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IL SABBA - SECONDA PARTE

Appena arrivati, bisogna rendere omaggio a Lucifero e promettergli fedeltà. Tutti gli sguardi sono su di lui ed ognuno gli va incontro. Si avanza a turno per prosternarsi ai suoi piedi. Dapprima non lo si distingue perché ancora nella penombra, dalla quale esce lentamente in tutto il suo spaventoso splendore.

Un grande silenzio regna, nonostante il gran numero di persone presenti, rotto a tratti dai profondi sospiri di soddisfazione del Principe delle Tenebre, che si entusiasma nel contare i suoi zelatori. D’altronde, la squadra dei suoi accoliti si confonde tra la folla, per recensirla con la più grande precisione.
Qua e là sorge qualche fuoco; si accendono delle torce, dalle quali poi l e streghe accendono delle candele che esse si piantano nel corpo: chi sui piedi, chi sulla nuca, chi in fondo alla schiena. Progressivamente scopare l’oscurità: la luce aumenta gradualmente, come in apertura di uno spettacolo, minuziosamente preparato.
La figura del Diavolo, scelta per il Sabba, è spesso una sorpresa, ma il più delle volte la sua forma preferita è quella di un uomo gigantesco con la testa di capro a tre corni: quello centrale, posto sulla fronte, diffonde una luminosità più intensa del più scintillante chiaro di luna. Satana porta una corona nera sulla sua capigliatura ispida. Gli occhi grandissimi, come carboni ardenti, il viso allungato, scavato da uno sguardo velenoso e beffardo, termina con una barba appuntita lunga e irsuta. Un naso adunco, orribile, sformato, sormonta una bocca sempre aperta, come una ferita sanguinolenta. Il corpo è mezzo umano e mezzo bestiale. A prima vista le membra sembrano proporzionate e disposte come braccia e gambe umane, ma presto ci si accorge che si tratta invece di zampe ossute, villose, rigide, irregolari, come quelle di un capro magro e ombroso. Le braccia terminano sì con delle mani, ma le dita sono tutte di eguale lunghezza ed artigliate! I piedi arcuati come quelli di un uomo, sono però palmati a zampa di gallina, e per di più con gli artigli di avvoltoio. Le orecchie sembrano quelle di una volpe.
Questa bestiaccia immonda sfoggia una coda appuntita come quella di un asino, che sa maneggiare con maestria per nascondere i suoi genitali, ma col solo scopo di esibirli non appena gli venga voglia di provocare qualcuno, con sguardi e toccamenti, magari nei momenti più impensati.
Questo personaggio, dal fascino orribile, dalla bruttezza ipnotizzante, la cui mollezza provoca un desiderio di abietta decadenza, domina spudoratamente su di un alto seggio nero, da cui squadra, da capo a piedi, l’assemblea dei suoi servili ammiratori. Alcuni demoni, scelti tra i favoriti, gli stanno a fianco, vestiti di nero, pronti alle sue minime indicazioni.
Oltre a “Gran Capo Nero”, “Gran Negro”, “Gran Servo”, ed a tutte le altre denominazioni note, proprie del Diavolo, il Maestro durante il Sabba (a tanto arriva la sua tetra fantasia) ama soprattutto farsi chiamare “Leonardo”. È noto che egli è solito cambiare figura da un Sabba ad un altro od anche durante lo stesso a causa di un improvviso mutamento di luce o di atmosfera. Inaspettatamente può trasformarsi in uccello del malaugurio, in tronco d’albero folgorato, in un uomo rosso come il fuoco, in montone ora nero ora bianco, oppure può nascondersi sotto forma di creatura indefinibile: ora mostruosa ora familiare, come un personaggio da incubo. Man mano che egli si mostra in tutta la sua solenne ridicolaggine, le streghe e gli stregoni più arditi avanzano già, per rendergli omaggio. Non bisogna avere paura di rompere il silenzio per proclamare qualche formula di servilismo, sempre che significhi rinnegamento di Dio e adorazione del Diavolo. “Gran Signore – gli si dice – io mi abbandono completamente al tuo potere ed alle tue mani”.
“Io non riconosco altro Dio, tu solo sei il mio Dio”.
“Noi ti riconosciamo come nostro Maestro, nostro Dio, nostro Creatore”.
Infatti Satana non si accontenta di essere adorato: egli ha bisogno anche e soprattutto che venga schernito il suo nemico giurato, Dio. L’unione del Sabba non è tanto cementata dall’amore e dall’adorazione del Diavolo, quanto dall’odio e dalla profanazione di Dio.
Quando giudica un complimento esecratorio particolarmente indovinato, Leonardo scatta con ghigno sordo, inarticolato, orribile. La risata si spande su tutto quel paesaggio squallido e sovrappopolato, come un terribile presagio apocalittico. Poi Satana si alza un po’, si gira, e non appena la sua coda fende l’aria, offre il suo posteriore al bacio del seguace estatico. Egli sa anche apprezzare i doni, specie se in moneta sonante e ballante. Così può esaltare il suo gusto a svalutare i sentimenti, quantunque adulatori nei suoi confronti, ed a valutare invece la pura materialità quantitativa. Gli spiantati offrono delle candele nere e degli ombelichi di infanti, sgozzati alla vigilia. A volte si vedono i neri accolti, ad un cenno lunatico del Maestro, consegnare in cambio un po’ di denaro o qualche bazzecola di poco conto.

Continua…

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