppo della fotografia mette in crisi molti ritrattisti e paesaggistici di genere che riproduce risultati impeccabili a prezzi contenuti e in tempi estremamente più brevi rispetto alla pittura. E’ la moda del momento, ai ritratti dipinti si preferiscono quelli fotografici, sia per la novità che per il miglior realismo dei risultati e con dei costi relativamente bassi, gli artisti più sensibili iniziarono subito a servirsene in ausilio alla propria pittura.</p>
<p>Nel ritratto la fotografia dimostra ben presto la sua intrinseca superiorità rispetto alla pittura in generale, fotografi come Félix Nadar si specializzano arrivando a sviluppare abilità componitive e di indagini psicologiche del tutto simili a quelle di un ottimo pittore, per quanto riguarda i reportage e le fotografie documentarie, l’esperienza inizia a Firenze dove dal 1850 la famiglia Alinari si dedica a catturare le immagini che meglio rappresentano il territorio e le bellezze artistiche della toscana e addirittura del resto d’Italia e in alcuni casi di paese esteri, immortalando interessanti scene di vita contadina, feste popolari e religiose, personaggi noti e meno noti, dai venditori ambulanti agli scugnizzi napoletani e tutto quello che si trovava a portata di obiettivo.</p>
<p>Tutto ciò rappresenta una straordinaria miniera di informazioni storiche e sociologiche, in questa maniera la pittura e la fotografia si ritagliano i rispettivi spazi di azione, la pittura si concentra sull’analisi psicologica e sulle emozioni che l’artista vuole trasmettere e la fotografia pone attenzione allo studio ed al bilanciamento della luce e delle ombre.<br />
L’invenzione della fotografia cambia il panorama dell’ottocento e si proietta direttamente nel nuovo secolo, nel quale l’immagine, fotografica, cinematografica, televisiva o digitale che sia, arriva ad influenzare il modo di vivere di milioni di persone e ci accompagna nell’era della globalizzazione con passi da gigante. Forse nemmeno Daguérre si sarebbe aspettato tanto!</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090602093647"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090602093647?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090602093647" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090602093647&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fstorie_di_donne%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fil-primo-passo-verso-l%25e2%2580%2599evoluzione"/></p>
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	<title>Anna Paquin</title>
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	<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 09:29:05 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>storie_di_donne</category><category>cinema</category><category>donne_nel_mondo</category><category>cinema</category><category>creatività mostre interviste manuali appuntamenti web idee hobby</category><category>film</category><category>live</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/anna_Paquin_02.jpg" class="left" border="0" width="135" height="180" alt="" />Al suo debutto di attrice conquista il mondo con la sua spontaneità e la timidezza dopo aver mostrato un precoce talento nel film lezioni di piano nel quale interpreta il ruolo della figlia di Holly Hunter, prima di essere scritturata per questo successo, la Paquin  aveva recitato nel teatrino della scuola e subito dopo decide di fermarsi tre anni, in una pausa di riflessione e per terminare la scuola media, prima di impegnarsi in una carriera cinematografica.</p>
<p>Anna si è affermata al cinema in film come: Jane Eyre, X-men e la 25° ora diventando famosa con il ruolo dell’eroina Rogue, la mutante che assorbe l’energia vitale da chiunque tocchi. Ora è la protagonista di una serie TV statunitense molto chiacchierata, True Blood, in cui fa la barista di un paesino di provincia, dotata di doti telepatiche e con un debole per il vampiro del luogo.</p>
<p>Paquin sostiene di essere vaccinata contro il virus del successo, e dice di non aver sfruttato l’oscar vinto subito in commedie per i giovani ma di aver preferito dedicarsi a film d’autore. E’ un talento genuino, versatile e d’una bellezza non tradizionale, Spike Lee la esalta dicendo che sul suo volto puoi dipingere ciò che vuoi.</p>
<p>Lei si considera un anticonformista, non segue le mode e come attrice preferisce recitare donne in crisi, tormentate perché sono di fronte ad insormontabili ostacoli e ama sottolineare che non ama le oche giulive prive di problemi e di pathos. Infatti le sue nuove fatiche cinematografiche la vedono interpretare ruoli diversi dalle precedenti esperienze, Margaret è un dramma psicologico sulle conseguenze di un tragico incidente stradale e  Miss Irena’s children è ispirato alla storia vera di una partigiana polacca che riesce a far scappare più di 2500 ebrei dal ghetto di Varsavia, altro che X-men e i vampiri.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090602092905"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090602092905?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090602092905" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090602092905&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fstorie_di_donne%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fanna-paquin-2"/></p>
