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Sud-Est asiatico: tornateci ORA

Quando lo sfrenato consumismo è un gran bene anche per i poveri.

Giorni fa stavo guardando il telegiornale. Intervistavano alcuni turisti in partenza verso i paesi colpiti dal maremoto: zaino in spalla, occhialetti da sole già piantati in testa e sguardo un pò colpevole…

La mia prima, bigotta, reazione, è stata quella di scandalizzarmi. Ma come possono andare lì a fare surf quando ancora non si è finito di contare i corpi che su quelle spiagge ci sono morti? E’ possibile che pur di non rinunciare ai soldi di un biglietto aereo abbiano deciso di fregarsene?

Poi la mia parte morbosa ha iniziato a parlare : loro ci vanno apposta, mi ha detto, vogliono correre a guardare, a nutrirsi dello scandalo della natura, a banchettare col dolore per poter dire: io c’ero. E mentre ero assorta in questo schifo li ho sentiti dire (loro, i turisti con l’occhialetto e la ciabatta pronta nello zaino): ci vado per non peggiorare le cose. Provo a dare una mano spendendo lì i miei soldi di turista allegrone e non a casa mia, dove nessuno o quasi, grazie a Dio, sta messo così male da vendersi il figlio ad un pappone per mangiare. Ci vado per non tardirli come ha fatto la natura, per non togliere loro dal sedere l’ultima sedia rimasta. E dal basso della mia inutilità, io ci credo.

Quella del turismo (quello buono, non dei maiali che portano soldi e HIV a chi avrebbe bisogno solo di scuola e lavoro,per farseli da sè e in maniera pulita) è l’unica carta veramente buona che tanti Paesi del Terzo Mondo hanno da giocarsi.

Noi occidentali ricchi, pieni di falsi bisogni ed attaccati ad ogni sorta di bene materiali, in quei paesi non portiamo solo un grasso posteriore da abbronzare: portiamo soldi!

Facciamo circolare monete forti e in alte quantità dando lavoro coi nostri assurdi bisogni, ed innestando catene di produzione che altrimenti non sorgerebbero neppure.

Non sto qui a dire che sia etico o meno. Che bersi ghiotti un cocktail da 20 dollari in faccia ad un bambino che sta per morire di fame sia bello o tantomeno giusto, fattostà che è utile.

Gli imprenditori occidentali che aprono fabbriche in paesi poveri non lo fanno per beneficenza, e se ci facessero lavorare solo i papà e le mamme, tenendo a casa i bambini, e magari imparando anche il significato delle parole “d-i-r-i-t-t-i u-m-a-n-i” forse potrebbero dare una mano anche loro ad evitare lo sterminio annuale di milioni di persone per fame, miseria e malattie ad esse collegate, ma non è così che funziona, la mano dell’Occidente dobbiamo tenderla noi persone comuni.

Immaginate i paesi colpiti dal maremoto, toglietevi dalla testa per un momento quelle foto di morte e violenza, e figuratevi quegli stessi posti tra qualche mese: credete che l’emergenza sarà andata via?

I morti non saranno più riversi sulla spiaggia, ma creperanno nelle loro baracche senza dar più fastidio a nessun italiano che li guarda al telegiornale della cena, eppure se ne andranno all’altro mondo proprio come hanno fatto queste povere vittime.

Se prima nel Sud-est asiatico regnava la povertà, dopo questa catastrofe sarà il vero inferno e non è solo con i seppur utilissimi versamenti alle associazioni no-profit che possiamo portare il nostro aiuto.

Non c’è bisogno di entrare a far parte di Medici senza frontiere o di farsi missionario per aiutare i sopravvissuti del maremoto: basta programmare le prossime vacanza in Thailandia o Sri Lanka invece che a Parigi o Tokyo e andare a spendere lì i nostri soldi.

Facciamo circolare l’economia di quei paesi, per far del bene non bisogna per forza sacrificarsi!

Vi segnalo alcune agenzie di viaggio on-line dove magari potete dare uno sguardo alle offerte per l’Asiae addirittura acquistare già da oggi il biglietto verso… il Paradiso ;-)