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Ancora sulla frustrazione

Continuiamo a parlare di questa forma di aiuto allo sviluppo.

Un bambino abituato gradatamente a saper affrontare in maniera adattiva e creativa la frustrazione, diventerà l’adolescente capace di ristrutturare i propri comportamenti e di cambiare eventualmente le mete in modo da superare gli ostacoli.
Il problema che deve essere posto è quello di quale possa essere nel processo evolutivo di ciascun individuo il livello ottimale di frustrazione che integri nella sua struttura di personalità le capacità di interagire con il reale contemplando in esso e tollerando senza danno profondo gli aspetti che più disattendono le fantasie di desiderio e le aspettative del piacere in una severa educazione della realtà che è garanzia di evoluzione armonica e maturità.
Il concetto di frustrazione ottimale è stato introdotto da kohut.
Prima di esaminare quale sviluppo abbia avuto è necessario richiamare due luoghi comuni specifici e cioè il concetto di sé e il concetto di narcisismo.
Il sé non è una istanza psichica ma è una struttura delle psiche perché è investita di energie pulsionali e possiede una continuità nel tempo , cioè è duraturo.
Proprio come la rappresentazione degli oggetti è un contenuto dell’apparto mentale.
Per quanto riguarda il narcisismo, è definito non dall’obiettivo dell’investimento pulsionale.
E’ il concetto di sé grandioso che ci permette un immediato collegamento al problema della frustrazione.
L’esame più specifico del ruolo giocato dalla frustrazione nello sviluppo dell’individuo richiede però anche alcuni accenni alla concezione che Khut ha dell’aggressività.
L’aggressività ha una propria linea di sviluppo, in circostanze normali essa evolve infatti da forme primitive di consenso non distruttivo fino a forme più mature nelle quali viene ad essere subordinato all’esecuzione del compito appena vengono conseguiti gli obiettivi per cui si è mobilitata; essa tenderebbe cioè a decrescere.
E all’interno di questo quadro che si colloca il concetto di frustrazione ottimale.
E’ solo attraverso la frustrazione ottimale che è possibile l’instaurarsi nel bambino di strutture interne che gli consentono di tollerare la tensione in campo narcisistico.
Il bambino non sviluppa la fiducia, la ristabilisce.
La mancanza totale di frustrazione ottimale implica un difetto della struttura psichica fondamentale adibita al controllo delle pulsioni.
Di conseguenze son scarse le interiorizzazioni da cui dipende la costruzione di nuove strutture psichiche.
Inoltre, se una tale quantità di frustrazioni non è presente, se cioè l’oggetto rimane eccessivamente coinvolto nel rapporto con il bambino per troppo tempo in maniera non empatica, allora possono verificarsi quelle condizioni che a volte nella situazione clinica sono definite assenza patologia di paranoia.

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