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Il tantra non è quello si pensa - continua

Il tantra non è un’ars amandi, come molti in Occidente pensano e come i media hanno fatto credere, ma un percorso spirituale nel quale la meditazione è il metodo principale.

Quando mi chiedono dei consigli ho visto che mi pongono domande su tre argomeni principali:

• relazione di coppia
• sessualità
• meditazione.
Già dopo le prime cento domande ho notato che l’interesse non era equamente distribuito sui tre aspetti principali del percorso tantrico da me proposto: per ogni domanda riguardante la meditazione, ce n’erano sette sulla relazione di coppia e venti sulla sessualità.

Ciò significa che per la maggior parte delle persone una buona vita sessuale e una certa armonia nei rapporti affettivi sono prioritari rispetto alla meditazione. Nessun problema: il tantra, infatti, non è una via che ti obbliga a praticare la meditazione, ma ti indica una strada che parte esattamente dal punto nel quale ti trovi, perché solo da lì puoi iniziare, dal tuo attuale stato mentale o sentimentale. Man mano che la sessualità e la relazione con il partner diventano più serene e più soddisfacenti, gli spazi interiori per la meditazione emergeranno da soli, con estrema naturalezza. Molte persone, per esempio, raggiungono il silenzio interiore solo dopo l’orgasmo, e da qui nasce in loro il desiderio di sperimentarlo anche al di fuori del sesso.

L’orgasmo,

quel senso di unione durante

e anche dopo l’atto sessuale,

è l’esperienza mistica più diffusa

e più facilmente raggiungibile.

Poema indiano

Altri, invece, fanno le prime esperienze meditative immersi nella natura, in una fase di relax o di concentrazione intensa, oppure in un momento del tutto inaspettato. Successivamente si chiedono: come potrei condividere questo senso di beatitudine provato da solo con il mio compagno.
Non importa dove e quando hai trovato in te quel punto di silenzio e di pace che ti conducono a qualcosa di più grande: proverai il desiderio di riviverli e di colorare la tua vita con il loro profumo.

In Occidente si è creata una certa confusione intorno al tantra e al sesso, confusione che ha una precisa radice storica.

Quando negli anni Settanta e Ottanta Osho (Bhagwan Shree Rajneesh) commentò alcuni dei più bei poemi tantrici in chiave psicologica e, al contrario degli altri maestri indiani puritani, parlò esplicitamente delle pratiche sessuali legate al tantra, molti allievi occidentali, cresciuti in un paradigma religioso dove la ricerca di Dio era associata alla rinuncia al piacere, tirarono un sospiro di sollievo. Finalmente un percorso spirituale nel quale non solo si poteva godere senza finire all’Inferno, ma che considerava addirittura il sesso come mezzo per raggiungere l’obiettivo! Siamo stati a Poona per due mesi, gli ultimi per Osho, e lui parlava soprattutto della meditazione zen. Troppo tardi per il sesso, ma non per l’insegnamento.

Osho e la sua allieva Margo Anand diedero inizio a una corrente chiamata neo-tantra: benché basata sui principi tantrici tradizionali, usava prevalentemente metodi tratti dalla psicoterapia corporea e dalla sessuologia esperienziale. In reazione alle maggiori correnti spirituali e spinti dal desiderio di dare libero sfogo alle pulsioni del corpo, finirono tuttavia all’estremo opposto: se fino a quel momento si era praticata molta meditazione con poco sesso, nel neo-tantra si faceva molto sesso e poca meditazione.

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