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Mario Furlan risponde

Due situazioni riguardanti le dinamiche in ambito aziendale _uacct = "UA-815612-1"; urchinTracker();

Un uomo nel mio ufficio ha l’abitudine di fingersi amico dei colleghi a cui fa la guerra. Lo sta facendo anche con me.  Davanti mi sorride, dietro mi pugnala. Vorrei rendergli pan per focaccia ma non riesco ad essere falsa come lei: come devo fare?  Franco, Genova

 

Sii fiero perché non ti comporti come lei: significa che hai una dirittura morale, dote di cui la tua collega sembra sprovvista. Certe persone sono capaci di fingere disinvoltamente: tu, che sei diversa, non ne saresti capace. Se lo facessi si noterebbe subito lontano un miglio che stai dissimulando e perderesti la faccia. Lei invece, abituata a mentire, riesce probabilmente a passarla liscia. Ma anche per lei molti nodi verranno, prima o poi, al pettine. Tu puoi contribuire ad accelerare il processo. Prendi nota delle sue contraddizioni, delle sue ipocrisie, delle sue bugie. E quando avrai messo insieme una nutrita raccolta di prove che la inchiodano e dimostrano la sua insincerità mettigliele davanti agli occhi. Messa con le spalle al muro, potrà o riconoscere i suoi errori e chiederti scusa, oppure continuare a fingere. Nel primo caso perdonala e offrile la tua amicizia, a patto che non ti pugnali più. Nel secondo riferisci del suo comportamento al capo. E lascia che siano i fatti a fargli capire quale serpe si annida nel suo ufficio.

 

Tutti fanno a gara a ingraziarsi il capo con complimenti e piaggerie. Io mi rifiuto di fare la lecchina, ma non vorrei che la cosa mi penalizzasse. Silvia, Milano

 

Anziché adulare il capo, impara a cogliere gli aspetti positivi del suo carattere e del suo lavoro. E fagli complimenti sinceri. Tutti amiamo i complimenti veri, mentre la piaggeria disgusta. Perché sappiamo che i lecchini sono insinceri, pronti tanto a incensarti quanto a tradirti.

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