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Dorothea Lange

Dorothea Lange è un artista donna che mescola la sua sensibilità all’impegno sociale, utilizza l’immagine come riflessione e porta alla conoscenza di tutti le difficoltà della gente, andò per le strade e immortalò la miseria nei quartieri disagiati, aderendo al movimento straight photography, un movimento nato nella prima metà del ‘900 ed ebbe il suo centro nevralgico negli Stati Uniti.

Dorothea affianca alla figura del reporter, la fotografia documentaristica; il contesto ha il semplice messaggio dell’immagine pura, vera, senza artifici sia nell’utilizzo di particolari accorgimenti nello scatto che successivamente nella stampa.
Dorothea nasce nel New Yersey nel 1895, a soli 7 anni fu colpita da una grave forma di poliomielite che le causò un difetto alla gamba destra, reagì al suo handicapp e studiò fotografia a New York con Clarence White.

Si sposa con il pittore Maynard Dixon ed ebbe due figli, Daniel e John. Aderisce al movimento documentarista e collabora con un organismo federale per il monitoraggio degli anni della grande depressione, effettuando innumerevoli reportage tra i senzatetto della california. Nel 1935 divorzia da suo marito e sposa l’economista Paul Taylor che contribuì al suo lavoro di reportage con dati statistici, interviste e raccolta di dati.

La Lange ci lascia un lavoro certosinico e veritiero sulla fatica ed il dolore della povertà meglio di qualunque testo scritto, con lo sbandamento interiore di questi uomini abbandonati a se stessi. Parla di povertà, scegliendo di documentare un popolo che si sposta per cercare lavoro e sopravvivere. La sua fotografia ha una funziona sociale, deve raccontare e spingere all’indignazione, a prendere provvedimenti ma soprattutto a suscitare delle reazioni. Dorothea non è un reporter senza la vena artistica, la sua forza è nelle strade, i suoi volti sono le migliori opere della fotografia di tutti i tempi, la sua arte è coinvolgente e sradica profondi pregiudizi radicati nelle menti delle persone.

La verità è che in quegli occhi e in quella disperazione ci riconosciamo un po’ tutti, forse con motivi diversi, e veniamo presi dal terrore ancestrale che un giorno potremmo essere fra di loro a condividere la disperazione della sopravvivenza.
La più bella opera della Lange è Migratory mother, considerata a tutt’oggi un’icona della storia della fotografia, rappresenta una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli, nei suoi occhi si legge tutta la disperazione e insieme la dignità di chi affronta tutti i giorni la precarietà dell’esistenza, i figli dietro a lei sottolineano l’aspetto della famiglia, a lei si aggrappano nascondendo il volto, mentre lei come madre affronta ogni cosa guardandola in faccia, dritto negli occhi.

Potremmo paragonare questa sua foto alla famosa bambina del National geographic con gli occhi azzurri e lo sguardo fiero davanti a sé, oltre il suo stupore e la sua difficoltà, seria ma non infelice, serena ma non tranquilla. Ognuno di noi può fare delle ottime fotografie da ritratto, ormai la fotografia è a portata di tutti, compreso il reportage.
Dorothea Lange muore nel 1965 a 70 anni, a San Francisco in California, per le conseguenze della poliomielite.

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