Torna a lavorare su sé stesso Roberto Latini, torna a Shakespeare dopo gli ultimi Nnord e Bikini Bum Bum e lo fa a suo modo: ponendo il mito di Otello all’interno di una ricerca scenica di altissimo livello.
Sulla scia degli spettacoli prodotti in passato da Fortebraccio Teatro (la compagnia di Roberto Latini), all’interno del progetto Radiovisioni, la sperimentazione sui linguaggi scenici riparte da una forte connotazione tecnica. E ‘ in questo teatro tecnologico, affine per alcune caratteristiche al lavoro di altre compagnie romane come Mutaimago e soprattutto Santasangre, che Latini inserisce il suo discorso personalissimo sul rapporto tra Otello e Desdemona.
I due attori sono chiusi all’interno di una scatola di vetro, microfoni e telecamere li spiano, sul fondale i loro corpi sono capovolti e riproiettati in bianco e nero. L’incipit dello spettacolo ci mostra in video il negativo del viso di Otello-Latini, è un viso già deformato dalla sofferenza per l’azione compiuta, al contempo le casse poste agli angoli della sala trasmettono qualunque suono che si crea nella claustrofobica stanza. I respiri di Otello, i rumori provocati dai movimenti, lo sfregarsi di Desdemona (monica Piseddu) sulle lenzuala e poi le parole. La voce arriva al pubblico impastata dello spazio che la circonda portandosi tutti i segni del corpo, riarticolando se stessa rispetto ai dati fisico-spaziali espressi dagli attori in un preciso istante. Il lavoro sull’ audio giocato con questa particolare tecnica dell’aurofonia riavvicina gli spettatori agli attori, i quali sono fisicamente lontani e separati dal pubblico.
In un discorso scenico altamente tecnologico si inserisce il lavoro drammaturgico su Shakespeare, ed è un lavoro di Otello su sé stesso: quasi Desdemona fosse già morta, la vediamo sempre distesa tra le sue bianche lenzuola, quando Otello le parla, lei non risponde oppure risponde con poche parole, o con le medesime con cui Otello si rivolge a lei. Il moro non sembra poter fuggire dalla sua strada, è già tutto segnato, i due protagonisti sono, come afferma Latini, “Appena morti. E lo sono inevitabilmente dal primo momento in cui si amano. Dal primo bacio si muovono verso un destino già segnato e forse anche consapevole.” E’ il rimorso che spezza la voce del Moro, è l’angoscia per la perdita del proprio amore. Sprazzi del dramma shakespeariano entrano con forza nella stanza di vetro: il fazzoletto a Cassio, la fedeltà di Jago. I versi si ripetono, si autodistruggono, si mescolano con i respiri, col rumore delle ossa, con lo struggente e graffiante impasto musicale creato da Gianluca Misiti.
Lo spettacolo emoziona e incanta, meriterebbe a mio avviso, circuiti importanti che sappiano valorizzare questa incessante volontà di ricerca, una caratteristica che porta Latini, a differenza dei tanti maestri più osannati, a creare qualcosa di nuovo ogni volta, a spiazzare lo spettatore ripensando per ogni spettacolo il proprio approccio alla comunicazione teatrale.
Visto alla prima del 20 marzo
in scena fino al 22 marzo 2009
Teatro Arvalia
Roma
Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com
Leggi il post relativo alla presentazione dello spettacolo
Spettacolo segnalato in Alcuni tra gli spettacoli imperdibili del 2009 (clicca per guardare gli altri)
cliccando sulle immagini si accede alla fotogallery

Andrea Pocosgnich











