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Il tantra non è una filosofia

...ma è tutt'altro...

Ci sono intellettuali che, ancora oggi, ci parlano della filosofia del buddhismo o ci chiedono di esporre loro la filosofia del tantra. Rimaniamo sempre un po’ perplessi, come se qualcuno ci chiedesse di parlare della «filosofia della bicicletta».

Queste, essenzialmente, non sono filosofie, ma pratiche. Anche se esiste una filosofia tantrica, anzi, ne esistono diverse tutte in contraddizione tra loro, non è quella la vera essenza del tantra, si tratta soltanto di un gioco intellettuale elaborato da studiosi che raramente sono anche praticanti.
Intrinsecamente il tantra non è una via filosofica, poiché non approda a una concezione, ma è una via mistica che ci conduce a un’esperienza.

Anzi, possiamo dire che il tantra è piuttosto il contrario di una filosofia.
Una filosofia è un insieme di pensieri, di assiomi, di principi, di deduzioni e di logiche che danno vita a un sistema mentale utile a capire il mondo.

Il tantra è un metodo che libera la testa da tutti i pensieri, che mina la logica, che capovolge verità e principi, che sradica tutte le nostre convinzioni su noi stessi e sul mondo.
Il tantra punta alla coscienza, cioè a quello spazio interiore che continua a esistere anche quando la nostra mente è priva di pensieri. Per questo motivo meditiamo su cose banali come il respiro e le sensazioni corporee.
Nel tantra non ci preoccupiamo di pensare la vita, ma di viverla. È la stessa differenza che intercorre tra parlare di cibo e mangiare, tra sfogliare un catalogo di vacanze al mare e tuffarsi nell’acqua, tra discutere sul sesso e praticarlo.

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