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Joy Scout, si nasce o si diventa?

La tendenza a proiettare sugli altri, al di "fuori" di noi stessi la responsabilità dello stallo in cui a volte ci si trova a vivere, è un atteggiamento diffuso. Una importante "lezione", a tal riguardo, l'ho appresa quando...

…uno Joy Scout della prima ora, qualche tempo fa, alla fine di un anno sabbatico, volle condividere cosa avesse appreso in questo periodo di riflessione. La sintesi della sua esperienza fu questa frase: “…prima non sapevo di essere addormentato, adesso so’ di esserlo…”.

Con questa importante “chiave”, che anch’io desidero conDividere con te che stai leggendo, ti accompagno su un altro aspetto dell’essere o divenire, prendendo come “territorio” la mia esperienza nella Joy Revolution.

Infatti, uno degli aspetti, che è anche esercizio, che rende efficace lo sviluppo personale, è quello di “piantare semi di gioia”.

Joy scout si è, oltre che con il cuore, anche con la mente, con l’esercizio dell’atto di volontà. Ma la cosa più importante del Joysmo (non poteva mancare una nuova parola di Joyense) è che si è Joy scout non per iniziazione (quale? Dove? A cosa?), ma per “risveglio”, inteso come consapevolezza di possedere i “semi di gioia” e distribuirli.

Tutti, uomini e donne esistiti, esistenti e che esisteranno, hanno questa “riserva” in dote, in quanto tutti siamo “…ad immagine e somiglianza…” dell’unica Gioia.

L’inganno, sta nel fatto che…lo si è dimenticato. E’ come la storia degli angeli smemorati, che ho scritto nelle prime pagine del mio libro “La Forza della Preghiera”, in cui mentre questi voleggiavano festosamente intorno a Lui, per un batter di ciglia del creatore, per lo spostamento cosmico, “caddero” sulla terra e nella caduta persero la memoria del proprio stato ed adesso vivono tra noi con i loro “doni”. Così oggi molto angeli smemorati vivono tra di noi ed alcune volte…la memoria ritorna “quando si è” quello che si sente di essere.

Questo “sentire” viene percepito da molti, vivendo relegato nella “cantina” del nostro essere e raramente cercato ed utilizzato. Ecco allora che alcuni “sentono” il richiamo a “qualcosa” di grande, importante, vitale che vuole manifestarsi, ed allora si inizia un cammino (anche fisico) verso chi ci parla di queste “cose”: corsi, seminari, incontri, associazioni, movimenti, iniziazioni, bla, bla, bla.

Vi dice qualcosa tutto questo? Vi è capitato, almeno una volta nella vita, quanto sto affermando? L’essere esploratore (come l’angelo smemorato) ci ricorda che stiamo cercando qualcosa che conosciamo e che già, almeno incosciamente, sappiamo che esiste, altrimenti che cosa stiamo cercando?

Si può cercare e trovare solo quello che già si conosce, altrimenti come faremo a capire di averlo trovato quando l’avremo davanti?

Si racconta che un giorno le pecore del Buon Pastore, avevano organizzato nell’ovile una festa in suo onore.

Grandi preparativi, raccomandazioni a tutti su come avrebbero dovuto comportarsi alla sua presenza: sorrisi ben stampati sui musi, partecipazione attiva e così via.

Arrivata la sera, all’orario stabilito del suo arrivo, iniziarono i canti, tutti in coro ed in un sol belato.

La pecora guardiana, all’ingresso dell’ovile, scrutava attentamente l’accesso all’ovile, pronta a segnalare a tutte l’arrivo del prestigioso ospite.

Dopo un po’, una figura nell’oscurità si avvicina lentamente all’ingresso e già l’emozione della guardiana sale…ma appena potè vedere più distintamente, vide che era…una capra.

Questa si avvicinò e le chiese: “per chi è questa festa”?

“Per il buon Pastore”.

“Bello! Posso partecipare anch’io? Ho sempre desiderato belare come fate voi per ringraziarlo del dono della Gioia che ci ha fatto”.

“Non se ne parla nemmeno”, rispose prontamente la pecora. Puzzi, sei sporca e poi non conosci i nostri beeeelati”.

“Ti prego”…insistette la capra ma la pronta risposta della guardiana fu un secco no! “Anzi, vai via o chiamo le pecore vigilantes ed allora saranno guai seri per te”.

Così la capra, data un’ultima malinconica occhiata all’ovile illuminato a festa, mestamente se ne andò.

Passano i minuti, le ore, ma del Buon Pastore, nessuna traccia. A notte avanzata, la pecora leaders decisero di sciogliere il gregge e dichiarare annullata la festa. Lo sconforto fu grande ed ognuna delle partecipanti se ne ritornò al proprio spazio del recinto, tranne le pecore anziane, che decisero di riunirsi per capire cosa fosse successo.

Queste cominciarono ad implorare alzando le zampe al cielo, chiedendo un “segno”,una spiegazione, del perché Lui non fosse venuto.

Dopo ore di questo lamentoso belare, il Buon Pastore comparve improvvisamente in mezzo a loro.

Dopo un primo attimo di stupore, belando insieme esclamarono: Pastore! Il capo gregge intervenendo subito chiese: “perché non hai voluto partecipare alla nostra festa? Non siamo ancora pronte o abbastanza pure per riceverti?”

“No, non occorre essere pronte o pure”, fu la risposta. “In verità, sono venuto, ma voi non mi avete accolto”.
“Sei venuto?” fu l’esclamazione all’unisono dei presenti.

Sì, sono venuto proprio all’inizio della festa e mi sono presentato all’ingresso, ma mi è stato detto che puzzavo, non sapevo i vostri canti, che non ero abbastanza pulito per stare con voi”. E le pecore: “ma allora eri tu, quella capra che abbiamo mandato via. Potevi dircelo, potevi farti riconoscere”. Ed il buon Pastore: “già una volta, circa duemila anni fa lo feci e sapete come andò a finire…”

Che una “capra” speciale per te ultimamente si sia avvicinata a te, ti abbia irritato e tu non l’abbia riconosciuta? Non importa: non sapevi di dormire. Adesso, ripensandoci, se vuoi, hai l’opportunità di distribuire il seme della Gioia, fallo adesso!. In questo modo puoi realizzare una meravigliosa opportunità per celebrare in Lui la consapevolezza di quello che sei: GIOIA, sei il “seme” oltre che il “seminatore” e che il “terreno” è dove sei e con questa consapevolezza possiamo allora festeggiare sempre ed in ogni luogo.

Buon sentiero!
Maurizio Fiammetta