La polvere dei sogni

Non saprò mai con certezza se fu il libro a scegliermi o se fu la casualità a spingermi alla sua lettura. Vero è che ogni libro che incontriamo ci scopre a nuovi mondi e ci colma di qualcosa mai conosciuto o aspettato prima. Vi sono alcuni libri che restono nella nostra memoria con facilità, e ci spingono ad emozioni che stavamo cercando da tempo. Durante la loro lettura, dentro di noi, si aprono porte impolverate e domande nascoste, verità celate, riflessioni ricercate da tempo. Tanto penetriamo nella lettura del libro, così penetriamo in noi stessi toccando profondità rimaste oscure.





“La polvere dei sogni” di Andrè Brink è quel genere di libro che porterei con me su un isola deserta per i prossimi due anni o salverei dalla distruzione mnemonica.

In una città immaginaria del Sudafrica, una donna rientra dal suo esilio a Londra, le elezioni che porteranno al potere Mandela sono imminenti. Ritroverà la sua città dell’infanzia, una sorella che ha sposato un razzista violento a cui ha dato dei figli; e la nonna morente. Sarà proprio la nonna ad evocare figure femminili tra la realtà ed il fantastico, con una lucidità impressionante l’avvierà alla comprensione di se stessa tramite le donne che l’anno preceduta. Il rapporto con la sorella con dinamiche conflittuali, la porteranno allo scontro con l’impossibilità ad aiutarla e a superare emotivamente la tragedia che inevitabile si produrrà.

In quel periodo avevo incominciato a fare delle ricerche sulla famiglia di mia madre, per una curiosità interiore, tramite lontani parenti che avevano ancora memoria di alcune storie. In poco tempo ho conosciuto le donne che mi avevano preceduto. Figure femminili forti ed intraprendenti, dal piglio coraggioso e con l’arte sottile dell’arrangiarsi. Una famiglia dallo stampo matriarcale, dove gli uomini ne escono con figure marginali ed evanescenti, in realtà sono quasi introvabili, ed alcuni di loro pur avendo generato figli, sono stati spazzati via dalla memoria dei posteri.

Kristien ascolta le storie della Ouma (nonna) Kristina, dopo i primi racconti delle donne che l’avevano preceduta, Kristina chiede in tono provocatorio, di risalire al principio, cioè al capostipite della famiglia Muller, al primo “uomo “ che arrivato in Sudafrica ha iniziato la stirpe. Ouma Kristina si arrabbia ed indispettita le risponde esprimendo un concetto straordinario, l’appartenenza della prole e il valore ineluttabile del nostro ruolo.

Dice nel libro:

“ Teniamo gli uomini fuori da tutto questo. Tanto di loro si sa già tutto. La nostra storia è un’altra storia, non segue una linea retta, come ormai dovresti aver capito. ………. I cognomi non hanno importanza. Sono stati tutti aggiunti dopo, non puoi farci conto. Ogni volta che un uomo diventa padre non vede l’ora di mettere avanti il suo cognome. Ma come può essere sicuro che quello che lui ha messo dentro è lo stesso di quello che viene fuori? Solo noialtre possiamo dirlo per certo, e qualche volta preferiamo tenerlo segreto. E’ di noi che parlo. Le donne.”

IL dialogo tra le due donne prosegue alla ricerca della prima donna …

“Allora la prima fu Kamma Maria?” chiede Kristien

“ Certo che no. Mi stai ad ascoltare? Nessuno sa da dove abbiamo cominciato. A un certo punto il passato è avvolto nell’ombra. Secondo me ci siamo sempre state. Ci sono vecchie storie che parlano di una donna, nel profondo cuore dell’africa, che venne da un lago portando sulla schiena un bambino e spingendo davanti a sé una vacca nera. O dal fiume ……. . O dal mare. Un giorno una piccola onda si infranse sulla spiaggia e lasciò dietro di sé della schiuma, e sotto la luce del sole la schiuma diventò una donna.”

Il dialogo continua.

“ Io credevo che fosse soltanto una storia.”

“ Avresti dovuto pensarci meglio. Nulla è soltanto una storia.” Ho bisogno di tempo per afferrare quello che ha detto; ora comincio a farmi un’idea del perché sentisse questo bisogno di riportarmi qui da lei. Per predire il passato, nel modo in cui i profeti predico il futuro.