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	<title>La paleofotografia</title>
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	<pubDate>Tue, 19 May 2009 13:30:57 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>fotografia</category><category>eventi</category><category>fotografia</category><category>storia</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/2173842_canaletto_venezia_piazza_smarco_sudest.jpg" class="left" border="0" width="250" height="188" alt="" />Il famoso Canaletto, attraverso la prima rudimentale camera ottica, cattura con esattezza le linee prospettiche, attraverso studi rigorosi preparatori, spesso correlati anche di misure e annotazioni sulle caratteristiche, mediante i quali l’artista predispone la struttura geometrica delle sue vedute.<br />
La fotografia non è soltanto prospettiva, nella sua evoluzione tecnica storica diviene un mezzo espressivo estremamente accurato, la capacità di saper cogliere l’immagine e fermare il tempo è un sapiente aspetto di passaggio nella sua evoluzione, raggiungendo elevati tratti di emozionabilità che rendono unica quell’immagine.</p>
<p>La cosa che accomuna il passato ed il presente è la continua ricerca di saper catturare e di voler cogliere quell’esatto momento di luce che rende l’insieme dell’immagine un intero racconto, che si fissa all’interno della mente e del cuore, fino a giungere all’anima del nostro sentire.<br />
Le prime ricerche su questa nuova tecnica incominciano già sul finire del ‘700, quando il progresso scientifico consente la messa a punto delle prime camere ottiche, antenata delle nostre attuali macchine fotografiche digitali,.</p>
<p>Consisteva in un sistema di lenti mobili (obiettivo) che proiettavano al proprio interno l’immagine capovolta del soggetto sul quale viene puntata, solo che al posto della pellicola o di un sensore elettronico,  vi era una lastra di vetro smerigliato o un foglio di carta sul quale ricalcare l’immagine riflessa. Il modello più complesso di camera ottica consisteva in un specie di armadio trasportabile da due addetti come una sorta di portantina, mentre quello più semplice consisteva in una cassettina di legno di dimensioni simili ad una scatola di scarpe.</p>
<p>Nei primi decenni dell’800, il progresso della chimica permette lo sviluppo di nuovi materiali sensibili alla luce, che se opportunamente esposti e trattati, erano in grado di registrare qualsiasi variazione di luminosità e poiché ogni immagine proiettata sul vetro smerigliato altro non è che un fascio di luce, sostituendo il vetro con una lastra spalmata di qualche sostanza sensibile, si poteva ottenere che la luce si imprimesse sulla lastra, lasciando l’impronta dell’immagine colta dall’obiettivo.</p>
<p>Da questo momento nasce la fotografia.<br />
Nel 1827 Nicéphore Niépce mise a punto il relativo apparecchio, una camera ottica al cui interno si trovava una lastra di peltro resa sensibile da un emulsione a base di bitume, la cui fotografia richiese ben otto ore di esposizione e rappresenta la prima immagine senza intervento umano.<br />
A Louis-Jacques Mandé Daguerre si deve invece il brevetto nel 1838, con quella forma di rappresentazione fotografica detta appunto dagherrotipia consistente nell’impressionare con la luce di una camera ottica una lastra di rame argentata, precedentemente trattata con dei vapori di iodio, poiché l’argento così trattato tende a ossidarsi in presenza della luce, sulla lastra rimaneva impressa la scena al negativo.</p>
<p>L’impiego di Sali speciali di mercurio serviva a invertire l’immagine come nella realtà, e a fissarla, cioè a stabilizzare in modo definitivo i livelli di annerimento. Il limite dell’invenzione stava nel fatto che ogni fotografia risultava un vero e proprio originale e non era più possibile realizzarne delle copie.</p>
 
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	<title>Liz Smith</title>
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	<pubDate>Sat, 16 May 2009 12:46:03 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>storie_di_donne</category><category>donne_nel_mondo</category><category>amore</category><category>giornalismo</category><category>gossip</category><category>liz smith</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/LizSmth.jpg" class="left" border="0" width="169" height="250" alt="" />Nella sua carriera Liz ha collaborato con  Cosmopolitan, New York Daily News e con programmi televisivi ma è soprattutto per la rubrica sul Post, di proprietà di Murdoch, che ha avuto molte soddisfazioni, dalla lunga intervista a Ivana Trump in pieno divorzio miliardario, all’esito trionfale nel 2000 della sua autobiografia Natural Blonde finita tra i best seller del N.Y. Times.</p>
