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I tatuaggi Polinesiani femminili

I tatuaggi Polinesiani femminili

Come per gli uomini, anche le donne Polinesiane non erano estranee ai tatuaggi. Per entrambi i sessi, fin dalla nascita il tatuaggio accompagnava la loro vita: si pensava che ogni nascituro arrivasse dal luogo dove abitavano gli spiriti e gli Dei, che veniva chiamato “Po“. I primi tatuaggi venivano effettuati sui gomiti, e senza quei segni un bambino non si sarebbe liberato mai dal vincolo di ricevere del cibo esclusivamente dalla madre; man mano che si cresceva venivano applicati altri simboli che servivano a riportare i bambini ad un’esistenza più terrena che spirituale. Il tatuaggio femminile non aveva solo valore estetico e veniva effettuato in parti ben precise del corpo: intorno e all’interno della bocca (fino alle gengive), sui lobi e dietro le orecchie, sulle mani, sulle spalle, sul fondoschiena e sulle gambe dalle ginocchia in giù. Alle bambine venivano tatuate entrambe le mani, per essere considerate degne di preparare il cibo per la loro famiglia; al raggiungimento della pubertà invece venivano tatuate con dei simboli che le permettessero di partecipare alla vita quotidiana degli adulti ed altri ancora venivano considerati indispensabili per potersi sposare.