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Cosa significa meditare?

Meditazione non è uguale a meditazione

Trent’anni fa l’opinione pubblica riteneva che la meditazione fosse appannaggio dei figli dei fiori, degli hippie, delle sette e di altri oudsider della società.

Oggi si trovano libri sulla meditazione in ogni libreria, viene insegnata sia nelle palestre sia in chiesa, la praticano manager e casalinghe, è diventata parte integrante nella formazione di terapeuti e counselor.

Tuttavia tale diffusione, come spesso succede con le mode, ha portato a un’inflazione di significati e a una confusione terminologica.

Innanzitutto, il termine «meditazione» ha due significati fondamentali:

il primo rimanda alla pratica della meditazione, cioè al metodo o alla tecnica di meditare,

 il secondo è lo stato meditativo, cioè l’essere in meditazione.

In secondo luogo, è necessario un chiarimento: non tutto quello che oggi viene chiamato meditazione è davvero meditazione. Sfogliando le riviste del benessere troverai articoli sulla meditazione con oli essenziali, sulla meditazione con i colori, sui suoni che favoriscono la meditazione, sulla danza meditativa, sulla meditazione con il cane, il gatto ecc. Chiamare ogni esercizio «meditazione» non lo rende più elevato, se mai fosse questa l’intenzione degli insegnanti.

Secondo i canoni tradizionali, chiamiamo meditazione una pratica in cui la coscienza sta in primo piano.
Non importa cosa fai, se tieni gli occhi chiusi o aperti, se sei fermo o in movimento, se pronunci un suono o guardi un oggetto. Ciò che la distingue da ogni altro esercizio è il fatto che durante la meditazione l’attività che si sta svolgendo diventa secondaria, e domina invece la presa di coscienza di ciò che c’è.

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