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Dalla parte dell'Anima

Secondo intervento di Gabriella Delmonte Counsellor e Formatrice a indirizzo psicosintetico _uacct = "UA-815612-1"; urchinTracker();

Secondo intervento di Gabriella

Per vivere una vita gioiosa e creativa, imparando ad accogliere gli inevitabili
problemi portati dalla vita come sfide superabili e arricchenti, piuttosto che
come ostacoli insormontabili, occorre imparare a riconoscere, soddisfare e ad
armonizzare vari aspetti del proprio essere: dal livello fisico e corporeo, a
quello emotivo, mentale e spirituale.

 

In particolare accogliere i propri bisogni di natura spirituale significa
lasciare che sia la nostra Anima, con le sue visioni e intuizioni a
guidare la nostra vita e non qualcos’altro o qualcun altro.

 

Uno degli scopi della psicosintesi, quale prassi
formativa di sostegno dello sviluppo psico-spirituale, è quello di stimolare un
processo di liberazione dell’essenza più originaria e autentica di ciascuno di
noi (Anima o ) e contemporaneamente di promuovere un lavoro
plastico, creativo, per alimentare lo sviluppo di quei tratti della personalità,
sottosviluppati o carenti, che, se sostenuti, potrebbero aiutarci a dare piena
manifestazione e valorizzazione a chi siamo realmente. Potremmo anche definirla
una prassi di autoformazione permanente, che ha lo scopo di aiutarci a
contattare la nostra fonte interiore di silenzio, saggezza e amorevolezza e a
trasformare alcuni limiti della nostra personalità,  per renderla un adeguato
veicolo di espressione delle qualità e dei progetti, che la nostra anima ci
chiama a manifestare.

 

Spesso l’ambiente, con le sue pressioni di tipo familiare, educativo, sociale,
culturale, anche quando è mosso in buona fede dalle migliori intenzioni, tende a
imporci il percorso opposto: adeguare la nostra personalità ai condizionamenti
esterni, senza curarsi della loro sintonia con  i bisogni e i diritti reclamati
dalla nostra anima. E’ un processo che accade di continuo, perché fa parte del
processo stesso di socializzazione e di adattamento; a volte il gioco è
evidente, perché è condotto con la forza, altre volte è più nascosto e sottile,
perché si appoggia alla fine arte della manipolazione.

 

Una vecchia storia racconta di un sarto, che per
eliminare i difetti di un abito che aveva confezionato per un cliente, chiedeva
al cliente di adattare la sua postura in modo tale da eliminare i difetti: i
pantaloni sono troppi lunghi? Basta stare in punta di piedi. Sono troppo
stretti? Basta ritirare la pancia e trattenere il respiro…La manica del braccio
destro della giacca è troppo corta? Basta ritirare un pochino il braccio e
chiudere la mano…Alla fine i difetti dell’abito erano spariti, ma la persona che
lo indossava era costretta a restare ferma e immobile, come pietrificata, in una
posizione innaturale e malsana.

 

Ognuno di noi è stato trattato, almeno qualche volta, in questo modo,
soprattutto da bambini, quando la sensibilità e la permeabilità della psiche
sono massime, così come la dipendenza e il desiderio di compiacere chi si
occupava di noi. Da adulti ai condizionamenti provenienti dall’esterno si
aggiungono quelli interiorizzati e fatti propri. Immaginiamo che oggi la storia
del sarto possa descrivere non solo un possibile modo infelice di vivere la
relazione con l’ambiente e con gli altri, ma racconti soprattutto delle nostre
dinamiche interiori. Immaginiamo che il cliente sia la nostra anima, che l’abito
sia la nostra personalità e che il sarto rappresenti la nostra capacità di
produrre cambiamento.

 

E noi che tipo di sarto siamo?

 

Imparare ad assumere un atteggiamento genuinamente psicosintetico verso se
stessi significa stare dalla parte dell’Anima e sapere agire nei suoi confronti
come il sarto capace, che rispetta sia il cliente, che l’abito, ma sa di dover
adattare l’abito a chi lo indossa e non viceversa.

 

Gabriella Delmonte

Formatrice e Counsellor psicosintetico

gabriella.delmonte@libero.