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Le ricamatrici

In genere ho sempre poco tempo da dedicare ai miei interessi, scelgo così con una certa cura quello che andrò a vedere. Il film in questione apparteneva ad una rassegna intitolata “Capire per educare anche attraverso l’occhio del cinema” ma quello che mi aveva colpito era stato il titolo “Le ricamatrici” e vi assicuro, non mi aveva interessato l’aspetto lavorativo del termine ma il suo volgersi tutto al femminile.

E’ la storia della diciassettenne Claire che lavora presso un piccolo supermercato della provincia francese, la ragazza dai lunghi riccioli rossi ha un segreto, un dolce segreto che desidera mantenere tale; con una scusa si allontana dai genitori, piccoli proprietari terrieri e dal lavoro. La sua iniziale intenzione è quella di portare avanti la gravidanza e dare in adozione il piccolo, non resta certo ad aspettare il ritorno del padre del bambino che porta in grembo, così trova lavoro come apprendista ricamatrice presso la signora Mélikian, vedova che ha appena perso il figlio in un incidente e che ricama tessuti per l’alta moda Parigina.

Inizia così un rapporto che andrà consolidandosi nel tempo che passeranno insieme a ricamare e che aiuterà entrambe ad affrontare eventi importantissimi, quali la morte e la vita.

Un film composto prettamente da giochi di luce e di silenzi, fatto di sguardi e di colori tenui, di ricami tanto leggeri da stupirci, dimostrandoci come sia possibile un alleanza tanto profonda tra donne in età diversa ed è proprio il bisogno l’una dell’altra e le loro capacità a darsi il possibile per superare gli “incidenti” della vita.

Un film tutto al femminile in cui gli uomini sono i grandi assenti, un assenza che non si sente ma che accentua la laboriosità femminile e dimostra il chiaro intento della regista di esplicitare l’estraneità del sesso forte dalla gravidanza e dai grandi momenti di passaggio della donna.

La regia si concentra sul ricamo sottolinea quanto gravidanza e ricamo necessitino di pazienza e di tempo per creare qualcosa di unico, la trasformazione di Claire dipenderà anche dai ricami, dapprima semplici e poi via, via sempre più complicati, così lei all’inizio ruvida con la maternità piano, piano riuscirà ad essere comprensiva e, una volta scoperto che il figlio è femmina, deciderà di tenerla anche perché non sarà sola a tirare su la figlia.

Due lutti, due incidenti, due eventi importanti all’interno della vita, la comunione di visi e di menti per sorreggersi e proseguire la strada trovando nuovi aspetti di realtà.

Un film costruito sulle emozioni di due donne, tanto vero da sembrare palpabile e dietro la nostra porta di casa, una ricerca perfetta, a mio parere, sui simboli legati al sentimento e ai ruoli.

Alla fine lascia quasi senza parole, poiché tutto è già stato detto in quella manciata di minuti.

Regia: Eléonore Faucher

Produzione: Francia 2003

Fotografia Pierre Cottereau

Durata: 88’

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