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LA BALBUZIE NEL BAMBINO

L'alterazione della scorrevolezza del linguaggio nel bambino, può interferire con i risultati scolastici e creare delle risposte emotive spesso conseguenti alle reazioni che tale disturbo può suscitare...

La balbuzie nel bambino, si manifesta in genere tra i 2 e i 7 anni (con una maggiore frequenza intorno ai 5). Si distinguono la balbuzie tonica (dove non è possibile emettere il suono per un certo periodo) e la balbuzie clonica (ripetizione involontaria di sillabe, in genere all’inizio della frase), ma spesso esse coesistono.
Secondo il DSM IV, la balbuzie è definita come:

un’anomalia del normale fluire e della cadenza dell’eloquio (inadeguati per l’età del soggetto) caratterizzata dai seguenti elementi:

1) ripetizione di suoni e sillabe

2) prolungamento di suoni

3) interiezioni

4) interruzioni di parole

5) circoncoluzioni (sostituzioni di parole per evitare parole problematiche)

6) parole emesse con eccessiva tensione fisica

7) ripetizione di intere parole monosillabiche

L’anomalia di scorrevolezza, interferisce con i risultati scolastici o lavorativi, oppure con la comunicazione sociale.

L’esordio avviene prima dei 10 anni di età nel 98% dei casi. Inizia generalmente in modo graduale con ripetizioni di consonanti iniziali, di parole che sono di solito le prime in una frase o di parole lunghe. Inizialmente, il bambino non è consapevole della difficoltà dell’eloquio e, quando ne diviene consapevole, possono comparire meccanismi per evitare le alterazioni di scorrevolezza e risposte emotive associate (frustrazione, ansia, scarsa autostima). Certi studi affermano che l’80% dei soggetti con balbuzie guarisce, con il 60% di remissioni spontanee.

Bisogna distinguere la balbuzie vera e propria dalla balbuzie fisiologica, ossia una fase di ripetizione di intere parole o frasi, frasi incomplete, interiezioni, pause non colmate, che interviene verso i 3-4 anni. In questa fase, è decisivo il ruolo dell’atteggiamento circostante: di fronte a certe disfluenze fisiologiche, il comportamento ansioso, ipercorrettivo, perfezionista o aggressivo degli adulti, può indurre una balbuzie vera e propria come risultato di questa situazione bloccando la spontaneità verbale.

L’eziologia è di tipo multifattoriale dove “fattori di rischio” sono rappresentati ad esempio dalla disfunzione cerebrale minima, su base ereditaria.

L’inquadramento delle cause dovrebbe essere globale, diretto sugli aspetti comunicativi, relazionali e su base organica (disfunzione cerebrale minima, mal lateralizzazione, compromissioni dell’udito oppure deficit motori della parola).

Le alterazioni psicoaffettive del bambino balbuziente si possono rintracciare sia nella sua personalità, sia nell’ambiente circostante. Ci sono poi dei tratti di personalità che ricorrono maggiormente: introversione, ansia, passività e sottomissione, aggressività e impulsività.

La terapia della deve essere intrapresa tra i 5 e i 7 anni (dopo i 10 anni, gli interventi possono essere meno efficaci) prevede una iniziale e adeguata valutazione diagnostica. La diagnosi dovrebbe essere effettuata nel minor tempo possibile, in modo da poter prevenire l’instaurarsi di meccanismi di autolimitazione che fissano e aggravano il disturbo.

Di fondamentale importanza, il “counseling parentale” ossia la corretta informazione dei familiari con chiarimenti sulla balbuzie, sui fattori scatenanti e su eventuali comportamenti da modificare. Quando è presente un problema di linguaggio e apprendimento o quando le disfluenze sono prevalenti, il bambino può essere inserito in un programma di terapia ludica di gruppo che ha lo scopo di creare un clima gratificante e rilassato nonché il modellamento della fluenza. Oltre ad una rieducazione ortofonica, si possono utilizzare tecniche quali il rilassamento e lo psicodramma e permettere al bambino di esprimenre l’aggressività latente.

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