Dopo anni di battaglie mediatiche e burocratiche, il mese di Dicembre 2009 ha segnato due importanti conquiste per la nostra disciplina: a partire dal 2013 (a Volos, Grecia), infatti, il taekwondo sarà presente per la prima volta ai Giochi del Mediterraneo, manifestazione che sin ora ha previsto competizioni, marzialmente parlando, di Judo e Karate (quest’ultima fresca di bocciatura dal CIO per quanto concerne l’ingresso alle Olimpiadi).
Si tratta dell’ennesimo risultato politico-sportivo ottenuto da uno sport/disciplina marziale che trova il suo punto di forza nella capacità di evolversi e di attirare un numero sempre maggiore di praticanti. Basti pensare all’incremento esponenziale di presenze nei dojang nel periodo subito successivo all’Olimpiade pechinese.
Un esempio pratico mi è di semplice proposizione dato che nella mia palestra, a Bari, il numero degli iscritti è aumentato del 40% pari a circa 26 nuovi praticanti, dei quali circa 10 hanno scelto la via dell’agonismo. Numeri incredibili.
Tutto ciò non basta: il lavoro dei gran capi Wtf (World Taekwondo Federation) è stato premiato con un altro riconoscimento di altissimo livello, ovvero quello del Taekwondo come “Sport Obbligatorio” per le prossime Universiadi a partire dall’edizione 2017.
Il provvedimento è stato approvato nel corso di un’assemblea della FISU (Federazione Internazionale degli Sport Universitari) svoltasi in Turchia nel mese di Novembre.
Più che di un riconoscimento si tratta senz’altro di una conferma che trova le radici in un efficiente lavoro di diffusione e promozione che ha coinvolto nel modo migliore anche il mondo accademico a partire dall’edizione 2003 svoltasi in Corea e che ha visto l’introduzione, accanto alle competizioni di combattimento, del Campionato Mondiale Universitario di forme a partire dall’edizione serba del 2009.
Il prossimo appuntamento è per l’edizione 2011 organizzata in Cina.

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