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Al Teatro Palladium Warum Warum: Peter Brook con il suo ultimo studio

Mi chiedo: quante delle persone che ieri sera riempivano il Teatro Palladium sarebbero venute se lo spettacolo non fosse stata una prima di Peter Brook? Quante sarebbero andate ad assistere a un monologo[...]

warum warum - Teatro Palladium

Mi chiedo: quante delle persone che ieri sera riempivano il Teatro Palladium sarebbero venute se lo spettacolo non fosse stata una prima di Peter Brook? Quante sarebbero andate ad assistere a un monologo in tedesco di un giovane e promettente regista straniero? E quante se lo spettacolo fosse stato di una giovane compagnia italiana?

Peter Brook ha questa forza di attirare ai suoi spettacoli sempre un pubblico numerosissimo e questo è di buono auspicio per l’innovativo cartellone del Palladium. Ormai è anche vero che il regista inglese appartenendo alle pagine della storia del teatro può fare ciò che vuole, noi comunque andremo sempre a vedere le sue creazioni, è una figura dalla quale non si può prescindere. Proprio con la consapevolezza di tutto ciò, e con un’intelligente dose d’ironia, Brook scrive un testo nel quale si domanda tanti “perchè” (”Warum” in tedesco) cercando di trovare risposta nel teatro attraverso le parole di Shakespeare e i pensieri di coloro che nel secolo passato hanno determinato dei momenti di svolta, di profondo cambiamento del teatro (Stanislavski, Mejerchold, Artaud, Craig).

Il monologo è affidato alla voce e al corpo di Miriam Goldschmidt che ha anche curato la traduzione in tedesco. L’attrice è accompagnata dalla musica scritta e interpretata da Francesco Agnello.
Anche se è vero che la Goldschmidt è bravissima e fa sembrare tutto di una semplicità assurda come nel momento in cui svela i meccanismi fisici del riso e del pianto, mostra come attuando una semplice pressione sul plesso solare con un’adeguata respirazione è possibile sia piangere che ridere, anche se sono presenti momenti molto godibili in cui l’artista tedesca si prende gioco dell’attore classico alle prese con la tragedia oppure dell’attore imbranato alle prese con la creazione di un’emozione che non gli appartiene, e anche se ci sono alcune scene di grande valore, tra tutte la recitazione delle mitologiche parole di Craig sulla nascita della marionetta, lo spettacolo nonostante tutto rischia di rimanere solo una fredda lezione sul teatro, uno “studio”, termine che coerentemente accompagnava il titolo del progetto durante il debutto nella passata estate al Festival di Pontedera.

in scena fino al 18 gennaio
Teatro Palladium
Roma

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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