<p>A ottantasei anni non rinuncia ai capelli biondo champagne e al rossetto e una buona dose di ironia che le fa dire che è elettrizzante essere licenziati alla sua età. Non si è demoralizzata, fa sapere che non è una reliquia del passato e che i tabloid possono fare a meno di lei, passa al web dove sicuramente è più adatto a seguire, in tempo reale, le evoluzioni del gossip.</p>
<p>L’anno scorso ha fondato con W. Goldberg e C. Bergen il sito The Woman on the Web, un portale che si occupa di economia, politica, cultura e moda tutto al femminile, e ora ha intenzione di trasferirci la sua rubrica di gossip. Intanto adesso avrà uno spazio sul Daily Variety e ha firmato un contratto con Contributing editor per la rivista Parade continuerà a scrivere i suoi articoli per cinque giorni la settimana.</p>
<p>Con tanti saluti al New York Post che a quanto sostiene la nostra arzilla connetta non le si è adattato perché non è un giornale di New York, lei invece ama la città ed è una vera newyorkese dal 1949. I nostri cari auguri ad altri anni di gossip e tutta la nostra ammirazione per la tenacia e la voglia continua di andare avanti, nonostante le avversità ed un età che per molti rappresenterebbe la pensione. Siamo tutte con te Liz!</p>
 
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	<title>donna etrusca</title>
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	<pubDate>Sun, 10 May 2009 15:35:26 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>storie_di_donne</category><category>articoli_informativi</category><category>donna</category><category>etruria</category><category>simboli</category><category>storia</category><category>storie di donne</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/etruria_copertin.jpg" class="left" border="0" width="191" height="250" alt="" />Nella civiltà Etrusca la condizione della donna era per certi versi privilegiata, compaiono insieme con i mariti nelle scene di banchetto comuni nell’arte funeraria, sarcofagi, rilievi e pitture. Tuttavia non bisogna dedurre l’esistenza di un matriarcato, così come alcuni studiosi avevano inizialmente ipotizzato, gli etruschi avevano soltanto concesso alle loro donne un ruolo effettivamente attivo nella gestione sociale, probabilmente per garantirsi con più facilità la conservazione del modello etrusco.</p>
<p>In base alle testimonianze archeologiche ed epigrafe sappiamo che in Etruria, come nelle altre civiltà antiche, i diritti politici erano riservati ai soli cittadini maschi, e il nome familiare, il nostro cognome, si trasmetteva nella maggioranza dei casi per via paterna. Mentre le donne greche della stessa epoca rimanevano recluse nel loro ambito privato, dal gineceo potevano uscire solo per partecipare a processioni o funerali, mantenevano una posizione del tutto secondaria nei confronti degli uomini, le donne etrusche, come le donne romane partecipavano ai banchetti con i loro consorti e assistevano alle gare atletiche ed agli spettacoli.</p>
<p>Questo fu motivo di scandalo per molti scrittori greci, che consideravano questo tipo di condotta un chiaro esempio di depravazione morale etrusca, secondo lo storico greco Teopompo, le donne etrusche non solo condividevano la mensa con i propri mariti ma anche con altri uomini presenti al banchetto, arrivando perfino ad ubriacarsi e a rivolgere le proprie attenzioni nei confronti degli ospiti molto oltre il lecito, con l’inevitabile risultato che nascevano bambini di cui si ignorava chi fosse il padre.</p>
<p>Plauto sostiene che le fanciulle etrusche avevano l’abitudine a prostituirsi per procurarsi la dote, sono sicuramente giudizi distorti di chi non riusciva a comprendere un comportamento diverso da quello di cui era abituato. La realtà, come sempre, è molto meno romanzata e sicuramente la morale greca aveva l’unico scopo di non mettere in crisi il proprio rigido ordinamento sociale dei generi, ovviamente Teopompo deve essere stato il precursore del gossip, tanto che fin dall’antichità veniva ritenuto la lingua più velenosa della letteratura greca e soprannominato “maledicentissimus”</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090510153526"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090510153526?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090510153526" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090510153526&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fstorie_di_donne%2Finterventi%2F2009%2F05%2Fdonna-etrusca"/></p>
