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Taekwondo: sport o scienza?

Sport o scienza: questo è il dubbio che sta tartassando la testa di alcuni atleti alla luce delle recenti novità introdotte nel mondo del taekwondo, in particolare per quanto riguarda il[...]

Sport o scienza: questo è il dubbio che sta tartassando la testa di alcuni atleti alla luce delle recenti novità introdotte nel mondo del taekwondo, in particolare per quanto riguarda il combattimento.
Così come il Giurassico fù il periodo di diffusione in massa dei grandi rettili, il Quaternario WTF si rivela come il periodo di diffusione in massa delle corazze elettroniche: un ottimo rimedio contro le solite contestazioni che hanno per oggetto l’assegnazione dei punti.
Ogni azienda ha studiato un suo meccanismo di funzionamento, anche se in realtà i fondamenti fisici sui quali sono costruiti sono pressochè gli stessi. Magnetismo (le LaJust credo sfruttino le onde elettriche) e bluetooth: il primo permette l’assegnazione del punto, il secondo consente l’invio dell’informazione alla score-machine (se ho sbagliato qualcosa, chiunque è autorizzato a correggermi).
Fin qui sembra essere tutto a posto, tra l’altro abbiamo l’esempio della scherma, dove i corpetti elettronici sono ormai di default.
La nota dolente risiede però nell‘approccio alla gara.
Mi spiego meglio: fino a qualche mese fa lo scopo dell’allenamento era quello di effettuare il combattimento migliore sotto tanti aspetti. Si curava la tattica, la tecnica, la resistenza fisica. Tutti aspetti che stanno progressivamente passando in secondo piano per lasciar spazio al “cosa fare perchè il sensore assegni il punto”. Sicuramente l’evoluzione di uno sport può prevedere periodi e fasi particolari, ma credo che nel nostro caso si stia sfiorando l’assurdo. Addirittura sembra che ci sia gente che anzichè studiare il comportamento sul quadrato e la gestione dell’incontro, si sia messa a studiare fisica e geofisica per capire come sfruttare le proprietà del campo magnetico a proprio vantaggio. Ci manca solo che qualche società contatti un fisico per sondare il palazzetto dello sport con un magnetometro e magari definire le aree del quadrato in cui i punti sono assegnati con maggiore frequenza…
Indubbiamente è un incentivo alla conoscenza delle discipline scientifiche, ma trasformare un combattimento in un esperimento di fisica mi sembra davvero troppo. Il taekwondo è l’arte dei calci e pugni in volo ed è ciò che dovrebbe rimanere, anche con l’aiuto di supporti tecnologici, ma a patto che siano essi ad essere studiati in funzione dello sport…e non il contrario.