La leggenda del cucù

Una favola cinese.

Al nord quell’anno fece molto freddo.
Nella casa in mezzo alla neve, la mamma lavorava dall’alba fino a notte per nutrire e curare i suoi quattro figli. Pescava, cucinava, puliva, mentre i bambini giocavano tutto il giorno.
Quando rientravano, verso sera, avevano ancora richieste da farle:
«Puoi scrollare la neve dai miei stivali?» chiedeva il maggiore.
«Il mio vestito è bagnato; puoi asciugarlo al fuoco?» pretendeva il secondo.

Un giorno di ghiaccio e tormenta la madre andò a pescare perché non c’era più cibo e, quando tornò a casa, si mise a letto perché era molto malata.
«Ho molta sete» disse ai suoi figli. «Potete andare al fiume a prendere un po’ d’acqua?»
Ma i figli si rifiutarono:
«Non ho il cappello e nevica forte» disse il secondo.
«La mia giacca è bagnata» rispose il terzo.
E il minore non disse nulla e ignorò la richiesta della madre.

Come al solito uscirono poi a giocare e tornarono verso sera a reclamare la cena.
Ma quando tornarono a casa, rimasero a bocca aperta a guardare la madre: stava in mezzo alla stanza e li guardava fissa, mentre, pian Cuculopiano, si trasformava in un uccello. Li guardò un’ultima volta, poi volò via lontano e rispose ai loro richiami con un «cu … cu … non tornerò mai più».

La mamma era diventata, a causa dell’ingratitudine dei figli, l’uccello cucù, il quale non fa mai il nido, depone le uova nei nidi degli altri uccelli, non cova le uova e non nutre i suoi piccoli.

dal sito www.ghisettiecorvi.it/esercitazioni/attivita/cucu.htm

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