Lo stato mentale

Ci siamo lasciati l’altro giorno con la curiosità di scoprire come fare a lasciare un segno indelebile nel nostro pubblico. Da dove incominciare, dunque? Partiamo da un’affermazione di un mio maestro, Richard Bandler, famoso anche per aver fatto un po’ di PNL... _uacct = "UA-815612-1"; urchinTracker();

Non è importante ciò che dite ma, soprattutto, lo stato mentale che andate a creare!

E’ tutto un fatto di stati. Ma cos’è uno stato mentale?

Situazione fumosa

* (tratta dal mio libro “Le ultime parole fumose. Cosa dire e fare ma soprattutto NON di e NON fare quando si parla in pubblico” – Sperling&Kupfer Editori – Milano, 2006)

Pensate a un’azienda e ad una presentazione del piano commerciale dell’anno: naturalmente l’attesa del pubblico è molto alta in quanto la platea è composta da tutta la forza vendita che dal piano avrebbe ricevuto le indicazioni per il proprio potenziale successo. Lo stato mentale è quindi di grande attesa: c’è chi si aspetta delle novità, chi semplicemente delle conferme, chi ancora è pronto a combattere per qualche delusione del passato, ma tutti sono in uno stato di tensione emotiva.

Si abbassano le luci, sulla sala cala una penombra da prima della Scala, tutti gli sguardi rivolti al palco ben allestito ma ancora vuoto … quand’ecco che entra un omino esile esile il quale si avvicina al microfono incastonato su un’asta troppo alta che palesemente lo mette in imbarazzo, si eleva sulla punta dei piedi e, guatatolo, lo stringe nervosamente tra le mani come se fosse una piccola canna per la pesca del marlin  … e, pallido come un cencio, apre con un “buon giorno a tutti” timido e infelice a fil di voce. Il suo sguardo era rivolto al pavimento, come se cercasse le lenti a contatto cadute lì per lì, per sfuggire l’occhio giudice (presunto tale) dell’uditorio. Dopo una serie di “sì, ehm, ecco” riesce, finalmente, a dare l’abbrivio che si era preparato … e partono le salvifiche slide che sono, ed è tutto dire, la via d’uscita anche per il pubblico attonito.

Il pubblico, che si era chiesto se valesse la pena di ascoltarlo, tra un «oh .. no!», «Padre salvaci! » e «ma che ho fatto di male?!? » e l’altro si abbandona a pensieri di vacanze lontane.

Scenario apocalittico? Forse no, può succedere più frequentemente di quanto si pensi.

Facciamo un passo indietro.

Antidoto:

Come si è preparato il relatore? Era convinto di essere la persona giusta al posto giusto? Aveva adeguatamente previsto cosa fare, oltre a cosa dire? Era giustamente consapevole del ruolo che stava ricoprendo? Si sentiva orgogliosamente sé stesso e lo stava comunicando al suo uditorio?

Sono queste le domande che vi dovete porre prima di ogni intervento. Queste domande rappresentano lo stato mentale in cui dovete entrare, di cui vi dovete vestire prima di ogni performance.

Lo stato mentale è un modo di essere, è un modo di stare con se stessi che vi consente di liberare le risorse necessarie per esprimere al meglio ciò che avete in testa e, soprattutto, di passarlo agli altri.

Il pubblico ha bisogno di essere coinvolto profondamente in ciò che dite, altrimenti si lascerà trasportare  lontano dalle distrazioni del momento, dai pensieri di ciò che avrebbe potuto fare invece di trovarsi ancorato su una sedia in ansiosa attesa di qualcosa che poi, forse, lo deluderà.

Alla prossima!

Fabrizio

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