
Un Amleto esplosivo, pieno di trovate registiche, forse anche troppe, un Amleto interprete ma non schiavo del testo, un Amleto con un ritmo forsennato.
Lo spettacolo, in scena ieri sera (21 gennaio) e per un’altra sola replica al Teatro Argentina, con la firma del regista lituano Oskaras Korsunovas, comincia con gli attori seduti di fronte a una fila specchi, gli stessi specchi dei camerini. Dando le spalle al pubblico, che vede le loro facce riflesse, con un soffio di voce iniziano a domandarsi “chi sei”, poi lentamente il soffiato si trasforma in un urlo, gli attori si voltano uno dopo l’altro, dagli altoparlanti un rumore esplosivo, l’ordine viene disfatto, il dramma può cominciare.
La semplicità von cui il regista lituano ha pensato la scena, nuda, ma viva nell’ articolazione dinamica data dagli spostamenti di questi mobiletti con specchio e luce al neon, fa da contraltare a una recitazione enfatica spinta sempre verso il parossismo, soprattutto nel ruolo di Amleto interpretato dall’eccellente Darius Meskauskas. Gli attori dell’Okt Vilnius City Theatre appaiono e scompaiono dietro la scenografia mobile, cambiano frequentemente registri vocali e ricreano la scena muovendo oggetti corpi e voci.
Se questo spettacolo ha un limite forse è proprio nel suo voler essere un continuo stupore, una ricerca in ogni scena, un esercizio ossessivo di fantasia registica. Ma allo stesso tempo questo è anche un bene, una volontà di rischiare inventando. E’ in questo modo che nascono scene di grande suggestione come quella del famoso monologo di Amleto, qui Korsunovas disegna la solitudine del principe di Danimarca grazie al corteo nuziale degli altri personaggi che immobili si stagliano dietro la penombra.
A parte l’ossessiva ricerca di trovate sceniche, alcune di difficile comprensione (come le surreali apparizioni di un personaggio in costume da ratto) e altre più banali (ad esempio l’accoppiata gay di Rosencrantz e Guildenstern), lo spettacolo vive comunque di una sua originale cifra stilistica. Verso il finale gli avvenimenti iniziano ad accavallarsi e i coraggiosi tagli sul testo ci fanno intravedere un trattamento della drammaturgia che se seguito da principio avrebbe portato a uno spettacolo di maggior maturità artistica.
Visto il 21 gennaio
Replica 22 gennaio
Teatro Argentina
Roma
Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

Andrea Pocosgnich








