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Frustrazione e capacità di agire

Come agire alla frustrazione

La capacità di reagire agli ostacoli in modo adeguato o in modo inadeguato si viene ad acquisire nei rapporti che il bambino con la madre prima, con il padre dopo.
Infatti questi ultimi rappresentano spesso degli ostacoli per il bambino al soddisfacimento dei suoi bisogni.
L’ostacolo diventa frustrazione e determina l’insorgere di meccanismi difensivi patologici invece di produrre un incremento nello sviluppo quando non è proporzionato all’età del soggetto, quando si ripete per un tempo lungo, quando avviene dei confronti di un bisogno di sopravvivenza ed in un momento critico dello sviluppo, quando viene vissuto dal soggetto come una imposizione proveniente da un adulto o da un superiore che vuole esercitare il proprio potere autoritario.
Gli ostacoli di cui Freud parla sono di natura diversa: la parola versagung è usata per definire sia ostacoli interni all’individuo sia ostacoli di tipo esterno.
Il concetto è infatti estremamente pratico e si presta ad accogliere in sé molteplici significati in rapporto dinamico fra loro.
La prima volta che il termine frustrazione è comparso nelle opere di Freud è servito a definire un ostacolo di tipo interno.
Negando a se stesso un normale sbocco degli impulsi sessuali per obbedire a precetti nomali della società l’individuo si ammalerebbe di nevrosi.
Questo perché il soddisfacimento sessuale aumenta con la sua frustrazione la libido, che ammalata cerca un soddisfacimento nevrotico sostitutivo sotto forma di sintomi patologici.
Successivamente Freud ha parlato di frustrazione collegandola ad un ostacolo esterno all’individuo intendendo come agente frustrante la stessa realtà.

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