“ Per questo dovevi tornare a casa, ” dice, come se mi avesse letto nel pensiero. “Per sapere da dove vieni. Per avere qualcosa da portare via con te. Forse per aiutarti a capire”

Era questo di cui avevo bisogno, capire da dove venivo?

Ouma Kristina è sicuramente un personaggio dagli aspetti fantastici e magici, con una personalità ben definita e reale. Gli uccelli che hanno dimora nella proprietà della famiglia, sono gli animali che hanno con Ouma un rapporto di empatia e di comunicazione quasi telepatico. Sia il luogo, la casa e il cimitero di famiglia che Ouma Kristina hanno un aspetto “quasi magico”, nulla si dichiara magia ma molto lo appare. Ouma Kristina non è la strega che recita tiritere strane ma possiede un dono fondamentale, la conoscenza dell’io umano nella sua complessità, racconta storie tra il fantastico e l’epico, e poi le reinventa nuovamente, modificandole nel loro aspetto interiore ma lasciandone i tratti significativi inalterati.

Personalmente ritengo che il libro sia un inno al femminismo e al desiderio di ritorno ad una società matriarcale, un incitamento a riflettere meglio sulla nostra realtà e uno stimolo a emergere. Un altro aspetto affiora dalla lettura del libro, le elezioni politiche e tutta la lotta che le ha precedute, vengono utilizzate per sottolineare che per quanto troviamo motivi di divisione, sostanzialmente partiamo tutti da un’unica storia, per tutti uguale, bianchi o neri che siano; da quella donna che venne da un lago … o dal fiume … o dal mare portando sulla schiena un bambino e spingendo avanti a sé una vacca.

Un libro che ho letto ed ho regalato ad altre donne con la convinzione di donare una chiave di comprensione al nostro ruolo ed alle nostre possibilità. Vi ho incontrato alcune convinzioni che mi sono state tramandate per via genetica ed orale, ho ritrovato personaggi femminili epici, sovrapponibili alle storie di donne che ci hanno precedute. Infatti, sarà la nipote Kristien, individuata non a caso dalla nonna, a possedere il dono dell’interpretazione e della riflessione, guidandoci nell’unica esegesi e a proiettarci verso l’ennesima introspezione.

“ Secoli e secoli di lotta e cieca sofferenza, la voce soffocata in gola, cercando di trovare altri modi per rendere udibili le nostra urla silenziose. Trascinate per pianure e montagne – proprio come quegli altri, i servi dalla pelle scura – scalze, consacrate a salvaguardare la tribù, a caricare le armi, a curare i malati e i feriti, a combattere e morire al fianco degli uomini, poi di nuovo ricacciate nell’ombra mentre gli uomini si prendevano il merito e la gloria. In ogni momento critico ci è sempre stata assicurata, per speciale dispensa, la nostra breve apparizione in piena luce: poi giù di nuovo, nella familiare oscurità domestica nel nostro “posto “ predestinato. Per soffrire, piangere e morire. Per loro i monumenti che durano nel tempo; per noi, al massimo, la polvere dei sogni. E ancora mi trovo a pensare: perché l’abbiamo sopportato? Perché non ci siamo mai ribellate, tutte insieme? Per amore della breve estasi del sesso? Per la sopravvivenza della specie? Per un patetico senso di sicurezza? Non è forse vero che avremmo potuto fare tutto a modo nostro, e non sempre, esclusivamente, a modo loro? …. “

A questo punto donne ditemi voi, perché ancora oggi, alle soglie del terzo millennio, siamo sempre convinte che la nostra libertà è sinonimo esclusivo di libertà economica, apparentemente valida, si finisce per lasciare a un ipotetico lui tutte le decisioni ed i meriti, e perché lavorare con regole e ritmi costruiti esclusivamente per la sfera maschile, ignorando e sottovalutando l’importanza della femminilità.

In genere si potrebbe pensare che un libro scritto con tematiche femministe sia stato pensato da una donna, ma per questo libro, la realtà ci impone di confrontarci con la mano maschile che si è adoperata a scrivere. Andrè Brink ha colto tramite l’ascolto, le varietà dell’animo femminile e le ha sapute tramutare in un racconto.

Autore: Andrèe Brink
editore: Feltrinelli

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