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La funzione dell'ancoraggio

Approfondiamo una proprietà della nostra mente: l'associazione, ovvero la caratteristica di collegare elementi sensoriali distinti in un'unica esperienza.

Vi è un palo della linea elettrica all’ingresso della città in cui abito, che, ogni volta che mi trovo a passare da li, mi ricorda circa…20 anni fa, quando alla guida di un carrello elevatore, addobbato per sfilare nel pomeriggio al carnevale cittadino, presi la curva un po’ troppo velocemente, tanto da andare a strisciare sul cemento del palo “lasciando” su di esso della vernice gialla della carrozzeria.

Oggi non vi è più traccia del colore, ma quel palo, in quella curva, richiama alla mia memoria il carrello elevatore, il carnevale e la vernice gialla. Una memoria, l’immagine del palo, mi richiama una serie di altre memorie, grazie alla proprietà associativa del nostro cervello.

Lo stesso “meccanismo” lo riscontro con mia moglie che ogni volta sente l’odore di uno specifico profumo, entra letteralmente in crisi di disgusto. Questo perché ai tempi dell’università, per andare all’ateneo, viaggiava spesso con il cognato che faceva abbondante uso di tale essenza. Lo spazio ristretto dell’automobile, la periodicità dei viaggi, la durata del tragitto hanno creato uno specifico stato emotivo che si riattiva anche al solo nominare la marca del profumo.

Così succede a tutti noi con immagini, con dei suoni, con degli odori e sapori, che ci rievocano luoghi, canzoni, gite, chitarre, serate danzanti, chiacchierate in spiaggia o campeggi estivi e molto altro ancora.

Questo è il “meccanismo” mentale dell’associazione o ancoraggio. Ad immagini, a dei suoni, a dei profumi e sapori, abbiniamo specifici stati d’animo. Viceversa se stiamo provando un’intensa emozione (stato d’animo), associamo elementi che rientrano nel nostro campo visivo, uditivo e cinestesico.
Questo va oltre il solo concetto del “riflesso condizionato”, in quanto l’associazione nel nostro subconscio riguarda più elementi sensoriali in un arco di tempo anche prolungato. Alcuni studiosi affermano che tutto quanto avviene nell’arco di 72 ore, viene associato.

La nostra vita è continuamente “ordinata” da questa realtà mentale. Il fatto è che molte volte l’associazione è inappropriata, non funzionale per il nostro scopo del momento.
Per esempio, sentiamo una canzone e ci rattristiamo quando magari stavamo uscendo per andarci a…divertire. Non sappiamo darci una spiegazione di cosa sia avvenuto, ma il nostro umore è cambiato.

Se prestiamo attenzione a cosa è avvenuto in quel contesto, molto probabilmente riscontreremo qualche elemento rilevato dai nostri sensi che ci riporta ad una specifica memoria associata a quello stato d’animo. Interessante vero?
Così può accadere di partecipare ad un evento triste, come per esempio un funerale, ed all’improvviso ci viene da ridere, perché magari abbiamo visto tra i convenuti un nostro amico con cui un tempo non si faceva altro che raccontarsi barzellette esilaranti. Stesso procedimento: abbiamo associato “automaticamente” determinate rappresentazioni al ridere ed altri al piangere.
Può capitare di vedere una persona, anche anziana, che sta cadendo a terra in maniera scomposta, ed anche se razionalmente pensiamo possa farsi molto male scivolando, fa “scattare” in noi il programma “oggi le comiche”. Contriariamente all’immagine di un bimbo nudo, senza vita, tra le braccia di un militare che lo ha estratto dalle macerie durante la guerra, innesca il programma “commozione” e questo a prescindere se sono scene vere riproposte dal telegiornale o fiction televisiva.

Per la nostra mente sono tutti interruttori reali che attivano i relativi programmi.

Ricorda:


Più forte è una emozione, più vivido sarà il ricordo e più attivo il programma associato

Dell’associazione, si fa un uso mirato in tutti i settori della comunicazione. Nel marketing, nella politica, nell’insegnamento, nell’intrattenimento.
Abbinare un prodotto ad una sensazione è il cavallo di battaglia di molte campagne pubblicitarie. I messaggi, quindi la comunicazione, viaggiano sul sentiero dell’emozione e non della razionalità. I venditori non vendono prodotti, ma sensazioni, EMOZIONI.
Ci avete mai fatto caso specificatamente? Il bravo venditore (comunicatore) è colui che ti dà l’opportunità di accedere ad un’emozione positiva, potente, reale, immediata per mezzo…del suo prodotto: la macchina, il ventilatore, le leggi che si faranno approvare se eletti, il profumo, il ragazzo, la ragazza, sono tutti funzionali ad emozioni, idee associate.
Anche per questo è vera l’affermazione che noi, in riferimento alle persone, non ci innamoriamo di esse, ma dell’idea, dell’emozione, che abbiamo “costruito”. Infatti è sufficiente che in determinate situazioni, l’idea, l’emozione sia diversa da quella ancorata nel nostro subconscio, che…voilà sentiamo dire:
“tu non sei più quello di una volta”; “Questa non è la persona (causa, ideale, fede) che io ho sposato”.

Quanto detto fin ora è solo l’inizio di un percorso che si fa veramente interessante e che ci porta ad affrontare moltissimi aspetti del comportamento umano, delle sue reazioni, delle sue contraddizioni, delle sue risposte semi automatiche, reazioni a determinati stimoli che diventano comportamento. Quello che ho scritto ci serve in questo percorso per un’applicazione anche pratica. Se è passata l’informazione sulla potenza delle associazioni, ancoraggi e parenti stretti, siamo arrivati alla conclusione che queste reazioni le possiamo realizzare per utilizzarle a nostro uso e consumo. Possiamo quindi crearci un interruttore che azioni stati di risorsa positivi ogni volta che ci occorre e lo desideriamo.
Sei pronto? Lo vuoi?

Adesso ti spiegherò come crearti un “generatore di energia personale”

(Continua)