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	<description>Nella civiltà Etrusca la condizione della donna era per certi versi privilegiata, compaiono insieme con i mariti nelle scene di banchetto comuni nell’arte funeraria, sarcofagi, rilievi e pitture.[...]</description>
	
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	<title>Lucia Nicolai</title>
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	<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 12:14:30 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Sharazade</dc:creator>
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    <category>storie_di_donne</category><category>donne_nel_web</category><category>donne_nel_mondo</category><category>cinema</category><category>creatività</category><category>eventi</category><category>italia</category><category>musica</category><category>televisione</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/storie_di_donne/LuciaNicolai.jpg" class="left" border="0" width="250" height="104" alt="" />Qoob in realtà non ha nessun significato particolare se non l’assonanza alla parola cube e al senso di tridimensionalità, il richiamo con le due “oo” di google e di yahoo quindi un nome familiare per il popolo di internet. Nata come una rete televisiva, oggi è accessibile su internet da tutto il mondo, in italiano ed in inglese, ed apre le porte alla produzione di contenuti televisivi delle nuove tecnologie, telefonini, webcam e programmi di editing che ti permettono di fare dei film da casa. </p>
<p>Lucia si occupa di selezionare i contenuti, è un lavoro quotidiano di ricerca e di monitoraggio del web: visione dei corti che vengono caricati dagli utenti, sia audio che video, e poi una lunga e certosinica ricerca tra i link, blog e i social network,  guardare i Dvd dei distributori o produttori che le vengono recapitati.<br />
Un lavoro faticoso che comporta anche delle grosse soddisfazioni, reperire un buon video e darne un risalto importante è sempre frutto di una lunghissima ricerca, però consente di trovare  nuovi emergenti nel campo della televisione.</p>
<p>Per i giovani non ci sono formule particolari, oggi sono molto diversi l’uno dall’altro, il gusto è in perenne evoluzione, anche il nuovo modo con cui fare  televisione è cambiato, oggi si sfruttano più piattaforme, si diffonde un concept sia su internet che in TV, al cinema o sul cellulare, declinando i prodotti in modi differenti ma tutti riconducibili alla stessa casa madre, come un segno stilistico di riconoscimento.</p>
<p>Lucia in una recente intervista identifica perfettamente il progetto di Qoob che cammina con lei e la sua determinazione a farne una televisione del domani e soprattutto dei giovani: “è nato con un approccio sperimentale, in un mondo mediatico dove la concorrenza non è più fra i canali tv o fra programmi, ma fra un canale tv e un sito internet, fra sito internet e playstation, fra playstation e i-pod, fra programma tv e sms fra amici. Questo vale soprattutto per il mercato dei ‘giovani&#8217;, tanto effimero nei gusti quanto estremamente ricettivo verso i nuovi trend e superveloce nell&#8217;appropriarsi dei propri spazi.</p>
<p>I giovani sono abituati a surfare in internet, hanno una soglia di attenzione bassissima, proprio come internet ti abitua a fare. E soprattutto sono abituati a scegliere da soli quello che vogliono vedere. Per questo hanno bisogno non tanto di un mass-media quanto di un personal-media, che sia con loro potenzialmente in ogni momento. Il nostro è stato un approccio da ‘snack culture&#8217; come l&#8217;ha definita Wired magazine a inizio dell&#8217;anno.</p>
<p> In questo senso, abbiamo creato Qoob, un progetto televisivo che aveva nel sito internet il suo hard-core e che poi abbiamo declinato in TV (sul digitale) e sul mobile. A tutt&#8217;oggi, stiamo distribuendo QOOB su varie piattaforme online, con canali dedicati e brandizzati. E per rendere il progetto sempre più “ 360” come definiscono questo genere di cose gli americani, sicuramente ci saranno occasioni di ulteriori sviluppi futuri.” </p>
<p>Lucia ha le idee estremamente chiare, per il futuro vede la possibilità di dare sempre più spazio ai contenuti “ dal basso”, ovvero quelli degli utenti e dare una bella scossa alle logiche produttive standard che oggi riempiono il mercato televisivo, per questo prevede di richiedere agli utenti una produzione a tema, selezionando il lavori migliori e ricompensati con premi in denaro caricati sull’account di paypal.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090428121430"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090428121430?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090428121430" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20090428121430&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fstorie_di_donne%2Finterventi%2F2009%2F04%2Flucia-nicolai"/></p>
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