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Se la passione svanisce...

Qualche anno dopo tutto è diverso: il grande amore è diventato più piccolo, il fascino è svanito, la passione è diventata una routine che non ha più. Come mai?

Qualche anno dopo tutto è diverso: il grande amore è diventato più piccolo, il fascino è svanito, la passione è diventata una routine che non ha più. Come mai?

Quando ci siamo incontrati ognuno teneva in una mano ben visibile davanti a se un cartello con delle frasi come “Con me trovi la felicità eterna” oppure “Starò sempre con te e ti sarò fedele” ecc.

Nell’altra mano dietro la schiena invece tenevi un secchio con della roba marcia che non vuoi mostrare a nessuno, per esempio: “Sono incapace di vivere, ho bisogno di appoggiarmi a qualcuno” oppure ““Non so chi sono e sono in lotta con me stesso” …

Così dopo averci promesso per un bel tempo reciprocamente la favola del grande cartello, ci accorgiamo che c’è anche quell’altra parte, quel secchio problematico dietro la schiena che fa tanto parte di noi come la facciata splendente. In più nutriamo l’intenso desiderio di trovare qualcuno che ci vuoti quel secchio, fino ad adesso nessun principe e nessuna principessa è stato in grado di superare la prova liberandoci dall’incantesimo.

Invece continuiamo a nutrire la speranza che una volta arriverà e …… Ma, per quanto lo aspettiamo, non arriva mai. Quando ci innamoriamo oltre a sentirci felici cadiamo anche in un tranello di proiezioni incrociate, dove il cartellone dell’uno combacia perfettamente col contenuto del secchio dell’altro.

Ognuno di noi porta nel profondo dell’anima un grandissimo desiderio: quello di potersi aprire completamente, di sentirsi amato e accettato con i suoi lati chiari e i suoi lati scuri …… E chi è un miglior indirizzo per realizzare un sogno così intimo e ambizioso, se non il partner di cui si è innamorati?

Così dopo un certo periodo prendiamo coraggio e iniziamo a tirare fuori le prime porzioni del nostro “problemino” e le teniamo al partner sotto il naso con l’aspettativa che lui le accolga e ci porti sollievo.

Non diciamo in modo chiaro al partner “Guarda io ho questo e quel problema, mi vuoi anche con questo fardello o no?” Invece ci aspettiamo che intuisca un nostro bisogno che nascondiamo addirittura a noi stessi. Se non lo intuisce dopo un po’ lo aiutiamo facendoglielo capire con delle allusioni e dei mezzi accenni. Se non lo capisce ancora ci sentiamo incompresi e glielo facciamo capire sotto forma di una faccia offesa, di lamentele o di violenti accuse.

Lamentele e accuse sono dei messaggi che nascono da quel fenomeno che gli psicologi chiamano proiezione: più nascondiamo un bisogno a noi stessi, più grande è la tentazione di tenere il partner responsabile per la nostra insoddisfazione. L’aspetto tragico in questa dinamica sta nel fatto che quando scegliamo un partner tra tante persone, ci sentiamo magicamente attratto proprio da quel tipo di persona che mai ci solleverà il peso del nostro fardello e mai dipingerà di bianco il nostro lato più oscuro. Ma ci innamoriamo sempre di persone che ci fanno sentire il nostro bisogno latente in modo ancora più lampante, che ci fanno soffrire sotto la nostra incapacità.

Se vuoi sapere quali sono le tue ombre, gli ingredienti del tuo secchio che tieni dietro la schiena, basta prendere un foglio di carta e iniziare a scrivere gli aspetti del partner che ti danno maggiormente fastidio e che non sopporti. Questi non devono essere per forza solo aspetti considerati “negativi”, ma possono essere anche delle vere e proprie qualità come: la forza, la gioia, l’esibirsi nel senso erotico, l’assertività, ecc. Ed è molto probabile che proietti esattamente gli stessi aspetti che non riconosci in te in misura più ampia sulle persone che incontri quanto ne appartengano a loro.

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