
Che tra Cina e Giappone non scorra sempre ottimo sangue è arcinoto ma negli ultimi giorni la situazione sta degenerando pericolosamente.
Ecco quel che la Cina rimprovera alle istituzioni giapponesi: cercano da anni di far passare sotto silenzio o comunque di smorzare la portata del massacro di centinaia di migliaia di cinesi ad opera dei conquistatori nipponici tra il 1937 ed il 1945. Revisionismo storico della grossa dunque…
In particolare sono sotto accusa i libri di testo giapponesi; pare che questa “pagina nera” nazionale venga raccontata in pochissime e sfumate righe, quasi ignorata insomma.
Ulteriore aggravante ha costituito la pubblica disapprovazione giapponese verso le recenti dichiarazioni del governo cinese nei confronti di Taiwan (in sostanza: Taiwan è cinese e tale resta, può scordarsi la tanto agognata indipendenza).
A che punto siamo arrivati dunque?
Le manifestazioni su pubblica piazza hanno dato il via alla viva protesta del popolo di Han ma siamo già giunti al punto che il Giappone ha convocato ufficialmente l’ambasciatore cinese a Tokyo.
Le tappe dello scontento passo per passo sono state:
Primi cortei ed incidenti a Pechino sabato 9 aprile in nome di questa ingiustizia commemorativa.
Lo stesso giorno, sempre a Pechino, l’ambasciata giapponese viene assaltata con una intensa sassaiola.
10.000 persone scendono in piazza a Canton .
Altre 10.000 persone protestano per le strade di Shenzen (vicino ad Hong Kong).
Bandiere giapponesi bruciate pubblicamente su suolo cinese.
Il governo di Tokyo, scandalizzato, chiama ufficialmente l’ambasciatore di Pechino.
In questo periodo di scontri internazionali pare proprio che questi due colossi asiatici vogliano tenersi tristemente al passo con molti altri.
La Cina reclama, sacrosanto, il diritto a piangere i suoi morti davanti al mondo; chissà se lascerebbe fare lo stesso al Tibet…

Angela Picciafuochi








