Questo sito contribuisce alla audience di

Mario Furlan risponde

Due risposte di Mario ai lettori

Dopo sei anni che lavoro in azienda mi aspettavo una promozione. Invece arriva un venticinquenne, fresco fresco di università, e quel posto se lo prende lui. Sono demoralizzato, mi sento preso in giro.

Ludovico, 43 anni

Sarebbe facile giungere alla conclusione che quel ragazzo è raccomandato. In Italia, lo sappiamo, il merito non viene premiato: le conoscenze contano spesso più delle capacità. Per questo molti giovani capaci, ma privi di agganci, sono costretti a emigrare per realizzare i loro obiettivi. Non so, però, se questo è il tuo caso. Capisco che a un quarantenne dia fastidio venire scavalcato da un giovanotto che potrebbe essere suo figlio; però l’anzianità, sia anagrafica, sia aziendale, non bastano, da sole, a garantire un avanzamento. Invece di provare invidia per il tuo nuovo collega cerca di capire se possiede qualità che tu non hai: è più aggiornato? Più motivato? Più capace di lavorare in squadra? Ci vuole molto coraggio, e una grande capacità di autocritica, per confrontarsi sinceramente con chi potrebbe essere più in gamba di noi. Ma è l’unico modo per migliorare.

Sono un venditore di prodotti per la casa. Il mio capo vorrebbe che, per vendere di più, raccontassi alcune bugie ai clienti. Dice che tutti fanno così. Ma va contro la mia etica.

Francesco, 30 anni

Sono dalla tua parte. Un conto è presentare i prodotti al meglio, un altro è raccontare balle. Possono farti vendere di più al momento, ma alla lunga perderesti la faccia, e quindi i clienti. Che non sono stupidi: li puoi fregare una volta, non sempre. Una volta scoperto l’inganno non si arrabbierebbero con il tuo capo, ma con te. Lui ti istiga a mentire, ma chi poi ci rimetterebbe saresti tu. Quindi ti conviene due volte dire la verità: per conservare i clienti e per sentirti a posto con la tua coscienza.

Mario Furlan