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Autobiografia della vergogna - Magick -

Giornata strana oggi (11 dicembre) a Roma, piove da stamattina. Sono su un autobus notturno che mi riporterà a casa. Pioggia. Vento. Calamità naturale. Eppurre il mio pensiero ritorna allo spettacolo di[...]

Autobiografia della vergogna di Lucia Calamaro

Giornata strana oggi (11 dicembre) a Roma, piove da stamattina. Sono su un autobus notturno che mi riporterà a casa.
Pioggia. Vento. Calamità naturale. Eppurre il mio pensiero ritorna allo spettacolo di Lucia Calamaro visto poco fa al Teatro India, Autobiografia della vergogna, allora non posso aspettare domani mattina, pesco un foglio e una penna e inizio a scrivere con calligrafia incerta, da viaggio.
Il primo pensiero, per associazione, va ad Autodiffamazione, di Simone Carella, ma quelli erano gli anni ‘70. Lucia Calamaro negli anni ‘70 c’è nata e negli ‘80 era ancora una ragazzina. Adesso, quasi trent’anni dopo, Lucia si racconta, si confessa e la scena diventa la sua stanza della memoria.
Tadeusz Kantor negli scritti che accompagnavano lo spettacolo Wielopole,Wielopole parlava proprio di questa stanza dove i personaggi della sua famiglia rivivevano im maniera contraffatta, erano solo la brutta copia delle persone reali.
E’ quello che in parte accade anche in questo secondo spettacolo del progetto Oggi verso domani promosso dal Teatro di Roma.

In scena troviamo il padre di Lucia, interpretato da un attrice, quasi fosse un’altra proiezione dello stesso io della regista, ma la memoria con i suoi scherzi ci mostra solo alcune sue caratteristiche, quelle più peculiari, distorte. Un po’ come lo ricorderebbe un bambino, ci viene mostrato come una marionetta, nei suoi movimenti caratteristici. E’ un padre buffone, che fa ginnastica nudo in casa. E’ il padre che millanta una falsa laura in medicina, giudica i libri senza averli letti e cita Sartre e la nonna allo stesso modo. Poi c’è la madre e la malattia che la consuma all’inizio dei suoi 50 anni. C’è anche George in scena, una specie di mago conosciuto dall’autrice in Francia durante gli studi. In fine ci sono i ricordi della Lucia bambina costretta a dieci anni a confrontarsi con tutto questo.

Con il suo teatro la Calamaro rende partecipe il pubblico della propria vergogna, la manifesta senza pudori, con ironia, asciugandola da banali patetismi. Lo fa attraverso un rigoroso lavoro sulla recitazione, scavando nel linguggio dei pensieri e cercando la musicalità del flusso di coscienza, ideando insomma una precisa struttura registica. Sfruttando la grande profondità della sala del Teatro India le attrici (Benedetta Cesqui e Monika Mariotti) con i loro personaggi sono costrette nella propria solitudine a muoversi all’interno di geometrici spazi di luce.
Nella stanza della memoria ognuno ha il proprio cantuccio, il pubblico ascolta la confessione non sapendo che lì sulla scena, tra i personaggi, si nasconde proprio l’autrice che ogni sera rivive la sua personale vergogna.

Imperdibile.
in scena fino al 14 dicembre
Teatro India
Roma

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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